ASCOLTARE LA CITTA' - Seconda puntata con *FOTO*

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NARDO' - In una fase particolarmente attenta alle necessarie trasformazioni del nostro territorio, è opportuno riflettere per arricchire e far partecipe la città, della direzione che potranno assumere determinati settori in attesa del tanto agognato sviluppo turistico.

 

ascoltareSe Nardò ha scelto di essere una città d’arte, vorrà dire che dovrà sobbarcarsi oneri per poi avere onori. E’ importante perciò preservare, naturalmente tutte quelle qualità paesaggistiche di cui il nostro comune è ricco difendendole dai conclamati equivoci che la parola AMBIENTE, a volte, può determinare. Per sfuggire occorre ricerca, studio, esperienza e quindi competenza Ritengo sia essenziale che i cittadini, in prima persona, diventino vettori di divulgazione culturale e primi testimoni, nelle loro scelte e nei loro discorsi, di quanto sia preziosa la loro città. Ritengo ancora più importante, una maggiore sensibilità nel riferirsi a tutte quelle regole basilari riguardanti l'architettura ‘bioclimatica’, a vantaggio della qualità del progetto di nuove abitazioni. Solo così potremo muoverci in risonanza con il paesaggio senza impattare l’ambiente con ‘trovate’ fuori da ogni logica.

Occorrerebbe, in effetti, seguire tutte quelle componenti costitutive del processo edilizio, che nel tempo sono state selezionate dall’esperienza umana, diventandone caratteristiche peculiari. Per esempio l’orientamento, il miglior irraggiamento, la minor dispersione nell’uso dell’impiantistica di recupero di energia solare, termica, eolica, ecc... Condizioni queste, comuni e sicuramente da sfruttare, per quanto riguarda le particolari condizioni e le caratteristiche climatiche di tutti i paesi della fascia mediterranea.

Il concetto può essere maggiormente spiegato proprio descrivendo situazioni equivoche createsi in   questi giorni; infatti, se per esempio una duna di una spiaggia, viene fatta sparire (per elementare ed esplicita ignoranza ambientale), chi glielo dice, poi, al vento che dovrà adeguarsi alla legislazione vigente magari approvata con tutti i timbri e permessi del caso?

A parte i paradossi, diciamo che il vento, da molto tempo, sa dove riporre il suo deposito di ‘carico’ e ‘scarico’ di sabbia, per rimpinguare o far arretrare parti della spiaggia (come d’altronde ha fatto da sempre). La distanza tra la linea di battigia e la duna è un fenomeno dinamico, assolutamente attivo, vivo. Generato e ‘condizionato’ (questo sì), dai venti preminenti che caratterizzano quell’unica, particolare e sola zona. Qualunque intervento esterno all’equilibrio di quel sistema, sconvolge il delicato regime naturale degli elementi (e si spendono solo molti soldini. Il mio auspicio dell’utilità dell’economia della conoscenza evita tale realtà sicuramente controproducente).

L’aggiornamento sulle nuove forme di recupero e risparmio di energia ha bisogno di una colta ammissione di responsabilità che trova conferma nella nostra vita, quella di tutti i giorni. Prima o poi saremo obbligati a questo comportamento e allora perché non scegliere la soluzione più adeguata per migliorare la nostra qualità di vita?

Si parte dalla scelta della tipologia costruttiva nell’ipotesi progettuale. Per esempio, più numerosi sono i muri dalle ‘strane’ forme e più ‘ponti termici’ (superfici fredde) esisteranno, quindi maggiore sarà la dispersione di calore. Non si può esagerare nella grandezza delle finestre perché, di contro, occorrerebbe maggiore dispersione di energia per riscaldare o per rinfrescare e quindi ‘condizionare’ gli ambienti interni (meno si ‘condiziona’ artificialmente la propria casa, più si adegua l’uomo alla natura del luogo rispettando appunto le variazioni delle sue stagioni e i cambiamenti climatici. Questa è l’unica identità reale da difendere). La nostra casa, a queste nostre temperature, con queste alternanze veloci di clima (con fenomeni di estrema variazione dell’umidità relativa), avrebbe bisogno fondamentalmente di due cose essenziali, di sole (che riscalda) e di vento (che asciuga). Potenzialità naturali che la sola competenza può ‘imbrigliare’ e gestire per la salute del paesaggio.

Bisogna non fermarsi solo ‘epidermicamente’, a trattare le caratteristiche dell’architettura mediterranea, ma occorre sentirla come un modo di vita legato alle componenti più semplici nel trattare il quotidiano. La nostra tradizione costruttiva suggerisce soluzioni interessanti per comporre quell’originalità e quell’unicità che porta alla bellezza della nostra terra.

Elementi fondanti e non solo estetici (bello e/é utile), sono ad esempio, le piccole aperture, l’uso del ‘bianco calce’, le pergole esterne, quindi la scelta di piante sempreverdi a nord o a foglie caduche a sud, sono componenti che guardano più ad una responsabile funzionalità dell’abitazione adattata nel tempo alle condizioni e al contesto paesaggistico.

Non può dunque sfuggire, a questo territorio, l’occasione di confermare la tendenza nella scelta del recupero di energia o all’uso di materiali eco-compatibili o ancora alla sua strategica ricerca di sostenibilità. Si auspicherebbe, semplicemente il sufficiente rispetto dell’orientamento più soleggiato est-ovest magari per le zone in cui si vive di giorno, con fronte vetrato per la zona filtro, capace di scaldare l'interno o raffreddarlo più velocemente e con meno dispersione di calore, l'uso di nastri frangisole quando non esistono aggetti verso sud.  Sarebbe interessante la presenza di eco-terrazze o pareti con copertura ‘inerbita’, cioè rivolte a nord, coperte e dotate di arbusti a foglia caduca che consentono alla radiazione solare di raggiungere le superfici d’inverno e ad ombreggiarle l’estate. Da alternare con eco-terrazze predisposte al posizionamento di pannelli solari.

Sono queste, alcune, delle semplici cautele e degli accorgimenti che l'architettura contemporanea prevede. Poche regole che ‘educherebbero’ a nuove e necessarie responsabilità verso la reale difesa dell’ambiente.

Osservatorio sulla città – Nardò (Le)