NARDO' - Il centro studi 'don Milani': "Il 'Giovanni Paolo II', così, mai più!"
Il Centro Studi "don Milani", diventa giorno dopo giorno un polarizzatore di istanze che arrivano direttamente dai cittadini. "Con impegno serrato, fatica e abnegazione siamo riusciti a creare uno spazio realmente funzionante che - dice il coordinatore Paolo Marzano - va maneggiato attentamente, con responsabilità e cultura". E ancora: "Uno spazio condiviso dai cittadini che viene frequentato sempre da gente nuova perché curiosa di assistere ai primi passi di quella 'partecipazione democratica' utile ad un paese in trasformazione. Tra 'linee di fuoco verbale' incrociate, fin troppo contrapposte, figlie dell'indifferenza perpetrata in questi anni, si finisce, per non ascoltarsi e si continua a parlarsi, sempre e solo, addosso. Così, noi del Centro Studi, abbiamo voluto creare un canale privilegiato di confronto, facendo scorrere su una corsia preferenziale, il dialogo ponderato sulla base di un sereno dibattito che urge continuamente alimentare, specialmente in una fase complessa come quella che stiamo vivendo". Ed è in quest'ambito di gruppo condiviso che sempre più, vengono a galla realtà assolutamente 'fuori dalla grazia' come quella dello Stadio Giovanni Paolo II di Nardò.
"Già la denuncia di alcuni tifosi e poi quella del Centro Studi, ha posto tempo fa, all'attenzione dei media locali, l'assoluta impossibilità ai diversamente abili di accedere allo stadio comunale, ma poi, vedendo sul posto, in quali condizioni vengono ricevuti gli ospiti in sala stampa, allora noi del Centro Studi "don Milani", poniamo, tali criticità, all'attenzione dell'Amministrazione Comunale avvertendo dello stato di degrado avanzato portato alla luce, dalla testimonianza di sportivi, operatori giornalistici o rappresentanze nazionali sportive che, in quegli spazi hanno dovuto lavorare, mentre evidentemente, altri hanno preferito andarsene da quel posto poco sicuro che, chiamarlo 'accogliente' o 'riservato', ci vuole molto coraggio (tutto raccontato da testimoni dei fatti)".
E se il 'refrain' del Coordinatore del Centro Studi "don Milani", è: "quanta città ci manca?", la risposta a questa domanda non poteva che arrivare da uno dei più appassionati componenti del direttivo del Centro Studi, Fernando Pero, il cui cuore granata è sempre stato lanciato oltre gli ostacoli e le barriere. In qualsiasi condizione, l'appassionato tifoso da sempre, ha portato a termine il suo lavoro di cronista radiofonico. La situazione presentata al direttivo del Centro Studi, ha smosso diverse coscienze di cittadini che pretendono sempre più rispetto e di essere trattati con onestà intellettuale. Il piccolo dossier fotografico, parla chiaro, tanto da lasciare a bocca aperta. Certo uno spettacolo del genere farebbe rabbrividire qualsiasi sportivo, spettatore, curioso o giornalista.
Il Centro Studi "don Milani", pur con tutto l'impegno e il lavoro che giorno per giorno dimostra di condurre, a favore della costruzione di un tessuto ampiamente condiviso e collaborante della città, non può avallare o condividere il modo di procedere e denuncia, con queste foto, la critica situazione dello Stadio "Giovanni Paolo II" di Nardò. Si auspica perciò che la maggioranza sia più attenta ad ascoltare il quotidiano dei cittadini e l'opposizione a collaborare costruttivamente o proporre concrete alternative. Parlarsi solo addosso, è evidentemente, 'gioco facile', per chi non ha programmi; ora però è il momento dell'agire. Occorre una seria ri-valutazione e una riqualificazione che preveda l'abbattimento delle barriere architettoniche esistenti. A breve verranno consegnate presso l'ufficio di riferimento delle note e delle riflessioni che diversi giornalisti sportivi hanno rilasciato al Centro Studi "don Milani", nella persona di Fernando Pero che descrivono i pericoli e le condizioni in cui hanno dovuto espletare il loro lavoro nell'alternanza delle stagioni con vento, gelo, pioggia, caldo in un 'gabbiotto' che ormai è simile ad una roulotte di un campo profughi. Quello delle foto, e di altre che verranno, oggi è il glorioso e storico Stadio Giovanni Paolo II visto dagli operatori sportivi e non vissuto, dai disabili per ovvie ed acclarate cecità gestionali/progettuali. Ma il silenzio, sulla grandissima potenzialità sociale dello stadio Giovanni Paolo II, ora, è ancora più pesante di sempre.
Lo sport in genere, e il calcio in particolare, è rispetto, altruismo, lavoro di squadra, sacrificio, impegno continuo, ed è una strada per la fondamentale educazione alla condivisione, sia di sconfitte che insegnano, ma anche di vittorie che compensano, inorgogliscono e fanno crescere.
Tutto quello che ruota intorno al calcio, come sport più praticato e capillarmente distribuito sul suolo nazionale, non può fare altro che inorgoglire e educare le nuove generazioni al grande vantaggio di avere in città, una sede sportiva storica, importante, adeguata, appropriata, degna e grande quanto può raccontare solo, un cuore granata. Uno 'spazio' sportivo di questa mole ed importanza, è un obbligo sociale che 'dobbiamo' dedicare, alle nuove generazioni e alla città di domani.
Il Centro Studi "don Milani", consapevole della situazione complessa di fronte alla quale, Nardò dovrà porre le basi e scegliere la strada per un suo futuro possibile, auspica maggiore impegno da parte degli organi gestionali, il 'rispetto' della grande responsabilità che i cittadini hanno consegnato all'Amministrazione della città aprendo una nuova fase di condivisione degli obiettivi. Il fine, è riuscire a guardare con maggiore sicurezza, quella costruzione del 'bene comune', inteso come necessario programma reale per il futuro del nostro territorio.
Coordinamento del Centro Studi "don Milani" - Nardò
