Vacanze col dazio: il turismo al tempo della crisi. Di Luigi Nanni

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NARDO' - L'articolo del sempre puntuale Luigi Nanni riguarda la tassa di soggiorno che si vorrebbe introdurre in molti comuni. Argomento  dibattuto ma anche poco conosciuto. Quando si annunciò la bozza da parte della provincia di Lecce Nardò fu la prima ad aderire. La materia-turismo si conferma ostica per molti ma basterebbe farsi un giro in qualche parte della stessa provincia di Lecce o di Bari (Trani, Locorotondo ecc.) per decidere poi come ci si debba comportare.

 

Il turismo al tempo della crisi e la politica degli annunci. Succede.

Un settore che meriterebbe interesse e tutele e, invece, spesso se ne abusa. Alla fine, potrebbe essere facile contare i danni. Tutto ha avuto inizio (ah, l’inizio!) qualche tempo fa, con l’idea dell’assessore al turismo e marketing della Provincia di Lecce Francesco Pacella di voler introdurre la tassa di soggiorno, incontrando le associazioni di categoria  (Assoindustria, Confesercenti, Confcommercio, Federalberghi) ed alcuni sindaci dei comuni salentini per discutere dell’eventuale istituzione del nuovo tributo.

E, certo,  per fargli conoscere la bozza del regolamento provinciale unico sull’imposta da addebitare ai turisti che scelgono di visitare il Salento. Un embrione di regolamento che, per conseguenza, doveva poi essere adottato dai singoli Comuni, in base alle diverse specificità. Un lavoro che deve essere costato molto impegno all’assessore, ma che rischia di restare carta straccia, di fronte al rifiuto di tanti comuni e dei rispettivi operatori che temono un’ulteriore contrazione dei loro flussi turistici.

Perché, detto a chiare lettere, si tratta di una nuova tassa alla quale si oppongono le organizzazioni di categorie e, forse, inseguita da quei comuni che, come riconosce lo stesso assessore, hanno necessità di rimpinguare le proprie casse decurtate dai tagli dei trasferimenti agli enti locali. A voler significare che con quei soldi aggiuntivi si riuscirà finalmente a fare buon turismo, diversamente dal passato.
Una pezza a colore. Se si vuole essere sinceri, va anche bene. Con la gradualità dell’imposta (nel regolamento, per ciascuna persona e per ogni notte di soggiorno, fino a un massimo di cinque pernottamenti consecutivi nei campeggi e di sette nelle restanti strutture ricettive), il periodo (compreso “soltanto” da aprile e settembre e che non supererà i cinque euro).

Sta di fatto, però, che i nostri comuni mostrano di non sapersi muovere senza attingere a nuove tasse. Peraltro, che cosa significa una proposta del genere, semplicemente acerba, in un contesto in cui molti comuni salentini non riescono ad approntare una decente offerta turistica?

Otranto, Salve e Giurdignano sono i soli comuni ad averla finora istituita, ma si può anche aggiungere che il loro status, l’organizzazione generale del comparto, forse ne legittimano l’istituzione. Ma può un comune istituire la tassa di soggiorno quando le sue strade sono un colabrodo, non ha messo mano alle sue infrastrutture, non ha avviato la raccolta differenziata?  E, pertanto, che fare per tanti altri comuni rivieraschi? Salvo qualche eccezione, non ci hanno pensato. Non se la sentono. E lo si è capito dal fatto che non spingono in questa direzione.

Il passo più lungo della gamba. E, poi, essere scoperti di tanta arditezza. Da una breve indagine, non ci risulta che altri comuni abbiano fatto i passi necessari, né abbiano sollecitato tavoli per istituirla. Peraltro, per questa stagione, già fuori tempo massimo. Semplicemente in ritardo. E, volendo agganciarci alla stretta attualità, non v’è stata traccia di questo possibile provvedimento nelle importanti  relazioni del workshop sulla “Nuova governance della promozione turistica in Puglia”, a cura di Pugliapromozione (la nuova agenzia) e distretto del turismo.

Dove sono state evidenziate tutte le necessità per svecchiare il nostro turismo e dargli l’impulso necessario. Se si fosse avuta l’intenzione, qualche intervento avrebbe senz’altro toccato l’argomento. E, ovviamente, c’era altro più importante di cui parlare. La reimpostazione del settore, alla luce della crisi economica. Il distretto come organo da cui partire per la valorizzazione complessiva del territorio, promozione, valorizzazione delle capacità imprenditoriali e le tipicità dell’offerta privata. Per approdare ai “sistemi turistici locali” nel coordinamento degli attori del territorio nelle attività di gestione delle destinazioni turistiche.  Un collaudo necessario quello rappresentato all’Acaya Golf Club lunedì scorso, con la presenza, tra gli altri, di Silvia Godelli  (assessore regionale al Mediterraneo, Cultura e Turismo) e Giancarlo Piccirillo (Direttore Generale di Pugliapromozione).

A seguire, il worhshop con centinaia di operatori.
Tornando alle tasse che ormai assediano il settore-turismo è augurabile che ogni provvedimento sia maggiormente soppesato. Guardandosi attorno. Con ulteriori tasse si rischia la scorciatoia facile.
Il ragionamento: più soldi, più tutto. Quei soldi investiti nel turismo. Cosa che, naturale non è. E nemmeno automatica. Semmai quei soldi serviranno a chiudere un buco di bilancio, fatto da una disinvolta amministrazione. Il gruzzolo. E, siccome, un turista può orientarsi soltanto col filo d’Arianna ecco cosa puo’ succedergli in una giornata dalle nostri parti. Comincia da Ostuni e vuole visitare la Cattedrale. Si paga.

Scende a Lecce col suo pulman e viene fermato alla frontiera del check-point. Pagherà il necessario. Infine, gli viene l’idea di spostarsi a Galatina (su consiglio, pochi chilometri) per visitare la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria. Ma è buia. Il sagrestano non c’è. Viene avvisato che in una feritoia dovrà mettere due euro per illuminarla. Ammira. Dopo qualche minuto si spegne tutto. E’andata via la luce? No, è scaduto il tempo. Per vedere, altri due euro. Alla fine cede. Esausto, per dormire si recherà a Otranto. Dove pagherà la tassa di soggiorno, prima di rimboccarsi le coperte.