NARDO' - Un diario che ha scritto, a beneficio di tutti i neritini, Mario Mennonna.
Una giornata particolare a Fiorano Modenese
Per avere la dimensione della promozione di un territorio e di una comunità bisogna aver potuto vivere l’esperienza di questi giorni, dal 24 al 25 marzo, a Fiorano Modenese, concretizzata nell’ambito della politica dei gemellaggi, messa in atto, da tempo, dal comune di Nardò.
A Fiorano, una cittadina di 17 mila abitanti, prevalentemente industriale, nella variegata presenza di extracomunitari e di cittadini provenienti da ben 14 province italiane, spicca il numero di originari di Nardò e dei loro discendenti: ben oltre 2.000 unità, che per la loro laboriosità e il loro senso civico danno lustro alla loro città di origine.
Esistono altri centri, in Italia e all’estero, con presenza numerosa di neritini, con i quali i contatti continuano, ma non nella misura e nella intensità con cui si esprimono a Fiorano.
La particolare e attenta accoglienza, riservata dal sindaco Claudio Pistoni, che ormai è diventato un abituale e attento visitatore del nostro territorio, dall’assessore Luca Vallone, i cui genitori sono originari di Nardò, e di altri amministratori è la misura sia della loro squisita signorilità sia della maturazione politico-amministrativa della funzione dei gemellaggi.
La qualificata delegazione politico-amministrativa di Nardò, rappresentata dal sindaco Marcello Risi, dal delegato per i gemellaggi Antonio Cavallo, veterano e proficuo operatore di questo settore, dall’assessore Giuseppe Fracella, dai consiglieri comunali Roberto My e Daniele Piccione e dal dott. Mino Zacà, della segreteria del sindaco, ha chiaramente espresso la volontà dell’Amministrazione comunale di instaurare rapporti sempre più stretti con Fiorano e, quindi, con gli altri centri gemellati.
Tra autorevolezza, manifestata in modo chiaro dal sindaco Risi nel suo intervento, simpatia, passione e amicizia degli altri componenti della delegazione neritina, si è promosso il nostro territorio non solo nei cuori dei nostri emigrati, ma in quanti hanno avuto l’occasione di condividere le varie fasi dell’incontro.
Questa è una delle diverse iniziative, che, tuttavia, così come è intenzione espressa dall’Amministrazione comunale, deve diventare strategica per la promozione conoscitiva del nostro territorio, nonché organica e strutturale per il rilancio turistico-economico.
Se nel passato si è compiuto il salto della riscoperta dei neritini emigrati e della riconquista dei loro cuori, essenzialmente per l’opera costante e caparbia di Antonio Cavallo, ora bisogna compierne un altro.
È un salto già ben avviato, ma, essendo difficile e complesso, è sempre a rischio di rinuncia: si tratta della ricaduta economica da svilupparsi con il turismo e con la cultura, collegati sia al nostro mondo rurale con i prodotti autoctoni (vini, olio, anguria, ecc.) e podolici (formaggi, ecc.) prima ancora del mare, che è pur stupendo e limpido; all’unicità delle nostre emergenze culturali (grotte preistoriche, masserie fortificate, chiese ipogee e villaggi rurali) e delle iniziative da completare subito (i musei) prima ancora delle verginità ambientale, che è pur sempre rara.
Unicità è rappresentata anche dalla tradizione, anzi questa è stata e sarà il collante di identità con tante comunità neritine emigrate e di curiosità culturale per tanti turisti.
Non a caso l’associazione «Amici del Museo di Porta Falsa» e il «Piccolo Teatro di Nardò», da anni condotti da Paolo Zacchino, coadiuvato da tanti altri, primo fra tutti Gregorio Caputo, sono stati i pionieri o gli strumenti di avvicinamento e di coinvolgimento.
Senza nulla togliere ad altre strutture e ad altre associazioni, queste due ormai hanno il merito storico di rappresentare la tradizione di Nardò, non solo a livello temporale ma anche strutturale per le modalità, sempre effervescenti, e le capacità, sempre più mature, di rappresentarla.
Mentre assistevo nel bel teatro di Fiorano alla rappresentazione «L’occa ti la gente» - e non me ne vogliano i bravi interpreti!-, pensavo all’entusiasmo suscitato a Nardò e mi chiedevo se altrettanto sarebbe stato quello a Fiorano…e non tanto nei tantissimi neritini d’origine, ma anche in altri spettatori.
Insomma il purosangue settentrionale sarebbe stato coinvolto con una lingua non comprensibile?
Lo scroscio degli applausi finali ha fugato ogni dubbio e la certezza della validità artistica, interpretativa e scenica mi è stata offerta…
- Per la prima volta una commedia dialettale, diversamente anche delle nostre in dialetto, si è fatta capire e ci ha offerto ilarità grazie alla gestualità e alla naturale interpretazione dei protagonisti: brava la gente di Nardò, che deve essere solare e allegra…Ma così è il vostro territorio?
Questo mi ha detto una signora «settentrionale».
Ecco la certezza dello spettacolo, messo su, sul rifacimento del testo di Mimino Spano, da parte di Paolo Zacchino e magnificamente interpretato da tutti gli interpreti e dal balletto. Ed ecco la promozione del territorio!
Ho confermato quanto da lei detto, aggiungendo con tanto orgoglio:
- Il suo territorio, quello nostro di Nardò, è scoppiettante di simpatia come Gregorio, solare di colori, ricco di storia e allegro di bellezza!
- Allora ci incontreremo? (Non si equivochi: con lei c’era il marito…e non era siciliano!).
Insomma la sinergia tra il potere pubblico -attento, strategico e non emarginante- e l’impegno privato -disponibile, colto e non egocentrico-, rende molto alla città, alla nostra Nardò… e non posso, anch’io, non ringraziare i rappresentanti del potere e dell’impegno culturale-teatrale e non augurarmi che ancor più si leghino e si rispettino.
Tutte le premesse, questa volta, ci sono.
E quanto si è verificato a Fiorano sia di esempio anche a tanti «pubblici: politici e non», che si sentono i «padroni» del Palazzo, nonché degli annessi e connessi, e a tanti «privati», che da sé si investono di «salvatori» della cultura e del territorio.
Mario Mennonna