NARDO' - Un «giro» di puntate da 150mila euro a serata. Poi le lacrime di un genitore disperato al telefono della polizia e quindi il blitz. Così, alla vigilia dell’ultimo dell’anno, decine di giocatori sono stati sorpresa attorno al tavolo verde della bisca allestita con tutte le cautele all’interno dell’anonimo Club 77, in pieno centro storico. Tutti i particolari in questa notizia.
Prima sono arrivate le telefonate: un anziano, in lacrime, che ha chiamato direttamente il commissario di polizia. Poi anche una persona più giovane, presumibilmente il fratello di un giocatore incallito.
L’irruzione della polizia ha lasciato tutti di stucco e qualcuno è stato addorittura colto da malore. Attorno al tavolo si avvicendavano personaggi noti della città, compresi tre avvocati ed un medico, tutti di Nardò.
Ma anche piccoli imprenditori, commercianti e un impiegato comunale (ma non di palazzo Personè), una donna rumena: la bisca costituiva un punto d’attrazione per tutto il Salento e in particolare per facoltosi personaggi di Galatina, Campi, Trepuzzi e Squinzano. Infine anche alcuni personaggi di Taranto. In tutto, 35 persone, tra le quali il gestore, F.M., un 47enne di Nardò. Qualcuno era anche avanti con gli anni: tra i denunciati ci sono ultrasessantacinquenni.
Il club privato si trova vicino alla biblioteca Vergari, in una stradina stretta e raggiungibile con difficoltà. Si tratta di via Seminario vecchio, a tre metri da piazza La Rosa e piazzetta Biblioteca. L'ingresso del Club 77 non potrebbe essere più anonimo e malmesso, in un palazzaccio degli anni Sessanta, in pieno centro storico.
Eppure, a ben guardare, ci sono indizi ovunque: in due cassette per le derivazioni elettriche, a «picco» sull'ingresso, si intravedono fori sospetti che, in effetti, celano due microtelecamere collegate con l'interno del locale. Attraverso quelle c'è un addetto che verifica preventivamente gli accessi e valuta se consentire l'ingresso oppure no.
Non c'è solo questa precauzione. Esiste anche una doppia porta, del tutto simile a quella delle gioiellerie: due varchi per entrare nel paradiso del gioco d'azzardo. Ma non è finita qui: gli uomini del dottore Leo Nicolì hanno riscontrato, all'esterno del locale due cerchi concentrici di «pali», a distanze diverse: uomini pronti a rilevare e segnalare qualsiasi anomalia.
Tante precauzioni e una disattenzione fatale. L’altra notte, i poliziotti appostati nelle vicinanze hanno atteso che qualcuno varcasse la prima porta e con quello, spingendo a tutta forza, si sono introdotti nell’anticamera della bisca, una sorta di stanza di decantazione. Scattata la prima serratura, la seconda ha dato automaticamente il via libera e per l’irruzione non ci sono stati più problemi. Nella stanza grande i poliziotti hanno trovato 35 persone a bocca aperta. Un paio sono precipitate sulle sedie, come colte da malore, da un principio di svenimento.
Sul tavolo numerose banconote per un valore di 2.600 euro e un foglietto con annotati i nomi e le cifre riferite a puntate e debiti di gioco. Trentaquattro avventori sono stati identificati assieme al gestore. Le carte da gioco, i foglietti e il denaro, peraltro non rivendicato da nessuno, sono stati sequestrati.
Si stimano giocate complessive - cioè movimenti di denaro - fino a 150mila euro a serata. Le partite incominciavano fino a mezzanotte e finivano alle quattrod el mattino. Ma qualcuno si stava rovinando: così ci hanno pensato i congiunti a rimettere le cose in pari.