NARDO' - Anche i gemellaggi, talora, sono atti puramente formali, quando non nascondano, addirittura, intenti non proprio puliti... Così attacca il tango del professor Armando Polito.
In fondo, che cos’è se non un gemellaggio di quest’ultimo tipo il cartello messo in atto, in regime di libera concorrenza! (ma, a quanto pare, infrazione non c’è stata perché sul mercato, come la legge prescrive anche in tempo di saldi, il cartello era stato messo…), da compagnie petrolifere (è un reato scoprire che delle sorelle sono gemelle?…), assicurative e telefoniche (santa “personalizzazione dell’offerta” che non consente all’utente di fare il confronto tra due servizi analoghi, che ci si guarda bene dall’imporre per legge!…), etc. etc.
Si può parlare di gemellaggio tra Porta di mare e Spigolature salentine? Secondo me certamente sì nonostante le loro (per fortuna di entrambe, dato l’imperante piattume omologante, al di là di qualche effetto grafico che il più delle volte serve solo a mascherare l’assenza di contenuto, più che ad esaltarlo quando esso c’è) caratteristiche diverse.
Questa premessa per dire che sul sito gemello è comparso pochi giorni fa un messaggio (firmato, mi piace sottolinearlo) di un lettore, in cui si chiedevano lumi circa l’attendibilità di una proposta etimologica rinvenuta in rete[1], secondo la quale Leonardo (quello Da Vinci…) avrebbe a che fare con Nardò. Siccome Biagio Valerio, fondatore e responsabile del sito, nonché mio ex alunno (era bravo, era bravo…, forse non lo ero io sufficienza), mi ha invitato a nozze, io intendo partecipare alla cerimonia…dell’esecuzione.
Associandomi, infatti, alla risposta del collega Mennonna (http://www.portadimare.it/8-general/general/1158-un-po-di-ironia-sui-leonardi-di-nardo-e-sulla-schizofrenia-della-rete) e in simpatica sintonia ironica con la presentazione che della rivoluzionaria ipotesi aveva fatto la redazione (http://www.portadimare.it/?start=17, http://www.portadimare.it/component/content/article/8-general/general/1086-cultura), integro l’una e l’altra riportando dal sito dal quale essa è partita quanto segue:
“Leonardo da Vinci scriveva in modo speculare, con verso sinistrorso, in modo che occorresse leggere i suoi scritti disponendo di uno specchio. Ciò prova la sua propensione a nascondere i suoi segreti, non certo con un metodo di crepitazione così facile da intuire. Egli nascose invero i suoi segreti in forma meta-letterali, componendo anagrammi e rebus…”
A parte il modo di esprimersi per i miei gusti troppo contorto manifestato nelle prime due proposizioni, ho da segnalare la criptazione che è diventata “crepitazione”, sulla quale potrà ampiamente informarci, da medico, l’amico Marcello Gaballo, anche lui come me invitato a nozze da Biagio.
So fin troppo bene che trarre conclusioni da una sola parola è affrettato. In questo caso non lo è perché, se fosse stato un errore di battitura, peraltro poco plausibile, il diretto interessato o qualcun altro prima o poi se ne sarebbe accorto e l’errore sarebbe stato corretto. Questo dettaglio e la presenza sul sito di altre ipotesi, che sarebbe generoso definire esilaranti, bastano e avanzano per parlare di una vera e propria antologia di bufale; e non serve nemmeno per un parziale riscatto il dotto LEGGI IL SEGUITO E LA BIBLIOGRAFIA