NARDO' - In tarda serata di ieri, a Nardò, i carabinieri della locale stazione traevano in arresto, in flagranza di reato per tentato furto aggravato in concorso, Antony Calignano, classe 1990, Giovanni Langella, classe 1967 del posto.
Alle ore 22 circa, la pattuglia della Stazione di Nardò, impegnata in attività preventiva e di contrasto dei reati di natura predatoria, furti e rapine, mentre transitava nei pressi della Chiesa di “Santa Famiglia”, notava sostare nei pressi della struttura una persona con atteggiamento sospetto, il quale, alla vista dell’auto di servizio, con disinvoltura si incamminava lungo una strada limitrofa, nel tentativo di allontanarsi da quel luogo ed eludere il controllo.
I militari, a quel punto, decidevano di procedere ad un controllo approfondito. La persona bloccata veniva identificata in LANGELLA Giovanni. Mentre i militari effettuavano il controllo del 45enne, udivano dei rumori provenienti dall’atrio antistante e di pertinenza della Chiesa lì presente.
Un immediato controllo dell’area in questione permetteva di notare la presenza di altra persona che, accovacciatasi per terra, si era nel frattempo nascosta dietro un cespuglio, anche lui nel tentativo di sottrarsi al controllo dei militari.
La stessa veniva immediatamente bloccata e successivamente identificata in CALIGNANO Antony. L’immediata ispezione dei luoghi effettuata dai militari della pattuglia, permetteva di appurare che le due porte secondarie, in alluminio, che consentono l’accesso alla Chiesa, si presentavano seriamente forzate all’altezza della serratura.
A seguito di perquisizione personale, il Calignano veniva trovato in possesso di uno scalpello in acciaio a punta, della lunghezza di cm 25, che occultava sulla persona e di un cacciavite con manico di colore giallo, che al momento del controllo lo stesso 22enne aveva abbandonato per terra, nei pressi della porta di ingresso della Chiesa. Il cacciavite e lo scalpello venivano sottoposti a sequestro.
I due, a seguito delle formalità di rito, presso il Comando Compagnia di Gallipoli, venivano sottoposti al regime di arresti domiciliari.