Occhio all'illusione: stavolta non è "A" o "B" con *FOTO*

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NARDO' - Sembrerebbe, ma non è A o B. E, questa volta, il giochino è più intrigante del solito.

guglie

Si tratta di immagini: a sinistra la guglia in piazza del Gesù Nuovo a Napoli del 1747 è la guglia dell'Immacolata napoletana. Del 1769 invece è la nostra guglia. Erette con soldi e per volontà popolare. Decorate e addobbate con caratteristiche fantasiose quasi teatrali, rientrano negli intenti celebrativi in onore dell’Immacolata Concezione (8 Dicembre).

Invece, il particolare oggetto, ‘guglia’, deriva dai modelli antichi degli obelischi egiziani.

Stavolta non è una condizione di ‘scelta’ tra una soluzione A o l’altra B, ma di percezione di ciò che ci circonda, con i suoi riferimenti assonanti, comprese le loro diverse varianti, appartenenti tutte al paesaggio storico.

Chi leggerà questa notizia e vedrà la foto sarà certo in grado di ricavarne maggiori notizie documentarie, dalla rete e dai siti che parlano di quei bellissimi monumenti.

Qui, invece si ragiona sull’evidente e preziosa ricchezza che può realizzarsi con l’arredo urbano. Anche le storiche ‘guglie’, infatti, facevano e fanno parte di quella lettura dello spazio dei centri storici; sono strutture d’arredo e non ‘architetture’. Contribuiscono alla percezione del ‘vuoto’ di una piazza arricchendolo e rendendolo visibilmente “condivisibile”, sono ‘oggetti’ altamente relazionali; un concreto riferimento urbano, ma di completamento sociale e di identità.

In origine le strutture delle guglie erano di legno e carta (esempio ancora esistente ‘i gigli di Nola’), addobbate all’inverosimile, si definivano infatti “architetture effimere” destinate ai festeggiamenti o alle grandi ed importanti ricorrenze.  A che cosa serviva un’ “architettura effimera”?

A creare un’atmosfera di condivisione popolare, di un evento, vissuto intensamente e contemporaneamente, da tutti i cittadini che si ritrovavano attorno ad un’idea unitaria, intorno ad un segno, un simbolo.

Il senso del “bene comune” e della possibilità di sperare in una città migliore, meravigliosa e possibile, dunque, affidava alla simulazione strutturale delle “architetture effimere”, il concetto di “cambiamento” e di dis-continuità.

“Osservatorio sulla città” - Nardò (Le)