Un occhio a Zanetti, l'altro al pubblico. E un pensiero per i professionisti. Diego Centanni, che di anni ne ha molti di meno, si confessa con *FOTO*

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NARDO' - Questa partita di fondamentale importanza ha segnato il proseguo del primato in classifica per il nostro amato Toro. Abbiamo incontrato per voi un componente del quartetto difensivo della compagine di mister Longo: Diego Centanni (nella foto di Walter Macorano). L’instancabile terzino al suo secondo anno con la maglia granata con la sua velocità e le sue sgroppate sulla fascia contribuisce spesso alla manovra offensiva con cross determinanti.

centanni2Come reputi si sia svolto il match?
È andato bene. Il nostro obiettivo era di mantenere alto il possesso palla nonostante le condizioni del campo fossero sfavorevoli ad un buon gioco; testimonianza ne è stata l’imprecisione di alcuni passaggi. L’espulsione del capitano inoltre è stata gratuita poiché era solo intervenuto sul pallone.

Che aria si è respirata negli spogliatoi dopo l’incontro?
Siamo sicuramente molto contenti per la vittoria ma al contempo amareggiati poiché avremmo voluto a fine partita festeggiare in undici, tutti assieme.

Che differenza c’è tra il Nardò di mister Longo e quello di mister Maiuri?
È difficile porre un paragone, sono due moduli molto diversi. Con Maiuri giocavamo col 4-4-2, invece quest’anno sfruttiamo il 4-3-3, dando più importanza alla profondità e non al giro palla.

Oltre alla richiesta della società, ci sono state altre motivazioni che ti hanno spinto a venire qui a Nardò?
È stato mio padre a spingermi a tornare e credo che sia stata la scelta più giusta dato l’andamento del campionato.

Che cosa significa per un ragazzo di 18 anni lasciare la propria casa e i propri affetti per traferirsi in un luogo lontano diversi chilometri?
È una dura lotta. Io personalmente ho dovuto lasciar tutto e partire mentre ero in vacanza. Giunto qui però non mi è stato difficile ambientarmi specialmente grazie all’aiuto di alcuni miei ex compagni tipo Manzillo, Palmisano e Odwong.

A quale grande giocatore ti ispiri?
Faccio riferimento a dei grandi nomi come Javier Zanetti, Maicon e Dani Alves.

Ci sono i presupposti per concludere con un primo posto, cosa rappresenterebbe per te far parte dei professionisti?
Un buon trampolino di lancio. Dopo due anni in serie D fare il salto di qualità sarebbe un traguardo degno di nota, specialmente in una città come Nardò.

Saresti disposto, qualora te lo chiedessero, ad indossare questa maglia il prossimo anno indipendentemente dalla categoria?
Si guarda sempre al futuro. È ovvio che preferirei giocare in campionati superiori però qui mi son trovato davvero bene, altrimenti non sarei ritornato. Il pubblico di Nardò poi è eccezionale e ti dà tutta la carica per affrontare ogni battaglia.

Paola Calignano