Nardò, terra di Teutonici e Templari? Un articolo di Pinuccio Antico

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templari 

La notizia che a Nardò ci sia stata la presenza di almeno un Teutonico ormai è nota sin dal 1925 (P. COCO, I Cavalieri Teutonici nel Salento. Appunti e documenti, Taranto 1925) ed è stata già ripresa da altri studiosi, tra cui, M. MENNONNA, P. PISACANE, G. CACCIAPAGLIA, Come eravamo…, Nardò 1996).

Ritornare, quindi, su questo argomento è del tutto superfluo.

Mi sembra, invece, di grande interesse far conoscere che Nardò è stata patria almeno di un Cavaliere Templare, Giovanni de Neritone, vissuto a cavallo del sec. XIV, già indicato da M. R. TAMBLÈ, Aspetti e momenti di spiritualità e vita religiosa a Nardò tra medioevo ed età moderna, in “Agenda 2005”, a cura di M. MENNONNA, per la Presidenza del Consiglio Comunale di Nardò, Galatina 2005.

A dire il vero, in base alle scarne notizie, sembra che il protagonista non abbia dato grande esempio di lealtà.

Infatti, in uno dei tanti processi tenutisi da parte dell’Inquisizione contro i Templari, accusati di eresia, comparve proprio Giovanni.

Nel processo di Brindisi del 1310, presieduto dal vescovo della diocesi Bartolomeo, il Nostro era uno dei due testimoni dell’accusa contro i Templari.

In linea con il teorema dell’Inquisizione, Giovanni, entrato nell’Ordine nel 1292 presso la loro Casa di Barletta alla presenza del «praeceptor di Apulia», Rainaldo di Varena, sostenne che più volte dal superiore e dagli altri «fratres» era stato sollecitato a rinnegare e a calpestare la Croce, nonché ad adorare un gatto. A conferma di ciò, raccontò che un giorno all’apparire di un gatto dal pelo grigio tutti i Cavalieri si alzarono in piedi, si tolsero i cappucci e lo adorarono. E non solo: confermò anche atti di sodomia ed altro all’interno dell’Ordine.

La storia intorno ai Templari è nota ed è chiaro il motivo persecutorio di natura economica messo in atto da re Filippo di Francia, prima osteggiato e, poi, in un certo qual modo, appoggiato dal papa Clemente V, così anche il nostro Giovanni, forse per salvarsi, testimoniò contro i Cavalieri.

La conferma dell’esistenza di questo personaggio è avvenuta in modo indiretto.

Infatti nel corso della ricerca dei cognomi, prima della Nardò del sec. XVIII ed ora di tutta la provincia di Lecce (attuali cognomi presenti), si ha l’opportunità di consultare migliaia di documenti.

E così, come per il passato, sono apparse notizie nuove sul ruolo di Pietro Gaballone o Gabellone nelle vicende del 1647 e sull’articolazione urbana intorno alla chiesa di San Giuseppe patriarca, pubblicate dall’“Ora di Nardò”, dall’attuale ricerca è emerso il templare Giovanni.  

Di certo altre novità e conferme emergeranno dalla ricerca in corso, che svolgo insieme ad Enrico Ciarfera, Antonio Manieri, Mario Mennonna, Cecilia Napoli e Giovanni Zacchino, anche su argomenti non strettamente legati al nostro obiettivo della ricostruzione etimologica e storica dei cognomi della provincia di Lecce.

Questo è il bello della ricerca: trovare nuove notizie e nuovi elementi, che sono i tasselli che servono a scoprire le nostre radici e a salvaguardarle.

Tale linea stiamo continuando a rispettare con questa nuova pubblicazione, che seguirà e precederà altre, finché non verrà alla luce nel prossimo anno.

Con sinergia, che si richiede a quanti credono di trascorrere il loro tempo a studiare, ad arricchirsi di conoscenze e ad elargire i propri risultati, si può tanto compiere e tanto contribuire alla crescita culturale di Nardò… e chissà se non emergeranno nuovi personaggi di Nardò, ma questa volta -auguriamoci- non della schiera del templare Giovanni, testimone dell’Inquisizione.  

Giuseppe Antico