NARDO' - Luca Caprifico e Maurizio Tedesco hanno sedici anni. Il vento tira forte, quel giorno, e il mare di Santa Maria è una massa di gelatina grigia e ocra, in odioso movimento.
(Manolo Simmini e Sergio Tedesco ricevono la medaglia al valore civile dal prefetto Perrotta)
Nel giorno di pasquetta dell'anno 2000, il 24 aprile, le marine di Nardò sono invase da comitive di ragazzi e famiglie al gran completo, con lasagna e ombrellone. Il sole caldissimo invita a stare all'aperto ma la primavera infida sta solo tendendo una trappola: il vento stira le onde e poi le spinge a forza sette contro gli scogli. L'acqua è gelida, ancora figlia dell'inverno appena trascorso.
I due ragazzi si gettano dallo scoglio chiamato “purpittone”, a causa della sua forma attondata. Sono le sedici quando Luca si lancia in mare, forse per scommessa. Poi il suo grande amico Maurizio lo segue per salvarlo, ascoltando le sue invocazioni d'aiuto. Spariscono entrambi tra le onde.
Luca viene inghiottito in pochi istanti tra le urla dei compagni del tecnico per geometri “Vanoni” e sono in centinaia, affacciati da quale balcone naturale che è la baia della spiaggetta di Santa Maria al Bagno, ad assistere ad una tragedia spaventosa, una delle vicende più disperate della storia recente della città.
Un giovane poliziotto continua ad andare su e giù sul parapetto del lungomare, con le mani tra i capelli. E' un rosario di imprecazioni. Li vede – due puntini nel grigio che si muove – e impreca, urla, sbatte i piedi.
Nessuno trova il coraggio di buttarsi nel mare assassino. Solo un robusto muratore di Guagnano – 24anni e due spalle larghe così – si tuffa nello Ionio in burrasca per cercare di strappare due ragazzi alla morte: Manolo Simmini, carpentiere residente a Reggio Emilia e rientrato nel Salento per le vacanze sfiora più volte Maurizio che si dibatte. Prima i capelli, poi le braccia. Riesce e tenerlo ma poi gli sfugge, il mare lo schiaffeggia più e più volte. Raggiunge la riva per miracolo e viene ricoverato in ospedale, a Nardò, per un principio d'assideramento e per le botte che ha preso, urtando contro gli scogli.
I due ragazzi senza vita vengono ritrovati dai sommozzatori molto dopo: il giorno successivo Luca, il cui corpo era rimasto imprigionato in una cavità subacquea. Due giorni ancora e anche Maurizio viene trovato dai sub: è adagiato su un letto di sabbia a dodici metri di profondità ed il corpo è intatto.
Simmini dice ai cronisti “non sono un eroe, lasciatemi in pace”. Oggi, quasi dodici anni dopo, torna a Lecce per ritirare la medaglia al merito civile dalle mani del prefetto. Con lui c'è Sergio Tedesco, il papà di Maurizio, quel giovanissimo eroe che ha tentato a tutti i costi, anche quello di sacrificare la propria vita, di salvare l'amico. A Maurizio viene dedicata la medaglia d'argento alla memoria.
Luca e Maurizio, nel ricordo di tutti, sono come fratelli; e ancora oggi hanno solo sedici anni e sono – come sin dalla tenera infanzia - sempre insieme.