NARDO' - In sedici sotto processo per il presunto sfruttamento, nelle campagne di Nardò, di centinaia di immigrati tunisini, ghanesi e del Sudan, che sarebbero stati costretti a raccogliere angurie e pomodori in cambio di pochi euro l’ora.
Lo ha deciso il giudice Alcide Maritati, su richiesta del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, al termine dell’udienza preliminare che si è svolta in tribunale.
Si tratta di Saed Abdellah, 26enne del Sudan; Aibech e Abdelmalek, 34enne algerino, Bilel Ben Aiaya Akremi, 29enne tunisino; Marcello Corvo, 52enne di Nardò; Mohamed Yazid Ghachir, 44enne algerino; Ben Abderrahma Jaouali Sahbi, 45enne tunisino; Saber Ben Mahmound Jelassi, 42enne tunisino; Pantaleo Latino, 58enne di Nardò; Livio Mandolfo , 46enne di Nardò; Corrado Manfredi, 49enne di Scorrano; Giuseppe Mariano, 74enne di Porto Cesareo; Tahar Ben Rhouma, Mehdaoui, 38enne tunisino; Adem Meki, 52enne del Sudan; Salvatore Pano, 56enne di Nardò; Giovanni Petrelli, 50enne di Carmiano e Nizar Tanjar, 35enne sudanese.
Tutti gli imputati, tra imprenditori e caporali, rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento di cittadini extracomunitari, giunti in Italia clandestinamente o comunque privi di permesso di soggiorno, da destinare allo sfruttamento lavorativo nei campi, ridotti in schiavitù e costretti a prestazioni lavorative in condizioni disumane.
Il processo, che si aprirà il 31 gennaio del 2013, davanti alla Corte d’assise di Lecce, nasce dall’inchiesta denominata «Sabr», che il 23 maggio scorso portò all’arresto di 22 persone. Un blitz condotto dai carabinieri del Ros e del Nil di Lecce.
Cinque posizioni sono state poi stralciate dal pubblico ministero e trasmesse alla Procura di Siracusa per competenza territoriale (in Sicilia si sarebbe infatti consumata la presunta tratta di esseri umani), una è stata archiviata.
Si tratta dell’imprenditore Bruno Filieri di Nardò, assistito dagli avvocati Giuseppe Bonsegna e Valentina Indennitate che hanno dimostrato l’estraneità del loro assistito ai fatti contestati.
Il giudice ha ammesso la costituzione delle parti civili. Si tratta della Cgil, della Flai Cgil, della Camera del lavoro, dell’associazione “Finis terrae”, e di quattro lavoratori tra i quali c’è anche Yvan Sagnet, leader dello sciopero dei braccianti stranieri ribellatisi nell’estate del 2011 allo sfruttamento e alle umiliazioni sul lavoro ad opera dei caporali.