VILLAGGI & CEMENTO? Don Raffaele Bruno spara al bersaglio in piazza a Santa Maria al Bagno

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NARDO' - Una presa di posizione severa contro il villaggio dei Cafari con il nome di Renata Fonte innalzato ancora una volta come un muro in difesa del territorio. Alla fine un piccolo esercito di nuotatori e altri sportivi si lancia in mare. Noi c'eravamo per documentare tutto per voi.

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Don Raffaele Bruno, rappresentante in Puglia di “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, prima benedice la nuotata leggendo un passo del Cantico delle creature di San Francesco D'Assisi e poi alza il tiro: “il sole, il vento, la terra sono il volto di Dio. Siamo qui perché vogliamo che la terra rimanga bella e che torni bella. In questi giorni sono cominciati i discorsi doppi: è lecito o non è lecito? Noi vogliamo andare al di là della legge, noi vogliamo che la vita sia bella. Vogliamo che Portoselvaggio rimanga bello, ricordiamo Renata e facciamo i custodi della vita: a norma delle leggi forse si può anche costruire ma a norma della bellezza della vita questo non si può, non si deve, non lo vogliamo fare”.

Sul posto ci sono molti dei paladini dell'ambiente: Marisa Capone di Libera Lecce, Clara De Braco del presidio di Nardò, Oreste Caroppo, un guerriero per l'ambiente, anima del forum ambiente e salute del Salento. Poi le due figlie di Renata, Viviana e Sabrina Matrangola, che hanno deciso di sposare l'idea di Antonio Russo e Salvatore “Drake” Masciullo, intenzionati a dedicare una nuotata a tappe per collegare idealmente Santa Maria al Bagno a Portoselvaggio dove è stata posizionata una piccola iscrizione dedicata alla Fonte e incastonata in uno scoglio.

Alla nuotata hanno partecipato in tanti, a nuoto o anche in canoa o kajak, tutti intenzionati a contribuire alla giornata di sport ma anche a dare un segnale, un appiglio all'Amministrazione che si prepara ad una importante battaglia che pare avere già il ventre molle: un villaggio turistico da sessanta ettari da realizzare in località Cafari, salvaguardato come previsione del vecchio Prg nel momento in cui è stato istituito il parco di Portoselvaggio-Palude del Capitano.

A proposto: sul posto c'erano solo cittadini liberi, nessun politico, e molti turisti che hanno sposato la causa conoscendo la bellezza del territorio neritino. L'Amministrazione Vaglio, all'epoca, considerò strategico salvaguardare alcune previsioni di comparti del Prg ricadenti nel parco pur di non rallentare l'iter della creazione dell'area protetta e per evitare contenziosi milionari. Il risultato è un ibrido mostruoso: nel parco si può rovesciare ancora una slavina di cemento.