LA FOTO - Il racconto breve di Paolo Congedo

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PDM - Continua la nostra serie dedicata al bravo narratore salentino.

 

LA FOTO

A lui piaceva illudersi, gli piaceva pensare che poteva esserci vita, oltre la
sua. Gli piaceva pensare che lui stesso poteva costruirsi una vita normale, con
dei problemi normali, con dei drammi normali. Non passava giorno in cui non ci
pensava e, tutte le volte, -complice anche la sua anima da sognatore- rimaneva
sospeso a palpare quel sogno.
Quel sogno era LEI.
Lo rapì un giorno qualunque di un anno qualunque, non c’era una data ben
precisa nel loro rapporto e non c’era un avvenimento particolare, c’era stato
solo un lampo di fulmine venuto fuori in pochi attimi. Nessuno dei due si era
reso conto nell’immediato eppure entrambi, come le punte del diapason, emisero
lo stesso suono alla stessa medesima frequenza. All’unisono. L’attimo, colsero
l’attimo. Da quel momento in poi fu tutto una catastrofe e un divenire di
passione e mutazioni genetiche, da quel momento in poi, il mondo si colorò d’
immenso.
Da tempo non si parlavano e lui, da gran deficiente, non se la sentiva di
chiamarla, di capire come stava, di capire se lei voleva ancora vederlo. Aveva
pur trovato una scusa per chiamarla -fra amanti di deve per forza trovare una
scusa?- ma non se la sentiva di fare il primo passo. Non era così semplice, in
fondo, significava erigere nuove speranze e creare nuove aspettative, false
illusioni, magari.
Prese il cellulare e fece per mandarle una foto, un mms, giusto per dirle che
la pensava ancora, giusto per dirle che la sua vita, senza di lei, era la
stessa di prima. Insignificante.
Prima di farsi la foto si era sistemato per bene: aveva tagliato la barba,
aggiustato -alla bell’e meglio- i suoi capelli, raddrizzato la nuova montatura
d’osso. Aveva tirato fuori il più bel sorriso che poteva. Click.
In foto non era un granché, lo sapeva bene, ma questo era lui. LEI, invece,
LEI era uno spettacolo della natura nel suo corpo morbido e le sue braccia che
lo avevano stretto di profumo. Lei era sogno ed era lì. Era ciò che tutto era.
Anche tristezza, lei era anche questo. E lui non riusciva a starne lontano.
Anche a mille miglia, lui la sentiva comunque e non poteva dirglielo.
La foto, intanto, attendeva sullo schermo a cristalli liquidi. Attendeva un
altro click, quello dell’invio.
Bastava una lieve pressione, bastava un po’ di coraggio.
Poi lo fece, spinse sul touch screen, ma non prima di cambiare destinatario:
la inviò ad una cara amica di sempre. Era meglio non creare altre aspettative.
p.c.