NARDO'/GALLIPOLI - Nessun problema sui “repositori”. La curia vescovile taglia di netto le polemiche spiegando che tutte le chiese, incluse le rettorie, possono allestire lecitamente il repositorio detto, impropriamente, sepolcro mentre le celebrazioni del triduo sono riservate alle parrocchie, luoghi propri della comunità.
Dopo l'infiorata mancata alla parrocchia delle Cenate un altro caso singolare scuote la comunità dei fedeli che da tempo sono sul piede di guerra per le continue novità che cambiano abitudini e riti, a volte antichi di secoli. La limitazione dell'apertura delle chiese nel Centro storico, ad esempio, non è mai andata a genio a tanta gente così come la riduzione ad una delle parrocchie nella città vecchia o il declassamento del “rango” delle rettorie.
Ieri scoppia sulla nuova piazza sociale, quella di Facebook, un ultimo caso grazie al lancio di un noto direttore di banca: “L'ultima trovata del nostro amatissimo vescovo: vietare in tutte le chiese di Nardò, che non siano sedi parrocchiali, la celebrazione del triduo pasquale. Forse tale divieto per evitare frazionamenti della comunità ecclesiale, come ipotizzato da qualcuno? Forse lo stesso meccanismo - evitare "frazionamenti della comunità ecclesiale - che ha portato alla chiusura dopo svariati lustri alla chiusura della parrocchia del Carmine? Forse lo stesso meccanismo - evitare "frazionamenti della comunità ecclesiale - per cui dal 2013 i matrimoni potranno essere celebrati solo nelle chiese sede di parrocchia?”
Una rabbia che viene colta perché nella chiesa di Sant'Antonio è stato esposto, durante la serata dei “sepolcri”, un visibilissimo cartello con il quale il rettore spiega che, e il piglio parrebbe polemico, “questo non è un repositorio perché per disposizione qui non si può celebrare il triduo pasquale”.
A ruota scorrono i commenti come quello, forte, di un noto tipografo: “tutte le chiese sono così destinate a non essere più luogo di aggregazione e di culto ma solo edifici chiusi”.