NARDO' - La condotta fognaria cesarina sul tavolo della Procura della Repubblica e del Ministero dell'Ambiente.
Ecco le note dalle valutazioni del Comitato per la Difesa del Paesaggio di Nardò e movimento No Tub sulla condotta fognaria che da Torre Inserraglio raggiungerà il mare di Portoselvaggio. Si tratta di un netto “no” all'impianto.
Presso la Regione Puglia, infatti, è in corso di approvazione il progetto preliminare per la realizzazione del sistema fognario e del depuratore di Porto Cesareo, nonché del collettore emissario che dovrà portare i reflui dal depuratore di Porto Cesareo sino alla condotta (percorso di circa 6-7 chilometri, in parallelo alla costa) attraverso la quale, attualmente, vengono scaricati in mare, in località Torre Inserraglio del Comune di Nardò, i reflui provenienti dal depuratore di Nardò. È, invece, in fase di affidamento l’appalto per la redazione del progetto esecutivo della condotta sottomarina che porterà i reflui (di Porto Cesareo e di Nardò) a circa 1100m dalla linea di costa ed ad una profondità di meno trenta metri (il progetto originario prevedeva una condotta sottomarina di 3.600 metri contro gli attuali 1100 metri).
Il Ctp ha già segnalato a tutti i soggetti interessati alla realizzazione del progetto (Regione Puglia, Comuni di Nardò e Porto Cesareo, Provincia di Lecce, Ufficio Parchi e Riserve Naturali della Regione Puglia, Aqp ed altri) che le perplessità maggiori riguardano l’inopportunità dell’intervento, giacché i neritini sono del parere che debba essere cercata una soluzione alternativa allo sversamento in mare dei reflui, in quanto, così facendo, non vengono rispettati i cicli bio-geo-chimici degli elementi con conseguenze prevedibilmente dannose sull’ecosistema marino, derivanti dall’immissione in mare di enormi quantità di nutrienti: l’acqua – per quanto depurata con i sistemi tradizionali e pur senza tener conto dell’enorme oscillazione del numero degli utenti e del carico organico per lunghi periodi dell’anno – è inevitabilmente carica di elementi chimici sia naturali che di sintesi.
Poi ci sono altri particolari: il depuratore di Porto Cesareo è attualmente fatiscente e non funziona. Per di più, la localizzazione e gli atti espropriativi sono stati, di recente, travolti dalla sentenza del Tar di Lecce resa nel procedimento introdotto, nel lontano 1994, da alcuni proprietari di terreni ed immobili limitrofi al depuratore nei confronti del Comune di Porto Cesareo, nel quale il Comune di Nardò è intervenuto ad adiuvandum dei ricorrenti. Nel progetto, pertanto, sono previsti il completamento e la messa in funzione di un impianto che, in base alla sentenza, dovrà essere addirittura smantellato e, comunque, ubicato altrove.
L’intero tracciato - il depuratore di Porto Cesareo è situato proprio al confine con l’agro di Nardò - insiste nel territorio di Nardò ed è previsto che attraversi aree molto sensibili dal punto di vista ambientale e sottoposte a diversi vincoli in zone (come la Palude del Capitano) ad elevatissimo rischio idrogeologico ed è impensabile – secondo il Ctp - che la condotta possa essere “interrata” in acqua, poiché è noto ed incontrovertibile che la falda è posta immediatamente al di sotto del piano di campagna, a pochi centimetri di profondità, così come segnalato da diversi studi geologici alcuni dei quali commissionati anche dalla Provincia di Lecce.
I progettisti, consapevoli della presenza di questa falda superficiale, hanno previsto di superare il problema in un modo verosimilmente impossibile, e cioè con il prosciugamento temporaneo della falda, durante i lavori di posa della condotta, per poi reimmettervi l’acqua, a lavori conclusi.
Della questione il Ctp ed i movimenti spontanei dei cittadini hanno informato anche la Procura della Repubblica e, di recente, il Ministero dell'Ambiente.