L'ANALISI - Sorprese, vittorie e certezze. Al primo turno delle primarie trionfa la democrazia

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NARDO' (E INTERO CENTROSINISTRA) - Il responso del primo turno delle primarie del centrosinistra non ha disatteso le aspettative della vigilia. I pronostici annunciavano la vittoria di Bersani, seguito dal sindaco di Firenze e dal Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. I risultati del primo turno, tuttavia, aprono interessanti scenari in vista non solo del ballottaggio di domenica, ma anche (e soprattutto) delle elezioni politiche del 2013.

"Una giornata meravigliosa": così l'ha definita il segretario del PD Pier Luigi Bersani al comitato elettorale.
E non a torto.

Il responso delle urne sorride al politico emiliano, che con un rassicurante 44% delle preferenze si pone come primo candidato del centrosinistra, seguito a circa 9 punti da Renzi e al 15% da Nichi Vendola. La vittoria al primo turno non c'è stata e siamo sicuri che Renzi, comunque vadano le cose, saprà far pesare al congresso il suo serbatoio di voti; il risultato del primo turno permette però di delineare un quadro della situazione completo, analizzando le conquiste di ogni candidato e identificando anche quelli che potrebbero essere gli aghi della bilancia in vista del secondo turno di domenica non solo su scala nazionale, ma anche cittadina, dove il sindaco di Firenze ha riportato una incontestabile vittoria.

L'urna del Chiostro dei Carmelitani ha decretato la vittoria di Renzi a Nardò, dove si è affermato al primo posto con un margine di circa 70 voti sia su Vendola che su Bersani. A dir la verità, parliamo di un risultato che ci si poteva aspettare. Nonostante i numeri non rispettino la media nazionale, per più elementi sarebbe impossibile prendere la nostra città come parametro di confronto per un'analisi interregionale più vasta. Renzi, oltre ad essere appoggiato dal giovane Lorenzo Siciliano e, probabilmente, anche dal consigliere provinciale Giovanni, è l'unico tra i 5 candidati ad aver segnato la città nella sua agenda di impegni ed averla visitata parlando ai neritini accorsi in piazza per il suo comizio.
Vendola, invece, non ha (qualcuno potrebbe dire "saggiamente") incluso Nardò nel suo tour di incontri pre-elettorale e incassa l'impopolarità inevitabilmente derivata dalla 'questione ospedale'; poco a sorpresa dunque, ma non per gli iscritti di Sel, il piazzamento al secondo posto della graduatoria del presidente della Regione. Seguito, a soli 2 voti di distanza, da Bersani, il cui più importante sostenitore neritino, il sindaco Marcello Risi, non è evidentemente riuscito ad affermare come primo candidato della città nonostante la pubblica dichiarazione di voto.
Chiudono la graduatoria Laura Puppato e Bruno Tabacci, rispettivamente a 8 e 13 voti.

In prospettiva secondo turno, però, ci si potrebbe ricollegare al discorso su scala nazionale.
Vendola, nonostante la sconfitta, giocherà quasi certamente un ruolo molto importante negli equilibri dell'elettorato di centrosinistra. Nonostante il sindaco di Firenze abbia aperto ad un'alleanza con Vendola nel dibattito televisivo, l'elettorato vendoliano potrebbe essere ideologicamente e programmaticamente più vicino alla parte di Bersani. L'impronta vagamente neo-liberista del piano di Renzi mal impatta con le idee e le proposte avanzate da quella che potremmo considerare come la fascia più "a sinistra" del centrosinistra. Lo stesso Vendola ha dichiarato ieri sera che sceglierà chi votare al ballottaggio in base alla vicinanza con il proprio programma elettorale portato avanti nell'ultimo mese.
Difficile immaginare, se non si vuole considerare la sempre valida ipotesi dell'astensione, un sostenitore di Vendola apporre la X su Matteo Renzi al secondo turno delle elezioni.

A livello nazionale, invece, sembra non esserci storia. Lasciando da parte (sperando non me ne vogliano) la Puppato e Tabacci, capaci di "racimolare" rispettivamente il 2,6% e l'1,2%, il segretario del PD ha vinto con circa 9 punti percentuali di differenza sul secondo classificato Renzi, conquistando la maggioranza dei voti in 16 regioni su 20. Le restanti 4 corrispondo a Toscana, Valle d'Aosta, Umbria e Piemonte.
Bersani ha basato il suo successo sul centro-Sud, arrivando a sfiorare picchi del 59%, insieme al presidente della regione Puglia, tendenzialmente secondo a distanza di diversi punti (eccezion fatta per la Puglia, dove non è comunque riuscito a spuntarla).
Renzi ha dalla sua l'arroganza consapevole di chi ha capitalizzato la curiosità e l'interesse degli imprenditori e della popolazione delle regioni settentrionali, riservandosi anche una piccola sorpresa: ottenere grandi e importanti risultati nelle regioni considerate generalmente "rosse", come Emilia Romagna, Umbria e Marche.

La vera vincitrice delle primarie, tuttavia, è la seconda "donna" di queste elezioni: la democrazia. Ha trionfato la partecipazione. Ha trionfato la politica. Una politica che non è solo privilegio e demagogia, ma anche conflitto e passione. Oltre 3,1 milioni di votanti, secondo le stime attuali, si sono recati alle urne per scegliere il candidato del centrosinistra alla presidenza del Consiglio. Quelle lunghissime code ai seggi in tutta Italia sono una testimonianza preziosa, a prescindere da chi prevarrà nel duello del prossimo 2 dicembre: c'è un popolo che non si rassegna al peggio, non sceglie l'anti-politica, difende i suoi diritti di partecipazione e cittadinanza attiva. E un Paese che vuole contare è un patrimonio importante su cui fondare la rinascita non solo del centrosinistra, ma dell'Italia intera.