*FOTO* - La morte di Gregorio Durante. Un tentativo di comprendere quel che è accaduto nel carcere di Trani

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NARDO'/TRANI - Malato da anni, e aggravatosi seriamente nell'ultimo mese, muore nella sua cella del supercarcere di Trani nel quale era stato trasferito otto mesi fa. Ma ora la famiglia, da Nardò, chiede giustizia nei confronti dei medici e della direzione dell'istituto.

 

Gregorio DuranteGregorio Durante, un uomo alto e robusto di 33 anni è noto anche per essere il figlio di Pippi, 53 anni, che sta scontando una pena all'ergastolo nel carcere di Sulmona per l'omicidio di Renata Fonte, avvenuto il primo aprile del 1984.

Il giovane è rinchiuso a Trani dall'aprile scorso: deve scontare una pena di sei anni perché, con lo status di sorvegliato speciale, all'inizio del novembre 2009 ha schiaffeggiato un ragazzo che, in compagnia della fidanzata, siede sui gradini di casa sua e, a suo dire, importuna e rischia di far cadere sua moglie che è incinta. Viene condannato il 28 aprile del 2010 alla lunga pena detentiva per la quale non beneficia dell'indulto e deve scontare un residuo anche per una condanna per associazione a delinquere per episodi legati alla operazione Taurus del 2004.

La sua fine arriva in modo assurdo nella notte tra il trenta e l'ultimo dell'anno. Sabato mattina è un piantone a trovare, prima delle sette del mattino, il corpo del giovane riverso sul pavimento della sua cella.

Ma la storia è molto più complessa di quel che si legge in superficie perché la madre, Ornella, la moglie Virginia e gli zii chiedono che sia fatta luce piena sul fatto: “per noi quel carcere è un lager” dicono tra le lacrime in una palazzina alla periferia di Nardò. Una mezza verità si scoprirà già oggi quando si conosceranno gli esiti dell'autopsia disposta dal magistrato di turno. L'altra mezza verità, che ricompone il quadro, la famiglia ritiene di averla già in mano ed è nelle cartelle cliniche che il giovane colleziona sin dal 1995, anno della manifestazione dell'epilessia successiva ad una patologia meningo-encefalitica che lo ha devastato, appena sedicenne.

Episodi che si ripetono negli anni e che si possono leggere nella relazione redatta da uno specialista convocato dalla famiglia che visita Durante il 27 dicembre, tre giorni prima della morte. Il professor Luigi M. Specchio, direttore della clinica neurologica dell'università di Foggia, questo scrive nelle sue conclusioni: “si avanza il sospetto di una ricaduta di uno screzio encefalitico e si impone un ricovero urgente in un reparto specialistico”. Praticamente la recrudescenza di una patologia encefalitica virale già contratta in passato.

Il professore annota che il paziente ha avuto episodi di ipoglicemia che non sono monitorati, è in chetoacidosi dovuta a disordini alimentari e terapeutici, non risponde agli stimoli, viene spinto sulla sedia a rotelle e indossa il pannolone. Praticamente la funzionalità degli organi interni sta andando a rotoli. Nessuno – nemmeno dopo i continui appelli della madre - si preoccupa di trasferire il giovane in un ospedale e resta da solo nella sua cella dove spira, presumibilmente dopo una crisi.