Il Ctp e la città di Nardò hanno detto chiaramente di no, onorevole ministro Clini. Perché ostinarsi?

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NARDO'/PORTO CESAREO - La condotta sottomarina che dovrà sfociare ad un chilometro dalla costa di Torre Inserraglio diventa una questione nazionale grazie ad una interrogazione parlamentare.

 

Al Ministro per l'Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare.

Premesso che:

l'approvazione in corso presso la Regione Puglia del progetto preliminare per la realizzazione del sistema fognario e del depuratore di Porto Cesareo nonché del collettore che dovrà veicolare i reflui del suddetto depuratore nella condotta che attualmente scarica in mare in località Torre Inserraglio di Nardò i reflui di quest' ultimo comune, contestualmente all'affidamento dell'appalto per la redazione del progetto esecutivo della condotta sottomarina che scaricherà sia i reflui di Porto Cesareo che quelli di Nardò a circa 1100 mt dalla linea di costa e a -30 mt di profondità (contrariamente al progetto originario che prevedeva la lunghezza della condotta di 3600 mt), suscita non poche preoccupazioni e perplessità ancora maggiori per le considerazioni che seguono;

a parere dell'interrogante, del tutto conforme a quello espresso sull'argomento dal Comitato della Tutela del Paesaggio (CTP) di Nardò, l'inopportunità di tale intervento (peraltro già segnalata alla Regione Puglia, ai comuni di Nardò e di Porto Cesareo, alla provincia di Lecce, all'Ufficio Parchi e Riserve naturali della Regione Puglia, all'AQP ed altri soggetti interessati) è del tutto evidente per le conseguenze inducibili sull'ecosistema marino dall'immissione di enormi quantità di nutrienti in mare accompagnati da un' insostenibile carico di elementi chimici naturali e di sintesi;

tale condotta scaricherebbe, inoltre, in un area marina interessata da un intensa attività antropica e nella quale due tra le più importanti marinerie d'Italia (Gallipoli e Porto Cesareo) esercitano permanentemente la pesca professionale che si aggiunge a quella sportiva ed amatoriale;

siffatte scelte amministrative evidentemente inopportune e dannose, e comunque in contrasto con una seria politica di salvaguardia ambientale, andrebbero immediatamente corrette nel senso di ricercare soluzioni  alternative - agevolmente individuabili - allo sversamento in mare;

le preoccupazioni esposte vengono esponenzialmente accresciute dal fatto che la condizione attuale del depuratore di Porto Cesareo è assolutamente fatiscente e gravemente disfunzionante  e, peraltro, la sua permanenza nell'attuale località è stata messa in seria discussione dal TAR  Lecce che, con sentenza del 7 luglio 2010, all'esito del procedimento introdotto nel lontano 1994 dai proprietari dei terreni e degli immobili adiacenti l'impianto, assecondati dall'intervento "ad adiuvandum" del comune di Nardò, ha annullato la localizzazione e i conseguenti atti espropriativi posti in essere dal comune di Porto Cesareo;

il contestato progetto, attualmente all'esame della Regione Puglia, dunque, si riferisce al completamento e alla messa in funzione di un impianto che, viceversa, a seguito della richiamata sentenza del TAR  Lecce, dovrebbe essere smantellato;

e ancora: la condotta prevista a valle del depuratore di Porto Cesareo, per il collettamento dei reflui sino alla richiamata località di Torre Inserraglio - in Agro di Nardò - dovrebbe svilupparsi per circa 7 km nel territorio neritino lungo un tracciato che attraversa aree ambientalmente sensibili e plurivincolate, tra le quali siti di interesse comunitario (SIC) e Parco naturale regionale di Portoselvaggio - Palude del Capitano -  istituito con legge regionale con n. 6 del 2006;

le particolari condizioni dell'area, interessata da numerose cavità carsiche, e la presenza della falda insistente nel piano immediatamente sottostante quello di campagna, rendono elevatissimo il rischio idrogeologico connesso all'opera in fieri nonché impraticabile un interramento della condotta che, appunto, verrebbe "annegata" nell'acqua di falda;

la soluzione progettualmente prevista per l'interramento della condotta implica il temporaneo prosciugamento della suddetta falda;

Inoltre, se la sentenza del TAR Lecce divenisse definitiva nelle more della realizzazione della condotta in questione, ci si troverebbe di fronte ad una situazione per cui, inibito il funzionamento del depuratore, le acque reflue del comune di Porto Cesareo verrebbero convogliate "tal quali", senza trattamento alcuno, in mare aperto, a soli 1100 mt dalla costa e sversate, a ridosso  dell'Area Marina protetta di Porto Cesareo, peraltro interessata da un progetto di ulteriore ampliamento a fronte dell'Area del Parco di Portoselvaggio;

a completare un quadro devastante si aggiunge che tale Riserva marina si troverebbe interessata dagli sversamenti di ben 3 distinte condotte provenienti dai depuratori di Manduria, Gallipoli e Nardò;

 l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative il Ministro dell'Ambiente intenda assumere per prevenire l'infausta situazione a determinarsi, fortemente contrastante con le diverse vigenti disposizioni in materia di tutela ambientale nonché con la sperimentata vocazione turistica dei territori interessati.

 Si richiede risposta orale.                                                                                                       Sen. Alberto Tedesco