Buon anno dal vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli

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NARDO' - Messaggio del Vescovo Mons. Domenico Caliandro per il nuovo anno civile 2012.

 

È apparsa la grazia di Dio. (Tt 2,11)

Carissimi figli,
da pochi giorni abbiamo celebrato e contemplato il grande mistero del Natale del Signore Gesù. Tuttavia la grazia di questa solennità non si esaurisce in un unico giorno, ma avvolge e attraversa tutta la nostra vita. A Natale Dio manifesta il suo grande amore per ogni uomo. Questa è la grazia di Dio! È il suo stesso amore donato a tutti noi; è il suo andare incontro agli uomini di ogni tempo e di ogni luogo. Il mistero del Natale ci consegna questa grande verità: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3, 16). Dio assume la nostra umana per farci dono della sua stessa vita; per farci divenire “figli nel Figlio”.

La grazia di Dio è anche pace per gli uomini. La pace è il grande dono di Dio all’umanità intera; è la pienezza della nostra storia; è la possibilità di vivere una vita pienamente umana, resa tale dall’amore di Dio riversato nei nostri cuori (cfr. Gal 5,5). Dio, infatti, ama tutti gli uomini e gratuitamente ci offre la speranza di un tempo nuovo, un tempo di pace. Il suo amore è il principio della pace universale. Se accolto nella propria vita, questo dono rende nuovi i rapporti tra le persone, pacificando ciascuno con Dio e con se stesso. Il dono della pace è il germe di un’umanità nuova.

Figli carissimi, la pace va certamente chiesta come dono ma, al contempo, va anche cercata e costruita attraverso l’agire quotidiano di ciascuno. Siamo all’inizio di un nuovo anno che tutti sappiamo preannunciarsi difficile. Sono tanti e complessi i problemi che ci inducono a guardare con sfiducia al futuro, ma è proprio in contesti come questo che la pace emerge come anelito profondo del nostro cuore umano e che, pertanto, va ricercata e costruita con perseveranza e pazienza.

Cari fratelli e sorelle, come allora impegnarsi nei mesi che verranno? Come si traduce per noi il dono della pace? Come viverlo concretamente? Credo siano due gli atteggiamenti fondamentali che siamo chiamati a maturare sempre più in questa situazione. Credo che per noi, oggi, la pace si dovrebbe esprimere nei termini della solidarietà e della sobrietà.

Non può esistere un tempo di pace vera e duratura senza un deciso impegno nella solidarietà, nell’aiuto donato a chi è confinato ai margini della società. La crisi che attraversa il nostro tempo sta innalzando la soglia della povertà: molte famiglie si ritrovano in condizioni di povertà e miseria, senza lavoro e senza immediate prospettive di soluzione. Tutto ciò ci invita a non dimenticarci dei poveri: “Se cerchi la pace, va incontro ai poveri”, scriveva nel 1993 il beato Giovanni Paolo II. Se la soluzione della crisi mondiale è affidata ai governi nazionali e alle istituzioni europee e internazionali, a ciascuno di noi è tuttavia rivolto l’invito a saper accogliere le conseguenze di queste difficoltà, andando incontro a coloro che, per primi, soffrono lo sbaglio di altrui scelte. Costruiremo la pace se sapremo mettere in atto gesti concreti di attenzione e sostegno a chi si trova in difficoltà.

L’urgenza della solidarietà ci conduce a riflettere sulla sobrietà. Sentiamo da più parti come le difficoltà economiche si riversano nelle nostre abitudini quotidiane; anche nel festeggiare questo periodo natalizio percepiamo una diffusa aria di ristrettezza e di difficoltà. Vivere la sobrietà in questa situazione significa maturare uno sguardo attento all’essenziale; significa operare scelte che sappiano rinunciare al superfluo per dare il giusto risalto ai valori fondamentali della vita umana. La sobrietà diventa l’occasione per purificare il nostro sguardo a favore di un’opzione ferma e decisa verso ciò che è fondamentale per ogni uomo.

Carissimi fratelli e sorelle, attraverso queste riflessioni desidero farvi giungere il mio più sentito augurio per il nuovo anno. Vi auguro che sia un anno sereno, ricolmo del dono della pace, vissuto all’insegna della solidarietà e della sobrietà.

Vi benedico con affetto di padre e fratello.

                                                                                                          + Domenico Caliandro
                                                                                                         Vescovo di Nardò-Gallipoli