Porto Cesareo: il mistero delle bombe in procura

Stampa

PORTO CESAREO - Due ore in Procura per il sindaco Salvatore Albano.

Lunedì pomeriggio il primo cittadino è stato sentito dal sostituto procuratore Carmen Ruggiero che coordina l’inchiesta sui tre attentati dinamitardi avvenuti a Porto Cesareo.

Due bombe sono esplose davanti all’abitazione del sindaco (la prima a giugno davanti al cancello, l’altra a novembre sotto l’auto della moglie), la terza è stata collocata davanti allo studio professionale dell’ingegnere Dino Basile, componente del direttivo provinciale del Pdl. Il sindaco è stato sentito come parte offesa e come persona informata sui fatti.

Massimo è il riserbo intorno al contenuto delle dichiarazioni rese dal primo cittadino al magistrato. Albano, comunque, avrebbe ribadito di non essere in grado di fornire indicazioni sul movente degli attentati, ma comunque avrebbe escluso - per quel che se ne sa - l’ipotesi delle promesse non mantenute nel periodo pre-elettorale. Ipotesi che nelle indagini si è affacciata. E che gli investigatori stanno valutando in relazione alla gestione di un’area adibita a parcheggio.

Il sindaco pare si sia soffermato sul clima di veleni che si è instaurato in paese dopo l’approvazione del Pug con le prescrizioni imposte dalla Regione che hanno cancellato alcune zone destinate ad aree turistico-ricettive. Questa ipotesi è stata vagliata da subito dopo i primi attentati.

In particolare l’attenzione degli investigatori si è soffermata sulla pista dell’antagonismo politico e degli interessi economici «frustrati » dalle modifiche alla prima stesura del Pug.

Pista che, dopo il terzo attentato, ha lasciato il posto, nelle ipotesi degli investigatori, a quella della promessa non mantenuta. Altre persone potrebbero essere sentite nei prossimi giorni.