La cocacola fa male oppure no? Un approfondimento fatto nel Salento

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PDM - Il biologo Giampiero Dantoni ci dà una mano ad affrontare l'argomento che appare interessante e delicato.

 

La domanda è giustificata dalle notizie allarmanti provenienti dagli Stati Uniti e che da noi hanno avuto scarsa attenzione da parte degli organi ufficiali della comunicazione. Alcuni giorni addietro la notizia ha attirato la mia attenzione, ma per poterne sapere di più ancora una volta sono dovuto ricorrere al WEB. Ufficialmente mi risulta che solo un esponente della Lega Nord abbia rivolto un quesito all’esecutivo della Commissione europea affinché accerti la fondatezza delle notizie provenienti dagli U.S.A. circa la cancerogenicità di un ingrediente presente nella bevanda gasata più famosa del mondo (fonte ANSA del 13 Marzo). Ma andiamo con ordine nella ricerca dei fatti.

Circa un anno fa su Lancet Oncology comparve una pubblicazione dello IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che indicava Il 4-metilimidazolo (4 MEI) tra le sostanze “possibilmente cancerogene”. Dopo aver effettuato analisi di laboratorio era stata notata insorgenza di cancro in topi e ratti. Si da il caso che tale molecola è esattamente ciò che si cela dietro la sigla E150D, che troverete sulle etichette della Coca Cola e Pepsi Cola fra gli ingredienti della famosa “ricetta segreta” e che corrisponde ad un colorante sintetico utilizzato dal fabbricante per dare il tipico colore marrone alla bevanda. Per di più non è chiaro se il caramello citato fra gli ingredienti sia in realtà una soluzione zucchero cotto ed acqua, che il sottoscritto credeva usato come colorante, mentre pare trattarsi di “ caramello solfito ammoniacale”.

La pubblicazione dell’articolo sul Lancet non è sfuggita all’Associazione a tutela dei consumatori americana (Center for Science in the Public Interest), che ha inviato una petizione alla Food and Drug Administration (FDA) affinché quel colorante fosse vietato. Lo stato della California si è mosso subito e ha fissato a 29 microgrammi/litro il limite accettabile di concentrazione del’4-metilimidazolo, mentre attualmente le lattine vendute negli Stati Uniti contengono circa 140 microgrammi (dal sito Reuters.com). La FDA dichiara: “esseri umani non a rischio”, anche se vi sarebbe l’obbligo per i produttori delle bevande a introdurre la dicitura “contiene sostanze potenzialmente cancerogene”. Per evitare la dicitura sulle lattine, che avrebbe sicuramente causato un crollo mondiale dei consumi, le Compagnie hanno comunicato che intendono ridurre la concentrazione del famigerato colorante entro i limiti imposti. Quindi la futura bevanda dovrebbe apparire più chiara in futuro.

Un portavoce della Coca Cola ha spiegato: “Anche se riteniamo che non vi sia alcun rischio per il consumatore da giustificare questo cambiamento, abbiamo chiesto ai nostri fornitori di coloranti di ridurre i livelli di 4-metilimidazolo per evitare di dover tenere conto di questo obbligo che non ha alcun fondamento scientifico”.

E noi come intendiamo regolarci? Ancora una volta la domanda può trovare risposta su due piani. Su quello pubblico della sicurezza alimentare gli organi competenti dovrebbero svolgere il proprio ruolo istituzionale. Su quello privato dipende dalla propria sensibilità, cura di se ed orientamento ad uno stile alimentare sano. Qui poco contano le considerazioni sui livelli di rischio cancro o le soglie di sicurezza degli organi di controllo.

Quando si parla di una banale quanto inutile bevanda gasata non c’è rischio accettabile: anche la soglia dei 19 microgrammi della California, per il mio modo di vedere è troppa. E questo non perché il sottoscritto ha trovato la Coca Cola buona…… come sturacessi (è vero!), ma perché la contropartita ad un rischio può essere (parzialmente) accettabile solo per una terapia. Qui invece siamo di fronte ad un liquido fatto diventare il prodotto commerciale più conosciuto al mondo grazie ad una incessante campagna di marketing totale, per effetto della quale non vi è quasi ormai bambino che non pasteggi con questa bevanda, oggi definita a torto o a ragione a rischio cancro.