I putti reggistemma. Da Napoli a Nardò e ritorno. Con *FOTO*

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NARDO' - Il vescovo di Nardò Ambrogio Salvio, davvero potrebbe essersi ispirato, per la soluzione della facciata di S. Domenico a Nardò, ai putti reggi stemma del portale ionico-albertiano di Palazzo Diomede Carafa (della Stadera) a Napoli. Proviamo a riflettere.

DAI PUTTI REGGISTEMMA, ALLA SERIE DI “OMUNCOLI” DEL S. DOMENICO DI NARDO’ – Ipotesi a confronto

di Paolo Marzano

reggistemma

Ambrogio Salvio, è vescovo, domenicano a Nardò, proprio a cavallo della battaglia di Lepanto (1571). Dal 1569 al 1577 la sua figura giganteggia nel Salento. E’ organizzatore, a Otranto, del sinodo che cercherà di far recepire tutte quelle regole conseguenti al complesso Concilio di Trento. Amico del Papa Pio V, il Salvio inizia la ‘limitazione’ del rito greco e rinnova oltreché culturalmente anche urbanisticamente gli ambiti domenicani di Galatone, Muro Leccese e, a Nardò, compie una vera e propria importante innovazione nella diocesi. Ma chi è questo personaggio? Prima di Nardò, troviamo il Salvio a Roma, durante il sacco (1527). Fu teologo e filosofo, scelto come confessore personale dell’imperatore Carlo V, per comprendere maggiormente la grande passione e l’intellettuale caratura dell’uomo (motivo della mia ipotesi sulla sua sensibilità artistica tendenzialmente antiquaria), si preoccupò di preservare dal saccheggio, numerosi arredi sacri e oggetti preziosi della chiesa gotica domenicana della Minerva.

E’ tra i partecipanti all’Inquisizione di Como col Ghislieri (futuro Papa Pio V), poi è a Napoli come priore presso S. Pietro Martire (altro importante motivo per sostenere la mia ipotesi) dove, dicono i documenti storici, si dedica a creare forme di arredo religioso. Ed è per questo atteggiamento di colta attenzione per le forme, per la loro difesa e tutela, con rispetto e spirito di conservazione, che la sensibilità del Salvio, indirizzata verso gli oggetti, mi sembra possibile, l’ispirazione originale, dell’uso di quei putti reggi stemma, come vettore comunicativo, da adottare per il programma iconografico e scultoreo dell’originale e preziosa facciata del S. Domenico di Nardò. Siamo, dunque, di fronte ad un putto reggi stemma posto dentro un cartiglio. Le originali soluzioni architettoniche seguono spesso questi ‘anacronismi’, nelle immagini risultanti.

I putti reggi stemma ‘abitano’, dunque, delle volute (interpretate da me come ‘cartigli aperti’) nell’atto di declamare con la loro sola ‘postura’, le norme per quella popolazione da ‘contro-riformare’ ed educare cristianamente. “Concetti rappresentati”, sulla facciata del S. Domenico di Nardò come fossero scene di un reliquiario o la pagina fitta e complessa di un codice miniato o, ancora come identificò il Manieri-Elia, come “modelli di avorio o alabastro cesellato”, (tutte condizioni, se ci pensiamo bene, di realtà espressive artistiche e di tesori, sicuramente alla portata di un teologo domenicano).

Quante volte, infatti sarà capitato che Ambrogio Salvio abbia osservato attentamente, con la sua indole dedita alla progettazione di forme e arredi sacri, quei putti reggi stemma del Palazzo del collezionista di reperti e spolie classiche, Diomede Carafa (della Stadera), a Napoli? L’ispirazione e la progettazione, nell’arte, può veramente dipendere da sfumature e tramutare in architetture le emozioni o gli oggetti del quotidiano, alterandone dimensioni e gli elementi costituenti. Gli omuncoli della facciata del S. Domenico di Nardò funzionano come “regole figurate”, traducono delle istruzioni per l’uso ‘teologico’ della disciplina, spiegando le norme per la salvezza dell’anima.

A quanto pare, il vescovo di Nardò Ambrogio Salvio, volle e scelse, con poche e semplici direttive progettuali, la soluzione che poi, il Tarantino (costruttore neritino), seppe tradurre in una facciata, totalmente diversa dal suo modo di costruire, per cui certamente suggerita da un programma iconografico‘estraneo’, molto curato, diretto e ‘colto’.

Approfondimenti su:

http://culturasalentina.wordpress.com/2012/10/05/intorno-al-mausoleo-dei-duchi-acquaviva-di-nardo-parte-terza/