La terra, il vino, il Salento. Intervista a Giuliano Sangiorgi

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COPERTINO - La Cupertinum presenta “Cupertinum Doc. Il cuore del Negroamaro".

 

Le interviste esclusive di “Cupertinum Doc. Il cuore del Negroamaro”, dedicato a terroir, vini e paesaggio, che verrà presentato al Vinitaly.

Ecco le parole di Giuliano Sangiorgi:

Prima di proporre all’Unesco che il Salento sia tutelato come patrimonio culturale è necessario che noi stessi ritorniamo a rispettare in primo luogo l’ambiente che ci circonda; dovremmo comportarci come se il nostro territorio fosse già protetto, proprio perché già patrimonio, il nostro patrimonio. Invece vediamo aumentare gli scempi che lo feriscono. La consapevolezza deve stare a monte; essere, per così dire, preventiva; credo che gli abitanti dei luoghi consacrati dall’Unesco come patrimoni culturali abbiano dimostrato in maniera naturale, innata, proprio questa consapevolezza, questo rispetto nei confronti del proprio territorio. Il connesso problema energetico poi – e quindi della valorizzazione delle fonti cosiddette rinnovabili – è nello stesso tempo locale e globale; anche in America ho notato queste contraddizioni. Siamo in un momento di transizione e di novità e dobbiamo ancora comprendere a pieno e “regolamentare” la novità  che ha accompagnato l’ingresso delle energie così dette “pure”; credo che ci voglia un po’ di tempo. La novità genera inevitabilmente “crisi”, comporta anche l’errore, ma questo non deve legittimare a priori comportamenti di devastazione, deturpazione dell’ambiente. Lo slogan “Salento, il sole, il mare, il vento” non lo condivido a pieno; è riduttivo perché fa riferimento esclusivamente ad agenti atmosferici, a elementi della natura; si trascura di questa terra, delle persone che ci abitano, la cultura, la genialità, l’accoglienza e la socialità, che è frutto della relazione tra tutti questi aspetti.

La cooperazione all’interno dei Negramaro è simboleggiata dall’uomo-cuore raffigurato nella copertina di Casa 69, che è da intendersi come uomo-organo di un organismo e quest’organismo si chiama “casa”. Credo con forza che i Negramaro rappresentino un piccolo grande esempio di collaborazione/cooperazione. Assieme non si è soli, si possono fare molte cose che da soli sono impensabili. Per questo credo che i piccoli contadini debbano essere rispettati e tutelati in ogni forma e che spirito di collaborazione, di cooperazione globale, nel rispetto delle singole diversità, sia fonte del loro progresso. Tutela e salvaguardia delle produzioni locali, quindi, nell’ottica di un’integrazione globale; in ogni caso nel rispetto delle particolarità. 

Mi piace assaggiare i vini e percepire analogie e differenze; recentemente l’ho fatto in California, con i vini di quei luoghi. Come espressione di un popolo, di una comunità. Il nostro vino mi pare abbia una sincerità d’intenti, quello che vuole generare come effetto lo genera. Fra il desiderio di chi produce il vino e il desiderio di un effetto e l’effetto stesso, credo ci sia poco margine di errore. Se noi salentini abbiamo saputo produrre un vino corposo, intenso, schietto, forte (tanto da invitare a essere pronti ad un’esperienza forte e duratura), è grazie alla nostra cultura. Noi siamo così, siamo perfettamente ciò che vogliamo essere. E credo che il vino rifletta di questo desiderio e dell’effetto del desiderio stesso.

Credo che il vino più che il canto della terra sia il canto delle persone che stanno sulla terra. L’uva è il canto della terra. Il vino è il canto degli uomini, che stanno sulla terra magnifica che produce l’uva. Credo nell’uomo; è l’uomo che deve rispettare la terra e valorizzarla. L’uomo è il frutto e il canto della terra.

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Un anno è passato dalla pubblicazione del Corriere del Viticoltore, che raccoglieva le voci, riflessioni e memorie dei soci conferitori della Cupertinum, Cantina sociale di Copertino, uno strumento di dialogo e proposta che ha avuto un ottimo successo. Quest’anno la Cupertinum si presenta al Vinitaly con Cupertinum DOC, Il cuore del Negroamaro, dando voce a esperti, critici e intellettuali che si interrogano sul vino, sull’importanza del territorio e sulla nozione di territorio in senso più ampio. Il segno dei tempi. Siamo obbligati a ripensare all’agricoltura e alla vitivinicoltura in termini nuovi, creando collegamenti e nuove proposte, che partono dal territorio che viviamo e arrivano lontano.

