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Pierluigi Parisi e la mistica di Florenskij: il medico-filosofo con il “Leonardo russo” con *FOTO*

NARDO’/GRAGNANO – Il giovane neretino, Pierluigi Parisi incontra il “Leonardo russo” dei nostri tempi. Il versatile medico-filosofo si confronterà con l’eclettico padre Pavel A. Florenskij, il 7 novembre dalle ore 16 alle 19 presso la biblioteca comunale di Gragnano, comune della provincia di Napoli. Alla conferenza sono invitati la cittadinanza, gli studiosi e cultori della figura di padre Pavel A. Florenskij. L’intervento di Pierluigi Parisi sarà introdotto dal Professore Giuseppe Malafronte.  

Che cosa si cela dietro la figura di Pavel Florenskij?

Florenskij compare tra gli interessi di un sempre maggior numero di studiosi odierni. Ricordo bene quando non tantissimi anni fa era un generico sconosciuto, al netto degli specialisti del settore. Mi fa piacere ricordare i nomi del professore Natalino Valentini e dell’amico professore Lubomir Žak che con grande accuratezza professionale si spendono nello studio di questo gigante del pensiero contemporaneo. Ma gli studiosi di Florenskij aumentano giorno per giorno. Oggi Florenskij lo si incontra ovunque, anche perché è lui stesso a darcene motivo: è stato un uomo dai moltissimi talenti, tanto che alcuni lo chiamano “il Leonardo russo”. Nasce il 9 gennaio 1882 nei pressi di Evlach, in Transcaucasia. Dopo aver condotto gli studi liceali a Tbilisi si iscrive nel 1900 all’università di Mosca alla facoltà di Scienze, corso di laurea in matematica pura, assecondando così le sue inclinazioni verso le scienze naturali, la matematica e la fisica che aveva maturato da giovanissimo. Quattro anni dopo, conseguita la laurea in matematica, si iscrive alla facoltà teologica che si trova al monastero di S. Sergio, a Zagorsk. Ha modo di coltivare molti interessi tra cui la logica simbolica, la teoria della conoscenza, la storia della filosofia, l’archeologia, la biblistica e la lingua ebraica. Nel 1921 inizia l’insegnamento di Teoria dello spazio presso la facoltà Poligrafica del Vchutemas (Laboratori superiori di arte e tecnica). Già professore di filosofia presso la facoltà teologica, nel 1924 è eletto membro del Consiglio Centrale per l’Elettrotecnica della Glavelektro. Compie ricerche mineralogiche nel caucaso, dirige il reparto di tecnica del vacuo, dei raggi Röntgen. È membro della direzione centrale per lo studio del materiale elettro-isolante. Si occupa di iconografia, di simboli, di critica letteraria, di mistica, di spiritualità, di semiotica, di linguistica. Dico ciò in modo frammentario e per cenni al solo scopo di rendere chiaro il fatto che ci si trovi davanti ad un pensatore enorme, dalla cultura vastissima e allo stesso tempo altamente competente. Florenskij verrà fucilato nel 1937 in un gulag sovietico.

Per quale motivo è stato considerato un “pensatore scomodo” e come riesce a superare le difficoltà che si sono presentate nel suo “arduo” percorso intellettuale?

È stato un “pensatore scomodo” per la cultura politica del tempo, per quella visione atea del mondo che non poteva tollerare che un sacerdote come Florenskij si presentasse alle riunioni ufficiali con l’abito talare.

La forza di Florenskij è stata quella che gli ha permesso di seguire le idee in cui credeva e per cui viveva, fino alla morte. La sintesi di tutta la sua cultura proteiforme non si dà all’interno della cultura stessa, su un piano più alto. La sintesi è la vita nella bellezza e nella verità dei rapporti, primariamente con Dio e con gli uomini. La consapevolezza di questo mistico del quotidiano è tale per cui il mondo, accettato nella sua mondanità, è trasfigurato e aperto verso altri orizzonti di senso che solo l’occhio della fede può vedere. Il mondo è etimologicamente simbolo, è la superficie in cui avviene il contatto tra il visibile e l’invisibile.

Il tema mistico si snoda nella vita di Florenskij e permea il suo pensiero.

La dimensione della fede e del religioso è dominante in Florenskij, è la chiave di lettura imprescindibile attraverso la quale avvicinarlo senza disperdersi. Tutta la sua cultura, tutti i suoi studi, tutti i suoi interessi, i viaggi, ecc, tendevano a quel punto archimedeo che può essere visto solo dall’uomo religioso. Florenskij è stato un maestro di vita oltre che di cultura: la compromissione dell’uomo nella storia si ha solo quando l’uomo si riconosce umilmente al servizio di una verità che lo trascende e tuttavia lo sostiene e lo guida. Un rapporto costante con il mistero e con l’attualità di una vita spesa all’interno delle contraddizioni del mondo. Florenskij è stato testimone dell’assoluto valore della vita, testimoniando che il culturale non può intendersi senza il cultico.

Cosa rappresenta per te l’amicizia con Florenskij?

Per me Florenskij è un amico nel mondo dello spirito, una persona con la quale ci si riconosce con delle affinità elettive. Un esempio magistrale, autorevole proprio in un’epoca, quella attuale, in cui il successo e l’arrivismo culturale sembrano aver preso il posto della qualità, delle rettitudine: si scrivono decine di libri, spesso senza averli pensati a sufficienza, si introducono nell’officina del mercato culturale prodotti di scarso o nullo valore scientifico e umano. Florenskij è stato un pensatore che si è tenuto fuori da queste logiche vacue. Ha usato la cultura come mezzo, come luogo di incontro con l’altro e per l’altro. L’amicizia è uno dei temi di cui parlerò a Gragnano, perché focalizza il con-dividere l’esperienza con l’altro. La parola con-dividere ha questo prefisso che è spia di una capacità relazionale dell’uomo e ne esalta, allo stesso tempo, la libertà ontologica. Anche Florenskij dedica al tema dell’amicizia pagine bellissime. Probabilmente il prof. Giuseppe Malafronte ne leggerà alcune nel suo intervento introduttivo. 

          

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