NARDO' - Il fatto risale a due anni fa: è il tardo pomeriggio di un afoso 27 agosto 2009, in una stradina in zona “Penta”, i rapporti tra Cosimo Damiano Falangone e un suo vicino sono arrivati al capolinea. Da tempo i due sono soliti confrontarsi a viso aperto, i continui litigi vanno avanti senza esclusioni di parole. Quel giovedì, però, dalle parole si passa ai fatti. Il telefono del Commissariato di Nardò squilla, dall’altra parte del filo un 35 enne di Nardò: “venite, il mio vicino di casa mi ha minacciato col fucile”.
La Volante, avendo appreso ciò, si reca immediatamente presso la vicina abitazione del Falangone, che pur riconoscendo il diverbio con il vicino, nega di aver fatto uso di arma asserendo di aver estratto al culmine della lite, dal vano bagagli della sua autovettura, un bastone di legno che esibisce agli agenti.
I poliziotti non pachi di quanto asserito,effettuano una perquisizione rinvenendo, occultato tra le pale di un grosso fico d’india, un fucile ad aria compressa intestato al figlio ma illegalmente detenuto da Falangone e classificato quale arma comune da sparo.
Per questo l’uomo veniva denunciato per i reati di minaccia aggravata e detenzione illecita d’arma comune da sparo, mentre il figlio veniva denunciato per omessa custodia d’arma.
Oggi, terminato l’iter processuale, i poliziotti del Commissariato di Nardò hanno eseguito il provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Lecce, Ufficio Esecuzione Penale, che ha condannato Falangone alla pena di un anno di reclusione e 300 euro di multa da espiare in regime di detenzione domiciliare presso la sua abitazione.