DONNE - Un racconto utile per trascorrere una buona domenica

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PDM - Il maestro Paolo Congedo scrisse senza fermarsi mai. Il popolo di Pdm lesse tutto d'un fiato e senza pause.

 


Si sedette velocemente, vicino la specchiera, aprì con attenzione la scatola 
cilindrica del fard e prese il pouff rosa. Lo specchio rifletteva la sua 
immagine fra i brillantini che tempestavano i bordi. Non così il suo occhio. 
Quel livido si era, pian piano, assorbito come il suo rapporto con lui, del 
resto. Tutto era divenuto terra bruciata, tutto era in una sospensione 
temporale ma in due universi paralleli. Viaggiavano distanti. Distanti anni 
luce. Si spostò in cucina, non senza darsi uno sguardo di sfuggita nello 
specchio del bagno, giusto per assicurarsi di avere una prospettiva differente. 
Accese la radio e Pinguli pinguli si diffuse per tutta la casa, quasi con 
violenza. Emanuela Gabrieli, di Triace, si faceva sentire. Era tutto ok. Certo, 
Luigi, il ragazzo con cui lavorava, non l'aveva bevuta, ma lui era speciale: 
sapeva cogliere le sfumature e gli riusciva di carezzare le emozioni. L'aveva 
guardata come nulla fosse, poi, con tono calmo ma deciso -quasi 
accondiscendente-, le aveva detto:- cerca di volerti bene!
Lei aveva incassato il colpo e lo avevo abbracciato. Lui aveva ricambiato con 
tenerezza, quasi con fare paterno. Solo una lacrima venne giù.
Poi era accaduto un'altra volta, poi un'altra ancora e lei le ricordava tutte 
come se le vivesse in quell'istante e ricevette lo stesso dolore di ogni volta, 
di tutte le volte. Per un periodo, probabilmente, aveva avuto anche la sindrome 
di stoccolma. Per ogni pugno una giustificazione e un dolore che accusava per 
lui, per il lavoro che non gli andava come un tempo, per ogni pugno era lei a 
chiedergli scusa, ad andargli incontro un dolore al cuore. Neppure la presenza 
dei figli aveva rallentato la sua furia, la sua scelleratezza. Mezzogiorno. Il 
campanile della chiesa rintoccò dodici, esasperanti, volte e lei si affacciò 
fuori casa per depositare, nel cassonetto vicino, il sacco nero della 
spazzatura di tre giorni. Fece attenzione a non rimanere chiusa fuori casa, 
togliendo via la chiave dalla toppa della serratura della grata. Dopo i 
ripetuti furti, dopo le paure che avevano vissuto, lui aveva deciso di mettere 
le grate dappertutto, con il risultato che ora vivevano come topi in trappola e 
l'unico sbocco verso la libertà risultava essere la grata che dava sul cortile, 
adornato con i mattoncini rossi, che abbelliva il frontale. Quel giorno, non 
senza una resistenza da parte del figlio piccolo che rivendicava le attenzioni 
della madre, li aveva mandati a pranzare dalla nonna, con la scusa di un mal di 
testa incessante. Lui rientrò dal lavoro che era l'una di una buona giornata e 
il suo umore era gioviale come non mai e lei gli andò incontro come sempre 
faceva in quelle situazioni. Un bacio a testimoniare che erano ancora insieme, 
nonostante tutto. Gli occhi di lei rilucevano ed erano stanchi. Il pranzo si 
consumò nel silenzio più assoluto, mentre lui era intento a leggere la gazzetta 
dello sport, da eccelso sportivo quale si era dimostrato in tutti quegli anni, 
con lei. Di colpo un crepitio e un fumo denso avvolse la cucina e lui non fece 
neppure in tempo ad accorgersi di quanto accadeva. Nel corridoio, vicino la 
porta d'entrata, la tenda, posizionata troppo vicino la stufa, aveva preso 
fuoco e con lei anche la pila di fogli accatastati vicino. Lui imprecò 
maledettamente come solo lui sapeva fare e i suoi occhi sputavano infamie, come 
sempre. Lei si irrigidì e strinse i pugni fino a sentire la carne che si 
incideva. Il fumo divenne soffocante e le fiamme presero il sopravvento, la 
chiave non era nella grata. Erano divenuti, in poco tempo, dei topi in 
trappola. Lui imprecava e tossiva e si muoveva come un dannato cercando 
alternative. Le grate alle finestre gli bloccarono ogni spunto, mentre le 
fiamme avevano la meglio sui mobili in truciolato. In poco tempo il fuoco ebbe 
vinse anche i loro corpi. Il primo a soccombere fu lui, aggrappato alle grate 
della finestra che dava sul cortile. Lei lo vide soffocare mentre la guardava 
con viso torvo. Solo allora aprì i pugni, ormai sanguinanti, e lasciò cadere la 
chiave.