NARDO' - Erosione degli arenili, spesso solo colpa dell’uomo: il caso dell’arenile di Sant’Isidoro.
La spiaggia, assieme alla duna e all'eventuale ambiente umido retrodunale, costituisce un ecosistema. Questo sistema è raramente stabile, in quanto è sempre soggetto ai cambiamenti naturali, inoltre l'ecosistema spiaggia è sempre soggetto alla pressione antropica, ovvero alle opere di difesa costruite lungo i litorali, all'urbanizzazione, allo sfruttamento turistico.
Per comprendere la spiaggia bisogna capire i processi geologici che hanno dato origine alla spiaggia stessa. La spiaggia è per definizione costituita da materiale detritico sciolto (sabbia, ghiaia) che si muove continuamente per effetto del moto ondoso e delle correnti. Le spiagge possono entrare in erosione o in accrescimento, le vediamo quindi arretrare o avanzare in considerazione del bilancio tra le entrate e le uscite.
Quello dell’erosione degli arenili del Salento è un problema gravissimo, a dir poco datato, storicamente sottovalutato, se non completamente ignorato. Chilometri d’arenili sono andati perduti o sono stati gravemente danneggiati sulla costa adriatica come sulla costa ionica.
Emblematico il caso di Casalabate dove esistevano ampi arenili incorniciati da dune sabbiose a perdita d’occhio sino a Torre Rinalda tanto che nell’estate del lontano 1967 questa località venne scelta per disputare una manifestazione internazionale di paracadudismo acrobatico.
Oggi per diversi chilometri quelle spiagge e quelle dune sono solo un lontano ricordo, tanto che in alcuni tratti che recano ancora le consunte vestigia di vecchi grandi stabilimenti balneari non vi è neppure un granello di sabbia, ma solo roccia affiorante e sassi. Gli artigianali, improvvisati tentativi di ripascimento tentati, sono tutti miseramente falliti è hanno finito per creare gravi danni ad altri tratti di costa che sono stati spesso fraudolentemente depredati. Nessuno, però davanti a cotanto disastro si è mai sbracciato tanto per denunciare o invocare soluzioni. Solo oggi che il problema ha coinvolto anche lidi esclusivi il problema ha raggiunto una notorietà mediatica enorme, tanto da diventare un tormentone infinito con il coinvolgimento di politici in una querelle foriera anche d’inopportuni incidenti diplomatici (tutti ricordiamo la “guerra” per la sabbia scoppiata qualche hanno addietro tra le municipalità di Lecce e Brindisi).
E pensare, che la causa dell’aggravamento dell’erosione di questi lidi per vip, sono stati, paradossalmente, i veementemente richiesti, interventi di contenimento a mezzo pennelli. Interventi dannosi quanto onerosi, non so quanto ingenuamente proposti come la migliore soluzione possibile, la cura drastica per un male severo. Interventi invero brutti e certamente impattanti che però furono presentati come gentili interventi di ingegneria naturalistica.
Non vi è bisogno di essere geni, ma solo modesti osservatori per notare che ovunque siano stati realizzati dei pennelli o dei terrapieni nei pressi di una spiaggia si è avuto prima l’accumulo della sabbia a ridosso del manufatto stesso e successivamente una graduale dispersione. Molto modestamente, un’associazione ambientalista da me guidata ha tentato di richiamare l’attenzione sul problema dell’erosione di alcuni arenili (in particolare su quello di Sant’Isidoro) con specifici studi e segnalazioni già dal 1990 (riportati puntualmente anche dai quotidiani e rimasti puntualmente lettera morta) in cui era chiaro il collegamento tra l’erosione degli arenili e diverse cause antropiche tra le quali il tracciato troppo prossimo della strada litoranea e la realizzazione di manufatti che avevano variato il corso delle correnti marine.
Quella dei pennelli è la causa più attuale e macroscopica che si possa rilevare, anche se non la sola. Nel caso dell’erosione degli arenili di Casalabate o di Lido San Giovanni a Gallipoli e di diverse altre spiagge, la causa prevalente è stata la strada litoranea tracciata sconsideratamente a ridosso delle dune o spianando le stesse. In diversi casi, le cause sono state le tante case e strade abusive costruite sbancando le dune, tutto ciò ha indubbiamente, fatalmente favorito l’erosione eolica.
