NARDO' - "Il comunicato stampa del «Piccolo Teatro di Nardò» mi spinge a ritornare sul ruolo che la cultura può svolgere nell’intessere rapporti con comunità esterne, soprattutto laddove vi è la presenza di neritini e laddove si sono instaurate intese di gemellaggio".
In questi ultimi anni, tramite il consigliere comunale Antonio Cavallo, impegnato in questo settore, come durante le gestioni del sindaco Antonio Vaglio, che ha sempre ricercato e favorito queste intese, è stata una politica che ha gettato le basi e che ha aperto una strada che deve sempre più qualificarsi e arricchirsi di iniziative per avere un’organica ricaduta sul piano turistico-economico.
Ormai sembra ben fissata l’intesa con Fiorano Modenese, con la cui comunità, in scambi antropici ed economici, si può intraprendere, per mezzo di referenti ufficializzati con incarichi da parte del nostro Consiglio comunale, un continuo scambio anche commerciale, così come qualche anno scorso si è compiuto.
Se per Fiorano ed altri centri, anche stranieri, questa politica sembra essere facilitata per la consistenza numerica di abitanti, ritengo che non difficile debba essere per città di grandi dimensioni, dove pure ci sono comunità di neritini, come a Roma, a Milano e nella stessa Torino (dove negli anni ’80 ci fu un grande successo della rappresentanza di Nardò a livello di spettacolo, anche musicale, e di prodotti).
Infatti per questi grandi centri (così come per tutti gli altri) si possono tentare «agganci» anche attraverso un censimento dei neritini, cui riservare, per esempio, un foglio stampato periodico; incontri estivi a Nardò con «pacchetti» particolari, anche sul piano economico, di fruizione del territorio per neritini e/o per propri familiari e amici; presenza di nostri prodotti ormai di alta qualità (vino, olio, latticini, ecc.) in specifici incontri da organizzare nei diversi centri; e così via.
Come già detto, lo spettacolo e, in generale, la cultura, è il collante.
Ricordo, tra gli altri, l’incontro a Roma per la rappresentazione della «Serenata a Concettina» del Piccolo Teatro di Nardò: il teatro era stracolmo di neritini e di loro amici, entusiasti e attenti non solo per la straordinaria interpretazione della compagnia, ma anche per la presenza dell’allora sindaco Antonio Vaglio e di altri amministratori.
Questi neritini romani, per esempio, possono essere «richiamati», anche perché a Roma abbiamo neritini come Mario Musca e Mario Nanni, che non ci hanno dimenticati e che ricercano, anzi, di vincolarci sempre più alla loro nostalgia e al loro amore per Nardò.
Continui incontri teatrali e culturali e scambi interpersonali, molto più di promozione pubblicitaria a largo spettro, possono promuovere il territorio, che, però, deve essere selezionato, d’intese con nostre strutture turistiche di esperienza e di serietà, per offrire «pacchetti» allettanti, convenienti e, quindi, proficui.
Il nostro principale prodotto è rappresentato dal nostro spettacolo, pregno di tradizione, e dalla nostra cultura; i nostri principali promoters sono i nostri concittadini emigrati; i nostri principali supporters sono i nostri qualificati prodotti, come si sta verificando nel settore vinicolo, oleario e caseario, e le nostre proposte da «bollino blu» sia per la ricettività abitativa sia per il tempo libero.
E in questa strategia entrano a pieno titolo i Musei di salvaguardia ed esposizione delle testimonianze della nostra storia e della nostra tradizione, che devono essere subito realizzati o rilanciati come il Museo della Memoria e dell’Accoglienza.
Quest’ultimo, che ha orizzonti mondiali, deve saper lanciare l’azione svolta dall’APME nel precostituire rapporti culturali; nel proporre ulteriori riconoscimenti della cittadinanza neritina a quanti hanno contribuito per la promozione dell’iniziativa; nel ricercare intese con il mondo ebraico; nel compiere ricerche storiche; e nell’iniziare il perseguimento di traguardi significativi, come il finanziamento della struttura museale e il riconoscimento della Medaglia d’oro al merito civile per Nardò, tenuto conto della portata della ricchezza umana e storica insita nella vicenda del campo di transito di Santa Maria al Bagno.
Tutto questo, che ruota intorno all’iniziativa, ha trovato una sponda favorevole nel sindaco Antonio Vaglio e deve, ora, trovare nel sindaco Marcello Risi un rinnovato impulso per renderlo maggiormente più efficace e più fruibile al di fuori dell’angusta visione, alla quale si corre il rischio di comodamente affidarsi.
Esempi, questi da me citati, che indicano chiaramente il ruolo primario della cultura.
E, poi, si dice che la cultura non produce «pane»…sì, ma per le comunità insensibili, inefficienti, insipienti e irrispettose della indispensabile sinergia delle competenze e delle organizzazioni operanti nel territorio.