BARI - Il PD frena sull'approvazione definitiva dei nuovi piani di classifica in base ai quali tutti i contribuenti, anche quelli di Nardò che fanno capo al consorzio dell'Arneo, dovranno pagare. Serve un "regalo" da 131 milioni di euro. Ma sono tempi per farlo?
Il nodo principale sono la modalità di applicazione del tributo (cioè chi deve pagare). Ma anche i tempi: da oggi in avanti, o anche gli arretrati? Ecco perché il Pd ha chiesto alla giunta regionale di non procedere con l’approvazione definitiva dei nuovi piani di classifica dei Consorzi di bonifica, pronti da oltre un anno: l’assessore Fabrizio Nardoni li aveva messi all’ordine del giorno la scorsa settimana, ma il principale partito della maggioranza vuole assicurazioni precise.
Quello dei consorzi sarà uno dei temi al centro dell’odierno vertice di maggioranza. Perché, appunto, i piani di classifica servono a stabilire chi deve pagare (e quanto) per i servizi offerti dai Consorzi di bonifica, che riguardano essenzialmente la manutenzione delle aree rurali e degli impianti di irrigazione. Le cartelle consortili non vengono più emesse al 2003, quando la Regione decise di fermare tutto di fronte alle proteste degli agricoltori: da allora i quattro consorzi della Puglia centro-meridionale (i due foggiani invece marciano come treni) sono ridotti alle pezze, con un deficit accertato di 390 milioni ma con debiti effettivi sicuramente molto più alti. A luglio 2011 i consorzi Terre d’Apulia, Arneo, Ugento, Stornara e Tara sono stati commissariati dalla Regione, e lo scorso anno il commissario Giuseppantonio Stanco ha completato il lavoro approvando i piani. Ma per renderli operativi serve il via libera della giunta regionale.
Nel frattempo è stato perso un altro anno, ma ormai la decisione non è più rinnovabile. Basti dire che nel previsionale 2013 la Regione ha erogato un’ennesima anticipazione di 20 milioni di euro, soldi necessari a pagare energia elettrica e stipendi: l’esposizione di via Capruzzi verso i consorzi è dunque salita a 270 milioni. I primi 88 milioni (relativi al periodo 2002-2006) sono stati «abbuonati», quelli erogati dal giorno del commissariamento (2011-2013) risultano come contributo secco, ma altri 131 sono iscritti nel bilancio regionale come partita di giro e dunque bisognerà farsene carico. Ed è un problema politico: la maggioranza deve stabilire l’opportunità, in tempo di crisi, di un «regalo» da 131 milioni.















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