NARDO' - La maggioranza balbetta seriamente sui debiti fuori bilancio ma il sindaco Risi ed i suoi fedelissimi pare non vogliano invertire la direzione di marcia addebitando una volta per tutte qualche responsabilità. Diciamola tutta, cari amici della portella del cuore: questa maggioranza ha di gran lunga passato il periodo di rodaggio e dovrebbe incominciare a lavorare davvero per il "bene della città". Che formula odiosa...
Consiglio comunale infuocato con una maggioranza sempre più esigua.
Si è svolto il Consiglio comunale convocato per l’approvazione di numerosi debiti fuori bilancio e della salvaguardia degli equilibri. La maggioranza (che partiva da un numero di 18 consiglieri, 17 più il sindaco) ieri è passata a soli 13, il minimo richiesto, su alcuni dei punti in votazione. I riottosi Antonazzo, Personè e De Trane non hanno partecipato sia al voto che ai lavori. Calabrese ha abbandonato l’aula su ogni debito in votazione. Mentre Frassanito e Piccione facevano la spola uscendo dall’aula su specifici debiti su cui gli stessi avevano conflitti d’interesse.
Una maggioranza, sempre più esigua ed in difficoltà dunque, che vacilla in più circostanze sotto i fendenti dei consiglieri di minoranza Mellone, Capoti e Maccagnano.
Grandi difficoltà ha palesato la risicata maggioranza in particolare, come detto, sui debiti fuori bilancio. Ben 39 dei 41 punti all’ordine del giorno riguardavano delibere per il riconoscimento di debiti. Circa i 2/3 delle stesse sono stati ritirati e rinviati.
Una violazione palese dell’art. 194 del T.U.E.L. che impone il riconoscimento dei debiti entro il 30 novembre di ogni anno. Una violazione che è stata segnalata più volte, in aula e non solo, dall'opposizione. Il ritiro di tali debiti, con contestuale rinvio ha aggravato ulteriormente la posizione della maggioranza di Risi.
Al consiglio erano, in oltre, assenti i neo eletti revisori contabili. Un’assenza che non è passata inosservata e che molti hanno contestato. Sarebbe stato, infatti, interessante avere chiarimenti che a questo punto solo la Procura della Corte dei Conti potrà dare. Inoltre, il parere (poco più di una paginetta) sulla salvaguardia rilasciato in tempi record dai neo revisori (che non hanno avuto, probabilmente, il tempo necessario per studiare le carte) era “non valido”, secondo l’opposizione, dato il mancato riconoscimento dei debiti suddetti.
Ma i veri botti hanno riguardato tre storici macro-debiti. Il primo per 1 milione 347 mila euro per un esproprio. Debito a cui si è giunti a seguito della mancata costituzione in appello nel corso di giudizio di rinvio da parte del comune di Nardò con gravi responsabilità non accertate. Debito su cui, con un emendamento congiunto di Frassanito e Mellone, indagherà una commissione consiliare d’inchiesta gratuita ad hoc.
Il secondo, quello riguardante l’orchestra sinfonica “Tito Schipa”, per oltre 10 mila euro, su cui la procedura, a detta del sindaco, era “illegittima”. Dichiarazione che non ha impedito però a Risi & Co. di approvarlo tra le vibranti proteste dell’opposizione.
Il terzo, quello con Seat Pagine Gialle, ritirato, dove si è palesato il cosiddetto “Fantasma di Palazzo Personè (definizione data in Consiglio da Mellone). Per dirla ai non addetti ai lavori, è stato firmato un contratto tra il comune di Nardò e Pagine Gialle per l’acquisto di una pagina istituzionale sulla guida telefonica più diffusa ma non si è riusciti ad individuare chi ha firmato, per conto del comune di Nardò, essendo, la stessa firma irriconoscibile.
Proprio così, avete capito bene, un “fantasma” si spaccia per il Comune di Nardò in giro per l’Italia. D'altronde la sede comunale è ubicata in un palazzo medievale… L’ultima farsa di Risi e dei suoi.
Per non parlare dei debiti riguardanti i “lavori” su cui la Corte dei conti ha, più volte, affermato che “l’utile d’impresa non è mai arricchimento per l’ente locale” e richiesto una decurtazione degli importi dovuti di almeno il 10 per cento. Richiesta, inutile dirlo, non ottemperata dalla maggioranza di Palazzo Personè.
Passando per l’avanzo di bilancio, utilizzato per finanziare il “Fondo per il Miglioramento dei Servizi”, un incentivo per i settori consistente in spese correnti ripetitive (si tratta, infatti, di retribuzioni) che andrebbero approvate solo in sede di assestamento e non in quella di variazione (come avvenuto ieri, a nostro avviso, contra legem). Finendo con l’elusione dell’art. 47 del T.U.E.L. che prevede che le proposte di deliberazione siano sottoscritte dai “responsabili del servizio” (i dirigenti). Proposte che, a seguito della scellerata rotazione dei dirigenti, portano la firma dei vecchi dirigenti.
Insomma, una continua forzatura di leggi e regolamenti di cui sembrano accorgersi solo i tre consiglieri d’opposizione Mellone, Capoti e Maccagnano e su cui dirà l’ultima parola la Corte dei conti opportunamente adita dalle forze di opposizione.
Giuseppe De Pascalis
presidente Comunità Militante Andare Oltre