NARDO' - Corsi e ricorsi storici percorsi al contrario. La figlia e il nipote di un sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti ritornano a Santa Maria al Bagno dopo sessantatré anni dalla partenza del capostìpite. E' la storia di Marta Polakiewicz e Luciano Najman, rispettivamente figlia e nipote di un ebreo polacco, Abraham Polakiewicz, deportato a Buchenwald.
Nell'inferno della follia umana, Abraham ha perso tutta la sua famiglia: il padre, fucilato nel ghetto, la madre e il fratello scomparsi invece nelle prigioni tedesche. Gli inglesi lo salvano alla fine della guerra e lo portano a Santa Maria al Bagno.
Dopo due anni di residenza nella marina di Nardò, con la qualifica di aiuto alla sicurezza della comunità ebraica per l'Unrra (un'organizzazione umanitaria internazionale), grazie ad una dichiarazione giurata controfirmata dall'allora pretore Benedetto Leuzzi, riesce a partire per il Paraguay.
La permanenza nella nazione sudamericana dura poco: con l'aiuto di alcuni zii riesce a raggiungere clandestinamente la sua meta definitiva, l'Argentina. Giunto finalmente a destinazione, dopo un incredibile viaggio tra Polonia, Germania, Italia e Paraguay, Abraham Polakiewicz forma una nuova famiglia e rimane fino alla fine dei suoi giorni.
Marta e Luciano hanno raccolto le testimonianze di Abraham dai terribili racconti della prigionia alla speranza coltivata nel campo di Santa Maria "di Bagni", come la chiamava nelle sue memorie. La potenza del web ha fatto il resto. Ricercando prima Unrra e poi Santa Maria al Bagno, scoprono la storia dell'accampamento di Nardò e decidono di rifare il viaggio al contrario. Ieri mattina c'è stata la visita al museo della memoria di Santa Maria con la presenza di Vittorio Perrone, neritino molto vicino alla comunità ebraica negli anni del dopoguerra, e il confronto tra le foto esposte nelle sale del museo e quelle raccolte dai due argentini.
Per Marta e Luciano ritornare a Santa Maria al Bagno e respirare l'aria di quel mare ricordato spesso nei racconti di Abraham era quasi un dovere, un obbligo morale.

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