Molto spesso, la causa è però più sottile, la spiaggia, forse c’è lo siamo dimenticato, è un ambiente naturale che integra uno dei più delicati e complessi ecosistemi. Una spiaggia per esistere ha bisogno della vegetazione retrodunale, e della duna con la sua vegetazione. La spiaggia stessa ospita una specifica vegetazione che la protegge dagli agenti erosivi, piante come il bellissimo pancrazio marittimo, il ginestrino, la violacciocca, il convolvolo, il loglietto delle spiagge… altre fastidiose, come l’ispida calcatreppola delle spiagge e l’eringio marittimo, piante codificate neglette che hanno invero un grande ruolo.
Nella lotta quotidiana per la sopravvivenza, tutelano per interesse, il solo ecosistema in cui possono vivere. Ma le spiagge devono essere “curate”, quindi vengono arate; rivoltate, spesso sbancate sempre più in profondità; e finemente setacciate, per venire incontro alle esigenze di una clientela che paga e pretende, quindi, queste umili piante, naturale cornice alla spiaggia, vengono estirpate, falcidiate per ricavare sempre più spazi da vendere, d'altronde, quando il noleggio di una spartana sdraio in sesta fila costa più di una rata di un salotto Frau, è difficile farsi troppi scrupoli. L’erbario non è però completo se non si considerano anche la zostera e la posidonia oceanica, piante che qualche milione di anni addietro sono andate a vivere in acqua e che partecipano in modo determinante all’ecologia della spiaggia trattenendo la sabbia dei fondali antistanti alle spiagge, impedendo alle correnti marine di trascinarla via e proteggendole con i loro depositi (banchette) dall’erosione eolica.
Ebbene, fra queste piante marine e le terrestri si genera un’alleanza e un perfetto equilibrio, quando ad esempio la sabbia viene arata e vengono così distrutte le piante che la trattengono, la spiaggia in breve retrocede spazzata dai venti, in conseguenza, anche le piante acquatiche retrocedono nel senso opposto, ciò porta la spiaggia a retrocede ancora ulteriormente, si instaura così un circolo vizioso che a meno di una radicale inversione di tendenza porta la spiaggia alla completa sparizione. Si evince quindi chiaramente, che le spiagge non possono essere gestite alla stregua di come si gestiscono i campetti di un impianto sportivo, ci vorrebbero competenze specifiche, i concessionari dovrebbero osservare un più severo codice etico, avvalersi di competenze naturalistiche e dovrebbe essere creata un’autority specifica con funzione di indirizzo e controllo sull’operato degli stessi.
Gli articoli e le foto che accompagnano il testo interessano il grave fenomeno di erosione che interessa la spiaggia di Sant’Isidoro, che per la sua conformazione è inquadrabile fra le, pocket beach, letteralmente “spiaggia tascabile” definizione attribuita dagli scienziati ai piccoli arenili di questa tipologia, ovvero, che sorgono in baie e sono delimitati da scogliere o complessi rocciosi.
Qui, il fenomeno è aggravato dalla circostanza che si tratta di una spiaggia non più alimentata da materiale detritico, in quanto costituita prevalentemente da detrito formatosi in decine di millenni dalla disgregazione di scheletri calcarei di organismi marini, quali aculei di echinodermi, dalla disgregazione di coralli e briozoi e da quella dei gusci di molluschi. Inoltre, la stessa è soggetta a una gigantesca pressione antropica, costituita da decine di migliaia di fruitori (bagnanti) che anche in modo involontario, inevitabilmente la depauperano quotidianamente, a ciò si aggiunge l’erosione eolica peraltro facilmente ovviabile con l’istallazione di due quinte di siepi (una viva e una morta) o di un ancora più affidabile e definitivo muretto di contenimento.
Il tutto con la contestuale demolizione del pennello in massi e calcestruzzo costruito abusivamente negli anni “80 al confine Nord della spiaggia, che variando il corso delle correnti ha provocato il ridossamento della sabbia verso di esso con la conseguente dispersione della stessa, nonché, una gravissima erosione dal lato opposto.
L’arenile in oggetto, ha subito negli ultimi decenni un arretramento medio stimabile intorno ai venticinque metri, il dato è facilmente verificabile sovrapponendo un’ortofoto attuale con una cartina I.G.M. o con un rilievo topografico un po’ datato. Data l’estrema importanza della problematica che se non arginata porterà alla totale sparizione della spiaggia, ovvero alla perdita di un bene comune di inestimabile valore e l’esiguità dell’importo necessario all’esecuzione di tali interventi anche in relazione alla possibilità di far concorrere alle spese Provincia e Regione, si invocano interventi contigibili e urgenti.
Massimo Vaglio
Resp.le Prov.le L.I.D.A.
P.S. circostanza da non sottovalutare, è anche l’evidente pericolosità che tale fenomeno produce sulla viabilità stradale.