NARDO' - Era il 24 marzo 2009 quando l'operaio di Nardò, 49 anni, venne soffocato da una montagna di terriccio e detriti durante lo scavo di una trincea per un impianto fognario.

L'uomo era sul fondo del solco, profondo cinque metri, in corso Unione Sovietica, ai piedi di un condominio. Nello stesso incidente rimase ferito un altro operaio, un romeno di 32 anni, che riuscì a fuggire dal buco della morte.
Ieri il pm di Torino, Sabrina Noce, ha chiesto quattro condanne a pene tra due anni e tre anni e mezzo di reclusione per omicidio colposo.
Per Antonella Maulà, progettista e direttore dei lavori, sono stati chiesti due anni di reclusione in quanto è la sola ad avere risarcito le parti civili; per Patrizia Pinto, datore di lavoro della ditta affidataria, e Domenico De Luca, titolare di un’altra ditta che lavorava nello stesso cantiere, sono stati chiesti tre anni; per Massimo Folle, responsabile del cantiere, sono stati chiesti tre anni e mezzo.
A pronunciare la sentenza sarà il giudice monocratico Melania Cafiero.
LA CRONACA DEL 24 MARZO 2009
Da sotto la coltre di terra arriva lo squillo chiaro del cellulare. Vincenzo Romano, 50 anni, partito 5 anni fa da Nardò, in Puglia, per lavorare come carpentiere a Torino, però non può più rispondere. È morto sepolto sotto un metro di sabbia scura, ucciso dalla frana che lo ha travolto mentre lavorava allo scavo di un collegamento fognario. Corso Unione Sovietica 493, cinquanta metri di strada interna senza nome, alle 16.30 di ieri: è in quest´angolo della periferia sud che si conta l´ultima vittima del lavoro. Romano è un artigiano.
A Nardò faceva l´imbianchino, a Torino si è trasformato in carpentiere, specializzato in scavi sotterranei. Un lavoro pericoloso che ha nascosto alla moglie, Annamaria Caraglia, 52 anni, rimasta al paese e che ora dice tra le lacrime: «Tornava a casa ogni quindici giorni. Diceva che andava tutto bene e che presto ci saremmo ricongiunti, che aveva un lavoro». E di lavoro Vincenzo Romano è morto. Da artigiano lavorava allo scavo che avrebbe dovuto allacciare al collettore comunale le acque nere dei civici 9, 11, 13 e 15 della strada senza nome. «I lavori erano iniziati il 17 marzo», ricorda Francesco Cervelli, amministratore degli stabili interessati.
E Domenico De Luca, titolare della Dgd di Montanaro che aveva il lavoro in subappalto dalla Edil Pinto di Fabrizio Di Pinto, spiega: «Quindici metri di scavo, niente di più. E la parte più difficile era già fatta, mancavano due metri, forse tre alla conclusione».
Ieri alle 16.30 in quella strada senza nome di Mirafiori dentro quel buco profondo quattro metri c´erano «l´artigiano» Vincenzo Romano, Nicoletae Gheorghita Sandu, un romeno di 25 anni dipendente della Dgd, e il responsabile del cantiere Massimo Folle che seguiva i lavori dal marciapiede e che ora ricorda: «Ho sentito un boato fortissimo». Il crollo del fianco sinistro dello scavo è arrivato all´improvviso. «Non c´erano pareti di contenimento - spiegano i vigili del fuoco - solo un ponteggio di due piani che serviva per muoversi nella buca». Fanica Arefi, il romeno arrivato con il camion per portare via i detriti dello scavo, è riuscito a salvare il connazionale che era sul secondo piano del ponteggio. Ricoverato al Cto, Nicoletae Gheorghita Sandu se l´è cavata con molta paura e qualche escoriazione. Vincenzo Romano invece è stato inghiottito dalla frana dopo un secondo crollo, quello del fianco destro. I vigili del fuoco, intervenuti con trenta uomini e due carri-crolli, hanno dovuto scavare per ore per strappare l´artigiano alla terra. I soccorritori del 118 hanno fatto in tempo a sentire le ultime invocazioni d´aiuto arrivare da sotto terra. Il life detector dei pompieri ne ha individuato il battito cardiaco per una manciata di minuti. Poi il silenzio. Il corpo senza vita di Vincenzo Romano è stato strappato alla terra alle 19. L´inchiesta è stata affidata al pm Sabrina Noce che ha ordinato il sequestro del cantiere.

