Scherza con fanti e lascia stare i santi. Una lettera di Maurizio Maccagnano

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FILO DIRETTO CON I LETTORI - Più di cinque anni fa una sorta di, ahimè, infermiera, che non faccio il nome perchè non debba ritornare a subire le sue minacce di morte, mise su in questo paese, dove vivo da troppi anni, una specie di associazione di volontariato e scrisse in un fantomatico atto costitutivo che avrebbe dato assistenza agli anziani e la chiamò in modo del tutto spudorato e sfacciato con il nome di una beata.

Lei che non aveva neanche lontanamente mai letto né sfogliato una sola frase della beata suora, si permise di istituire un'associazione con dei prestanome e lei narcisisticamente si autodefinì "presidentessa". 
La costituì senza pensarci, senza capire neanche ciò che stava facendo. Forse l'intento era quello di mostrare una faccia pulita, un candore che non aveva mai avuto perché in effetti è sempre stata un sepolcro imbiancato. 
Lo fece in modo prepotente ed arrogante in nome di una santa donna che di opere di carità, bene ed amore ne aveva davvero fatte tante e sempre per gli altri, per i poveri per la gente umile e per chi nella società, in particolare in India, viveva e vive i drammi e i calvari dei dolori immani della povertà. 
L'infermiera invece era, ed è, l'opposto di tutto questo amore ed alti sentimenti, del donare agli altri: è la perfidia in persona, è la classica figura del disprezzo per la vita umana, qualsiasi cosa questa donna ha fatto nella sua vita l'ha fatto solo per avere un tornaconto personale in cambio, l'ha fatto per sfruttare e lucrare ai danni di poveri cristi, contro lavoratori che poi ha assunto in nero quando, sempre 5 anni fa, la dirigenza dei servizi sociali del Comune, sempre compiacenti con i più prepotenti, disposero di dare incarico a questa infermiera.
Deliberarono di gestire i servizi socio sanitari della Casa di Riposo del Municipio con 12 anziani ammalati di gravi patologie psichiatriche. Gli conferirono mandato sapendo che l'infermiera già lavorava presso l’Ospedale di Lecce. Ma che importa ad Comune se un’infermiera ha doppia mansione, il metodo è sempre stato da clientela spicciola. 
Che importa ad un’amministrazione comunale se i lavoratori che vennero assunti non avevano un regolare contratto. Dopo che quella casa comunale venne chiusa dalla magistratura e dalla ASL, alcune operatrici, che avevano subìto maltrattamenti ed offese denunciarono la “presidentessa”. Ad oggi nonostante i mancati adempimenti finanziari l’infermiera è stata condannata molte volte alla corresponsione di somme dovute alle lavoratrici. 
Di questa storia, che ho voluto raccontare in modo sintetico, quello che rimane impresso nella mente di tutti noi non deve essere tanto il contenzioso pendente, che comunque l’infermiera dovrà pagare, ma quanto aver avuto la disonestà e l’immoralità di edificare “sul nulla” qualcosa già in partenza destinato al fallimento e alla bancarotta. 
Aver avuto l’ambizione senza quella predisposizione d’animo di creare qualcosa per chi davvero soffre,- visto che lei non ha mai avuto difficoltà nella sua vita- in più l’arroganza di richiamarsi a chi nella vita aveva donato e dato davvero tanto, alla fine si è rivelato un boomerang, un castigo ed una punizione di Dio che di solito viene inflitta agli imbroglioni, ai truffatori e a i malvagi. Quando si dice " scherza con fanti e lascia stare i santi".

Maurizio Maccagnano