NARDO'/PORTO CESAREO - Fanno parte della storia del territorio, protagonisti assoluti dell'autonomia ottenuta da Porto Cesareo nel 1975. Tutto inizia QUI e prosegue con questa notizia. Buona lettura e buona domenica!
Carissimo Mario,
sono convinto che, come in passato nel reciproco interesse, anche per il prossimo futuro il Comune di Nardò ed il comune di Porto Cesareo riusciranno a trovare un punto d'incontro in merito alla destinazione delle acque reflue.
Ed invero, non si può negare che appare assolutamente necessario trovare una soluzione che possa soddisfare appieno sia le esigenze di Nardò, le cui acque reflue sversano sulla costa ionica, sia quelle di Porto Cesareo in relazione al costruendo depuratore.
Penso concorderai con me che si sarebbe dovuto affrontare la questione de quo già parecchi anni fa e non sollevarla ora attraverso "moti di piazza" che non aiutano certo una serena e equilibrata riflessione. Purtroppo non sfugge che tale ritardo ha causato un inevitabile danno ambientale ed economico, le cui responsabilità ricadono sulle spalle di chi avrebbe dovuto intervenire tempestivamente e suonare il campanello d'allarme.
Appare così evidente che i problemi sollevati ben avrebbero potuto essere rilevati anche anni addietro.
Consentimi, tuttavia, di dire sommessamente che la "trovata" della sismicità del territorio avrebbe fatto ridere chiunque, proprio in forza degli studi approfonditi che furono fatti in passato per individuare il sito ideale per l'impianto del Protosincrotone a Doberdò anziché a Nardò, e poi ancora, in tempi più recenti, per evitare la Centrale Nucleare tra Porto Cesareo ed Avetrana.
Francamente, mi dispiace che anche un semplice problema di ordine amministrativo, quale quello dei collegi elettorali, sia stato introdotto surrettiziamente per avallare dei ragionamenti che riconosco pur possono avere un fondo di validità.
Come si fa a non ammettere che Porto Cesareo si trova al centro della Terra d'Arneo (“Caesarea Augusta, Sasinae Arneique Portus") collegata direttamente con tutti i paesi viciniori cui fa capo non solo per il mare, la pesca, il porto, ma anche per la modernità del turismo, della scuola, dell'Unione dei Comuni, del G.A.L., etcc.
Carissimo Mario, non dimenticherò mai l'appoggio avuto da tanti amici di Nardò durante i quindici anni di battaglie che furono necessarie per conseguire l'autonomia municipale di Porto Cesareo.
Non è stato facile, per me come per voi, vincere la resistenza agguerrita di una minoranza, che aveva dalla sua parte soltanto il gioco del campanilismo, ma di fronte alla quale fummo costretti -bisogna ricordarlo- a recedere dal sostenere a spada tratta il deliberato corretto dell'Amministrazione Provinciale in merito alla spartizione del territorio tra Nardò e Porto Cesareo.
Purtroppo una sparpagliata minoranza piuttosto ingenua ma campanilistica, fomentando la piazza, ebbe il sopravvento sulla stragrande maggioranza della classe politica di Nardò, la quale, invece, con grande realismo e lungimiranza riteneva una avventura aggrapparsi alla conservazione di quella parte a ovest del territorio neretino, da cui sarebbero derivati senza ombra di dubbio solo e soltanto oneri enormi dovendo farsi carico di tutti i servizi,
Anche la mia tenace resistenza venne ridimensionata da quanti ormai erano stanchi di dover attendere, ritenendo altresì che tutto sommato la soluzione di 20 km di costa e dune poteva soddisfare l'esigenza di promuovere lo sviluppo di Porto Cesareo.
Comunque sta di fatto che alla fin fine le decisioni neritine furono di arroccamento nella conservazione ad ogni costo degli stretti spezzoni periferici di territorio che si prolungano inutilmente sino ai confini con Avetrana, nonostante l'opinione più ragionata di due straordinari uomini politici neritini quali Benedetto Leuzzi e Luigi Tarricone.
Le conseguenze di quella soluzione travagliata, che smembra il comprensorio e taglia trasversalmente l'Unione dei Comuni sì da renderla in dubbio di legittimità, hanno prodotto incongruenze e disservizi che sono ancor oggi sotto gli occhi di tutti (scuola,sanità,trasporti, gas, fognature, poste, uffici pubblici, beni naturali e storici,ecc.). La vicenda dei Collegi elettorali ne è l'ennesima prova.
Converrai che sia gli uni che gli altri scontiamo i disagi derivanti da quel forzato compromesso spartitorio. A tal proposito ti sarei grato se tu volessi riflettere, magari rivisitando il carteggio, conservato presso gli archivi di Nardò e di Lecce, su quello che comportò la mancata soluzione alternativa del problema.
Tu dici: "Fu, allora, una vittoria di convergenza, e fu Porto Cesareo”. Io posso concordare con te dal punto di vista della necessità emergenziale di quel difficile momento, ma voglio anche aggiungere che riflettendoci a posteriori, la mia vittoria appare inficiata dalle problematiche che emregono sul territorio, che, invero, ci vedono tutti perdenti, altro che convergenza!
Ad ogni modo io sarò sempre disponibile ad ogni amichevole occasione di incontro per affrontare pacatamente la discussione su qualsiasi problema. Benchè oggi io possa discuterne soltanto a titolo personale, ed eventualmente a nome della Pro Loco che tuttora presiedo e rappresento, non essendo più impegnato in incarichi istituzionali.
L'amicizia che mi lega a te, come pure a Giovanni Però, sta al disopra di tutto, memore del piacere che in altri tempi ci ha unito in lunghi discorsi che potremo sempre riprendere (senza l'ombra del “rancorismo” paventato da Giovanni).
Intanto vi ringrazio affettuosamente di avermi dato lo spunto per ricordare il passato e per aver potuto parlare del lungo percorso che ci ha fatto ritrovare insieme sulla breccia.
Raffaele Sambati