*VIDEO* - La grande risorsa del futuro? E' la pupù ma non ce lo vogliono far sapere

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NARDO'/TERRE EMERSE - È “il grande bisogno”, ma può diventare la grande e insospettabile risorsa. Solo in Italia si producono più di due milioni di tonnellate di feci umane, mentre nel mondo oltre due miliardi e mezzo di persone non hanno servizi igienici. A Nardò e Porto Cesareo se ne sta parlando tanto in questi giorni ed è inspiegabile che il futuro, così come si è potuto ascoltare durante la trasmissione, sia esclusivamente quello del riutilizzo delle acque (e della pupù) mentre qui si vuol andare in controtendenza: gettando in mare l'acqua con tutto il, prezioso, bambino.

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Ieri sera a “Cosmo”, un programma ideato da Gregorio Paolini e condotto da Barbara Serra, in onda alle ore 23,45 circa su Rai3, si è parlato di un argomento spesso considerato innominabile: cosa succede ai nostri rifiuti una volta tirato lo scarico del bagno? Eppure gestire e riutilizzare gli escrementi potrebbe essere una fonte di ricchezza, oltre che di salute.

Dall’oro nero alle bandiere blu. In Italia i depuratori e gli impianti fognari funzionano? E quando questo non avviene quali sono le conseguenze per l’ambiente? E per i nostri mari? Un documentario realizzato dai videomaker di Cosmo ha ricostruito il percorso di una delle fognature più importanti d’Italia, su cui gravano i rifiuti di milioni di abitanti: Napoli. Quali sono i rischi quando le fogne non funzionano? E quando non esistono del tutto? Dalla Svezia all’India agli Stati Uniti, Cosmo ha attraversato i continenti per scoprire come da problema sanitario le fogne possano diventare una risorsa economica.

In studio con la giornalista Barbara Serra ne discuteranno ospiti ed esperti: Sebastiano Venneri, vicepresidente e responsabile mare della Legambiente, Claudio Lubello, docente di ingegneria ambientale all’università di Firenze, Matteo Vitale, docente presso il Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive dell’università La Sapienza di Roma, Gianni Andreottola, docente di Ingegneria ambientale all’università di Trento.