SANTA MARIA AL BAGNO - Una figura esile e signorile. Con dentro la potenza di fuoco della taranta.
Il mito vero è lui, l'ultimo sopravvissuto di quella misteriosa casta di barbieri-terapeuti che è stata parzialmente dimenticata a vantaggio della spettacolarizzazione del Tarantismo. Stasera, a Santa Maria al Bagno, si terrà la dodicesima edizione del memorial dedicato al barbiere-violinista, ultimo protagonista di numerosi rituali terapeutici del tarantismo salentino e personaggio chiave di uno dei più importanti saggi dell’antropologia italiana, “La terra del rimorso” di Ernesto De Martino.
Le teorie e le interpretazioni sul tarantismo del maestro Stifani fornirono un contributo indispensabile all’indagine di De Martino, svelando il volto di una cultura popolare millenaria formata da un vero e proprio sistema di regole e di usanze condivise al suo interno.
E’ proprio Stifani ad accompagnare De Martino nelle sue ricerche, permettendogli di entrare in quel mondo difficilmente raggiungibile da un intellettuale estraneo. All'inizio degli anni '90 fu lui il “cicerone” di Georges Lapassade, il primo sociologo francese a studiare il rap e gli modificati di coscienza. Fu lui, quasi in incognito, a raggiungere la Masseria Boncuri, alla periferia di Nardò, per incontrare il padre riconosciuto dei “guaritori”, il barbiere-musicista-terapeuta Gigi Stifani.
Erano i primi anni Novanta e Lapassade, in quella memorabile intervista rimasta nella storia europea del settore, diede forza ai propri studi associando la trance indotta dalle note lunghe e sibilanti del violino con i ritmi ossessivi della musica techno donando alla Taranta la sua aura di favoloso sincretismo con le culture del bacino del Mediterraneo raccordando al Tarantismo le culture nordafricane e afroamericane, con interesse particolare per i temi della trance.