NARDO' - Paolo Zacchino ricorda il proverbio: “Ci uei la massara pumposa, Natale ‘ssuttu e Pasca muttulosa”. (trad. Se vuoi vedere la massaia felice e in salute, il tempo, a Natale, deve essere asciutto, ma freddo e la Pasqua molto nuvolosa con pioggia incostante).
Sono state queste, se ben ricordate, le caratteristiche perfette di questa stagione!
Ne abbiamo conferma dall’esplosione della natura che si presenta rigogliosa in tutte le sue diverse sfaccettature. Nei boschi, nei giardini, lungo le alberature cittadine e anche in quei luoghi inattesi che si dovrebbero invece ‘manutenere’ o meglio controllare. In effetti se l’agricoltura fosse il volano indicatore e produttore della nostra ricchezza, potremmo essere felici dei risultati di questa stagione. Invece i pannelli fotovoltaici che oggi coprono grandi superfici del nostro territorio, non conoscono stagioni, anzi pongono “in ombra”, la terra volgendole le spalle e segregandola in labirinti di filamenti metallici, quasi una prigione.
Sì, proprio quella terra che ha saputo sempre generare la vita ed ha segnato ricchezza, commercio, desideri, felicità di intere popolazioni e città per secoli e secoli.
Lo chiamano progresso, ma invece, ha tutte le sembianze di un modello di sviluppo assolutamente sbagliato e ne vedremo delle belle, nel breve giro di una decina d’anni. Pessimismo? Macchè, si tratta di realismo, basta leggere i messaggi che tra le righe di questa equivoca, malsana, decadente realtà, si possono facilmente scoprire. Almeno per quelli consapevoli di queste trasformazioni aberranti e di questi risultati arrogantemente imposti.
Ci vuole sensibilità e lungimiranza anche nelle trasformazioni indirizzate allo sviluppo. E allora perché non pensare a serre o capannoni, industrie, magazzini, stalle, centri commerciali, edifici pubblici, con tetti fotovoltaici?
E, mentre passa il tempo (tanto) solo per prendere queste ‘normalissime’ decisioni, e la politica rimane perplessa a pensare, pensare, pensare, “cerchiamo almeno di ‘sfoltire’ in maniera decisa qualche ciuffo d’erba mal posto” No, non è una metafora orientata alla critica dei partiti, tanto si sa che la lunga immobile paludosa attesa, presagisce “rimpasti” (ne abbiamo vissute diverse di queste fasi, se ben ricordate, nel decennio passato, e abbiamo imparato la lezione).
Se i bambini di una scuola si abituano e vedere i loro spazi assediati da sterpaglia, se l’alberatura soffoca la storia di una torre costiera, se il centro storico langue fra l’erba e se i filari di alberi in città non consentono che vi si passeggi, mi dite che città d’arte e dell’accoglienza è mai questa?
Ringraziamo Andrea e Massimo per le foto, intanto l’Osservatorio sulla città, annota il silenzio di maggioranze distratte e l’atteggiamento di opposizioni che non pungolano su temi fondamentali, evidenziando, magari, alternative urgenti e necessarie di programmi e priorità d’intervento per la riqualificazione della città.
E Nardò attende…
OSSERVATORIO SULLA CITTA’ – Nardò (Le)