Sono tre gli interventi di importanti intellettuali: Antonio Prete, filosofo, Raffaele Nigro, scrittore, Giuliano Sangiorgi, autore e cantante dei Negramaro, e copertinese doc! Sono sei gli interventi dei critici enoici: Duccio Armenio (SlowWine), Gigi Brozzoni (Veronelli), Francesco Falcone (Enogea), Pierluigi Gorgoni (Espresso), Francesco Muci (SlowWine), Franco Maria Ricci (DuemilaVini/AIS). Inoltre: un’intervista a Giuseppe Pizzolante leuzzi, enologo della Cupertinum, e gli articoli: “La Copertino cosmica di Carmelo Bene”, “Dalla Cupertinum land alla Silicon Valley”. Insomma, molte invitanti curiosità. 

Il tema centrale di “Cupertinum Doc. Il cuore del Negroamaro”: un nuovo concetto di terroir

Il nuovo concetto di paesaggio non è più legato al pittoresco romantico settecentesco. Paesaggio è oggi relazione tra natura, storia, memoria, agricoltura, economia, è ricerca di una nuova alleanza che renda possibile la valorizzazione del territorio senza dissipazione delle sue risorse. Non è un caso che siano stati due intellettuali come Andrea Zanzotto, grande poeta da poco scomparso, e Alberto Asor Rosa, critico e storico della letteratura, a intuire l’importanza di questa nuova alleanza, contribuendo alla nascita di un movimento composito e ricco (si veda www.salviamoilpaesaggio.it).

Le connessioni tra il concetto di terroir e quello (nuovo) di paesaggio sono molteplici. Terroir è un termine enoico francese, “privo di un preciso corrispettivo italiano, che indica l’insieme dei fattori ambientali (clima, terreno, paesaggio) che interagiscono con la vite nel determinare le caratteristiche del vino. Nel concetto di terroir rientrano anche la specificità e l’unicità delle persone delle tradizioni del luogo. La nozione di terroir riassume quindi in modo sintetico ed efficace le condizioni genetico-ambientali e umane che sono alla base della produzione di un vino che sappia offrire soprattutto caratteristiche di naturalità e originalità”. Parole di Attilio Scienza, agronomo, docente e ricercatore di gran fama. La nozione di paesaggio, proprio per l’interesse alle relazioni olistiche con tutto ciò che lo costituisce, ricalca a sua volta la pratica della zonazione viticola. Cos’è la zonazione, ascoltiamo ancora le parole di Scienza: “La zonazione è lo studio dei rapporti che si instaurano tra i vitigni coltivati, le caratteristiche ambientali, l’azione dell’uomo, mirante a valutare le potenzialità produttive e qualitative dei diversi ecosistemi viticoli, attraverso schemi di interpretazione innovativi. La zonazione riunisce i due punti cardine delle produzioni enologiche, vitigno e territorio, in un unico concetto: quello di interazione vitigno x ambiente. Questo concetto, introdotto dalla zonazione, ha rappresentato la vera e propria rivoluzione culturale che ha portato a concepire il vigneto non più come una serie di elementi disgiunti da studiare e gestire in maniera distinta, ma come sistema di fattori armoniosamente integrati tra loro e concorrenti al risultato finale: il vino”.

Se cambiamo i termini, sostituendo “vino” con “qualità della vita”, “vitigni” con “esseri viventi”… si otterrà qualcosa che non è molto lontano dal manifesto programmatico dei sostenitori del nuovo concetto di paesaggio.

Passare dalla mappa alla faccia e viceversa

Uno dei progetti della Cupertinum per il 2012 è creare una mappa della DOC Copertino, per dare un volto al territorio, per contribuire alla valorizzazione del nuovo concetto di paesaggio, partendo dal terroir e dal vino.

Ogni volto racconta paesaggi, i paesaggi raccontano molteplici volti. Affinché un giorno si possa dire di ogni luogo ciò che scrisse Zanzotto: “Esistono davvero certi luoghi, anzi, certe concrezioni o arcipelaghi di luoghi in cui, per quanto ci si addentri, e per quanto li si pensi e ripensi, o li si colga tutti insieme come in un plastico fissato da una prospettiva dall'alto, mai si riuscirebbe a precisarne una vera "mappa", a fissarvi itinerari. La voglia che tali luoghi insinuano è quella di introiettarli quasi fisicamente, tanto sono vibranti di vitalità intrecciate e dense”.

> Vi aspettiamo per farvi assaggiare in anteprima le nuove annate dei nostri grandi vini e omaggiarvi il nostro Cupertinum Doc > Area B5,  Padiglione 10, Vinitaly, Verona, 25-28 marzo.