NARDO' - "Su mandato di questa associazione mi permetto di rivolgermi alla V.E. per pregarLa di riconsiderare la decisione relativa al divieto della celebrazione dei matrimoni in chiese al di fuori delle parrocchie o delle ex parrocchie e al trasferimento della processione del Santo Patrono, San Gregorio, dalla mattina alle ore pomeridiane". Ci scrive il presidente di uno storico sodalizio.
La nostra è un associazione che da anni salvaguarda e promuove la tradizione, intesa come rispetto delle testimonianze passate e loro valorizzazione negli aspetti più significativi e più nobili, come la religiosità della nostra gente, manifestata nelle varie forme, che non hanno intaccato questioni di fede.
La religiosità si esprime nella sua autenticità di fede attraverso la devozione del santissimo Crocifisso, della Vergine Santissima e di particolari Santi, innestata, sin dai tempi remoti, nel tessuto sociale e culturale della comunità neretina, tra l’altro organizzata in tante confraternite e in tante rettorie, alcune delle quali ci auguriamo che continuino ad essere cellule ampiamente vive sul piano religioso, aggreganti sul piano sociale e impegnate nel servizio della Chiesa.
Tale devozione tradizionale non ha niente di superstizioso e di esteriore: è nel sangue religioso dei neritini, così come la processione del Venerdì Santo, che, ora, nel suo scorrere veloce, ben vestita, senza canti e momenti toccanti, ormai sembra una processione anonima, svuotata di ogni trasporto emozionale e quasi mistico: aspetto questo che non si ritiene -e mi scusi, Eccellenza- da escludere dalla manifestazione di fede. Altrimenti perché esporle ancora fuori sai luoghi di culto lungo le strade cittadine?
Tuttavia, più di ogni altra situazione, preme sottolineare l’aspetto relativo alla celebrazione dei matrimoni.
In una fase di crisi e di indifferenza dei giovani, soprattutto nei riguardi della religione e in
Particolare, verso la nostra Chiesa, non crede, Eccellenza, che l’impegno sacramentale sancito in un luogo di culto in attività, anche se parziale, per una particolare devozione (Madonna Immacolata, San Giuseppe, ecc.) non sia valido e sacro come quello sancito in una parrocchia? Può derivare n minor senso religioso e cristiano della vita matrimoniale?
Viene intaccata la fede se, per desiderio degli sposi, si intende celebrare il sacramento in una chiesa che non sia parrocchia o ex parrocchia? E nel momento in cui si privilegia la parrocchia sella sposa, nella quale si vive così il senso della comunità, quella dello sposo non rimane priva di tale condivisione?
D’altra parte, il Battesimo e la Cresima riguardano una persone che nasce e che vive e che continuerà per anni a vivere in una comunità parrocchiale, nella quale i propri genitori vivono e nella quale, successivamente, si forma nella scuola catechista. Anche il defunto conclude il suo viaggio terreno in una comunità parrocchiale dove è vissuto. Invece le coppie, una volta sposate, il più delle volte si trasferiscono in altre comunità parrocchiali, per cui non hanno nessun cammino cristiano da condividere con la parrocchia originaria.
Mi permette, Eccellenza, di chiedere se l’ordinazione del sacerdote avviene nella sua parrocchia in modo da condividere il senso comunitario d’appartenenza?
Tutti, comunque, vivono nella comunità della chiesa, perché appartengono alla chiesa universale di Cristo, che supera i confini parrocchiali, cittadini e diocesani.
Non intaccando la fede, non si comprende l’obbligo delle celebrazioni dei matrimoni nella sola parrocchia con il consequenziale divieto in altre chiese, scalfendo così, da una parte, la devozione degli sposi cristiani e/o l’impegno assunto, per voto, dai genitori, e dall’altra, la nobile e profondamente religiosa tradizione.
Della determinazione, assunta da V. E. si dissente e si condivide il disappunto diffuso.
Pertanto prego la V. E. di riconsiderare quanto stabilito e di venire incontro alla richiesta di suoi figli che stanno per celebrare il sacramento del matrimonio dinanzi all’altare del Signore.
E ritengo di non chiedere molto se V. E. anche tramite i sacerdoti, desse spiegazione all’assemblea dei cristiani circa tale decisione(e anche per le altre assunte tendenti a spiazzare le tradizioni), in modo che noi fedeli possiamo convincerci che alcune tradizioni, oggi, inficiano la nostra fede e/o confondono le conoscenze ancora rispettose del senso religioso della vita.
Per il momento si sa che la genuinità e l’autenticità della devozione religiosa, nella sua carica di pietà popolare, che ha le sue modalità nell’espressione del culto, hanno asilo nella nostra Chiesa, perché non intaccano la fede, e anzi, contribuiscono notevolmente a vincolare gli adulti e ad avvicinare le giovani generazioni.
Se. Invece, non si tratta di mettere in discussione l’ortodossia della nostra fede, non vi è alcuna spiegazione che possa giustificare la eliminazione delle nobili tradizioni, anche perché queste aggregano e non disperdono, non confondono e non allontanano dalla Chiesa, che -mi permetta, Eccellenza- non mi sembra dialogante con il mondo, se va ad eliminare tradizioni modalità devozionali e a stroncare dei credenti.
Noi sappiamo che per il cristiano, la legge deve essere fatta per l’uomo e non viceversa.
In attesa di una risposta, porgo, anche a nome dell’associazione, un filiale saluto.
Associazione Amici del Museo di Porta falsa
Il presidente Paolo Zacchino