NARDO' - Salire sul carro dei vincitori è uno sport nazionale. Ma anche prendere qualsiasi confronto politico come una accesa sfida agonistica lo è! Siamo italiani ed a Nardò non ci smentiamo. Tutto ciò, comunque, è avvincente.
La sfida neritina la vince solo chi “ci crede”, chi ha passione e gusto per la sfida.
Nardò non punisce Nichi Vendola, “reo” di aver contribuito alla chiusura dell'ospedale “San Giuseppe Sambiasi”, anzi: i militanti di Sel – motivatissimi e mobilitati sin dall'inizio - compiono il miracolo di trainare il proprio campione al secondo posto con 304 preferenze con una percentuale in controtendenza rispetto all'Italia intera ma lievemente deficitaria rispetto alla Puglia ed al Salento.
Matteo Renzi, in apparenza sponsorizzato “solo” da un 19enne, Lorenzo Siciliano, stravince e dà un distacco alla “nomenklatura” che fa paura: 374 i voti per lui, ed è primo a Nardò. Per uno che è stato sbeffeggiato come nemmeno iscritto al Pd è una immensa rivincita.
Ovviamente non è il solo ad aver trainato Renzi ma ci sono tanti iscritti e cittadini comuni tanto che una gentile signora ci scrive: “solo per precisare che la candidatura di Renzi non è stata appoggiata esclusivamente dalla Premiata ditta Siciliano, ma anche, e soprattutto da tanti cittadini comuni e iscritti al Pd. Spesso i comunicati stampa del giovane Siciliano hanno creato qualche problema per chi liberamente e con tanto entusiasmo stava lavorando per Renzi. Molti avevano paura che un buon risultato sarebbe stato confuso come un successo personale dell'emergente Siciliano e forse così è stato anche letto da voi. Leggete meglio i risultati usciti dalle urne! Siamo in tanti del Pd e dintorni a voler cambiare aria alla politica locale, è la nostra rivoluzione che viene dal basso”.
Pierluigi Bersani prende la botta: “portato”, a parole, da buona parte del centrosinistra che governa la città e da tutti i suoi nomi eccellenti, rivela l'apatia e la svogliatezza del Pd a livello cittadino dimostrate in tutte le occasioni che contano. Il sindaco Marcello Risi, consapevole del disastro cui andava incontro la candidatura, qualche giorno fa ha fatto anche un appello al voto su Facebook. Snobbato, per altro.
Da questa competizione, però, paiono mancare i cittadini, la base popolare, la gente comune. Oggi, rispetto al 2010 durante la mitica sfida tra Boccia e Vendola, mancano all'appello oltre un migliaio di persone. In quell'occasione, era il 24 gennaio, Nichi Vendola venne trascinato dall'onda d'urto di 1175 neritini, tra cui moltissime persone comuni molto lontane dalla politica attiva. Fu una sonora bocciatura per Francesco Boccia che si fermò a 1086 preferenze nonostante per lui, si dice, il Pd neritino dell'epoca abbia scomodato anche qualche amico del Pdl.
Tra i 2275 votanti di due anni fa e i 1006 (o 1007: il mistero di una scheda che ha inalberato l'assessore di Sel, Vincenzo Renna) di oggi manca davvero tanta gente. Manca “tanto” Pd spazzato via dalla disastrosa gestione delle ultime amministrative, quello gestito da Enzo Russo, Cosimo Caputo e Salvatore De Vitis. Mancano i seguaci di Alberto Tedesco, alcuni molto efficienti come Mino Natalizio. Mancano tanti votanti anche rispetto alle primarie “tutto Pd” del 2009 tra Bersani e Franceschini (1377 elettori) e del 16 ottobre 2005, quelle dell'Unione per Prodi e altri sei candidati (1450).
L'analisi dice che il Pd riemerge a fatica dalle macerie delle ultime amministrative che hanno azzerato il partito: Bersani prende il voto politico degli irreggimentati ma nessuno “di simpatia”, Renzi si avvale della spaventosa macchina organizzativa del consigliere provinciale Giovanni Siciliano e di suo figlio (altrimenti, in ogni caso, non si spiega il risultato in controtendenza rispetto all’intera provincia) e dell'attivismo di Maurizio Leuzzi. Vendola si avvale del voto di disciplina di Sel, di quello d'opinione (in misura ridotta rispetto al 2010) ma anche dell'attivismo dei neritini vicini a Dario Stefàno.