Equivoci e "mediterraneità". C'è chi si ostina ad osservare

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NARDO' - Nel giugno 2005 appariva allegata ad un mio scritto su La Voce di Nardò, un’immagine particolare. Una ‘tarantola’ che muovendosi filava una tela formata da cosa?

mediterraneitDal diagramma solare che è necessario per calcolare le varie esposizioni lungo l’arco dell’anno. Questo grafico permette agevolmente di calcolare il fotoperiodo stagionale, l’esposizione, l’angolo di incidenza del sole e le zone d’ombra. Non immaginate l’importanza di questi semplici dati per risparmiare un’enorme quantità di danaro. Eppure pensate che qualcuno si chieda per caso come è orientata la sua casa prima di costruirla?

Il ‘salto’ vi chiediamo di fare è assolutamente concettuale, ma assolutamente reale, cioè attinente al nostro quotidiano. E non vale certo la pena costruire baite austriache o ‘mbracchiate’ oppure ‘suppenne’ sui tetti, isolandole, per poi applicarci energivori condizionatori che dai 40° esterni portano la temperatura ad uno stadio pre-primaverile, all’interno (quale abominio!) oppure ancora creare giardini formati da piante che assolutamente hanno bisogno di grandi quantità d’acqua.

Questo, per le regole mediterranee è l’affronto più volgare, un’eresia naturale che solo la più disgregata confusione culturale dei nostri tempi può assecondare e agevolare.

Immaginate un chirurgo che conosca benissimo l’importanza di un intervento, ma non conosce assolutamente l’uso e la qualità degli strumenti per intervenire !!! Questo è il nostro caso. Una metafora reale che riguarda la confusione dei processi di riqualificazione del nostro territorio. Limitare l’invasività e l’impatto, conoscendo le migliori procedure e gli strumenti adatti per quelle caratteristiche morfologiche, direttamente proporzionate alla risposta del corpo-paesaggio.

Ricerchiamo il miglior modo di vivere, ma poi ci affidiamo a scelte che assolutamente sono fuori dalle regole delle matrici mediterranee. All’osservazione però deve seguire una proposta e l’Osservatorio sulla città certo non si è mai tirato indietro. Ne abbiamo già abbondantemente parlato ma la ‘resistenza’ incontrata deriva dalla faticosa trasformazione culturale in corso e da una forma di adattamento lento alle nuove direttive che, ricordate bene, la stessa natura ispira, detta e regola. Chi non le rispetta o non prevede di seguire quest’intenzione, alla lunga, è confermato, perderà un sacco di soldi: in riscaldamento, raffrescamento, riuso delle acque, recupero dell’energia dal sole, dal vento o da altri possibilissimi sistemi. Perciò insistiamo e cerchiamo come Osservatorio sulla città di essere propositivi e sconfiggere quella ‘piega-piaga’ tecnicamente e compositivamente degradante. L’Osservatorio è composto da persone appassionate sostenitrici di un’architettura aggiornata e comunicativa intesa come progresso di sviluppo per il territorio. Non si tratta di ‘ritornare’ o di ‘ripartire’ oppure di ‘riproporre’ o addirittura di ‘indicare’, ma di riflettere e discutere sulle occasioni mancate e perse per quel tanto agognato salto di qualità che la nostra zona deve comunque effettuare di qui a poco tempo, pena l’incalcolabile declino e l’omologazione di Nardò, ai peggiori paesaggi marginali italiani. Quello che obbligatoriamente l’architetto deve fare è ‘rielaborare’ in chiave contemporanea quei valori formali, quelle visioni antiche per sensibilizzarne le appartenenze d’uso, quei segni tradizionali, quelle proposte progettuali che già la nostra terra ci indica e ci rivela (vedere La forma del Tempo di G.Kubler, Einaudi e Vita delle forme di H.Focillon, Einaudi e anche di R.Arnheim Il pensiero visivo e sempre di R.Arnheim Il potere del centro).

Queste imponderabili tracce di memoria e del nostro presente, in effetti, arrivano dalla sua essenza storica che il tempo ha saputo modificare selezionare differenziare preservandone le giuste funzionalità. L’imprudenza di cadere in pseudo-soluzioni progettuali ‘nauseanti’ a scapito delle peculiarità storico-funzionali, evidenziano l’esplicita pigrizia culturale di base. Come se fosse in atto un adattamento alle condizioni costruttive più omologanti e piatte. Bisogna comprendere che il nostro tempo ha determinato delle condizioni d’uso degli ambienti e dei percorsi distributivi nelle abitazioni, ben diversi da quelli utili a quelle strutture antiche. Per cui, è chiaro che occorra responsabilità nella progettazione e difenderla da questi ‘attentati’ costruttivi! Il risultato dell’accozzaglia di elementi incautamente giustapposti, purtroppo ricrea ‘citazionismi’ di cattivo gusto e tante tante occasioni perse per l’architettura del nostro paese e non solo. Manca lo studio e una profonda intelligente dose di ‘cultura storica dei materiali’ locali, supportati dalla ricerca storico architettonica necessaria. Notevole la spesa economica per decorare le abitazioni moderne con un maquillage d’altri tempi. L’errore madornale, da sottolineare in rosso, è proprio l’atteggiamento remissivo nei confronti della progettazione; vediamo allora sorgere case Frankenstein. Ancora si pensa che la ‘gradevolezza’ abitativa si risolava con tre o quattro colonne di cemento, un pronao d’ingresso, due - tre archi, 6-7 metri lineari di balaustra con colonnine, una ridotta scalinata a tenaglia, un tetto a gronda ecc…

Bisognerebbe dare una svolta per superare queste problematiche prima che Nardò e le sue marine caschino nell’abisso del qualunquismo formale a scapito di una ripresa turistica che pure alle caratteristiche mediterranee guarda con curiosità (sono auspicabili per esempio dei concorsi d’architettura per progetti pubblici, per il verde, per i parchi, per le piazzette del centro o per riqualificare le mura intorno alla parte storica, ma anche i privati cittadini potrebbero scegliere con cura le soluzioni adottate). Occorre comprendere quelle caratteristiche della mediterraneità ormai maltrattata e reclusa come parente povera che, se rivalorizzate, certamente farebbero risorgere nuovi circuiti virtuosi a difesa della qualità architettonica e funzionerebbero da riferimenti didattici per educare le nuove generazioni al rispetto del nostro ambiente.

http://www.lavocedinardo.it/voce2005/voce62005pdf/voce62005int.pdf 

Osservatorio sulla città - Nardò (Le)