NARDO' - Si pensava che più in basso di così non si sarebbe potuti andare, lo aveva detto qualche giorno fa anche il sindaco Marcello Risi. Invece scendiamo ancora di più: l'autoambulanza territoriale del pronto soccorso (quella di proprietà della Asl) viene trasferita a Copertino mentre i trasporti andata/ritorno di feriti ed ammalati dovrà farli quella del 118. Ma non è uno spreco, una dispersione di risorse? Sarà che facciamo demagogia ma vorremmo un'Amministrazione comunale disposta a far valere le sue ragioni, almeno stavolta. Cercasi attributi disperatamente, insomma.
Il direttore generale Valdo Mellone e il direttore sanitario Ottavio Narracci avevano ancora un bel pacco col fiocco da rifilare ai neritini: l'ambulanza del 118, quella utilizzata per le cosiddette “urgenze-emergenze”, quella che salva la vita alla gente, da ora in avanti servirà anche per trasportare gli ammalati all'ospedale di Copertino. La loro firma è in calce al provvedimento che dispone il trasferimento dell'ambulanza territoriale e l'utilizzo di quella del 118.
Una delle “eccellenze”, una risorsa per antonomasia, insomma, utilizzata come taxi perché, per risparmiare ancora, l'ambulanza territoriale del pronto soccorso di Nardò (che, del resto, trasformato in Ppit ha un solo infermiere che non può stare sia sul posto che nell'ambulanza) è stata portata a Copertino.
Morale: il mezzo del 118, che deve far fronte alle emergenze di un territorio di circa 35mila abitanti e sta in giro da mattina a sera senza mai fermarsi, da oggi deve anche trasportare gli ammalati a Copertino e dipende, di fatto, dal Ppit. La novità è contenuta in un foglietto che ha per oggetto, laconicamente, “Nardò: Determinazioni” e diramato qualche ora fa.
Ma i primi problemi si sono già verificati ieri perché il Ppit pretendeva un trasporto a Copertino di un caso grave con la presenza di un medico e l'ambulanza del 118 era “Indie”, cioè senza medico. Nel tentativo di dirimere la questione si è perso del tempo con tutti i rischi del caso. Gino Barone, il responsabile territoriale del servizio, sta come un diavolo per come verrebbe sottoutilizzata una risorsa per la città.
Ma anche il primario, responsabile per la provincia del 118, Maurizio Scardia ha inviato le sue riflessioni in forma scritta una decina di giorni fa in direzione. Raggiunto al telefono è laconico: “questo provvedimento suscità molte perplessità anche in considerazione dell'imprudenza di chiudere l'ospedale di Nardò”.
Ospedale chiuso, pronto soccorso dimezzato, 118 a mezzo servizio nonostante l'esigenza, più volte manifestata e così come previsto all'epoca dall'assessore regionale Alberto Tedesco, di due ambulanze per la città: ora Nardò è davvero sguarnita, altro che rinascita dei servizi sanitari.