Navaratnam Sugitharan, chi era costui? Un nome che ci dice poco o nulla. E’ possibile, però, che ci debba interessare in un prossimo futuro. Anzi, è inevitabile che ciò accada. S’intende, per il suo ruolo. Per il momento accontentiamoci di sapere che si tratta del trentatreesimo consigliere dell’amministrazione comunale di Lecce, eletto nelle recenti consultazioni.
Srilankese, trentasettenne, mediatore culturale e residente a Lecce da dodici anni, tra i primi profughi che sbarcarono a Otranto. Di Lecce dobbiamo ricordare che si è distinta nel panorama politico italiano, per essere stata la prima città a istituire la figura del consigliere aggiuntivo (vale a dire, uno in più di quanto ne prevede la grandezza della città di riferimento), chiamato a rappresentare cittadini extracomunitari residenti sul territorio comunale.
Insomma, si riesce a comprendere, una figura importante che riesca a catalizzare i bisogni di tanti migranti, cercando di dare risposte e soddisfacimento ai loro bisogni. Questo vale per Lecce, dove si contano oltre tremila migranti, con le varie comunità, da quelle radicate da tempo (filippina, indiana, Sri Lanka, Marocco, Senegal), sino ad altre di più recente sviluppo (cinese, romena, polacca).
Sicchè Navaratnam sarà presto impegnato a risolvere (ovviamente con l’apporto dell’amministrazione locale), i problemi della sua gente (nel senso di tutta la comunità migrante), a cominciare dai permessi di soggiorno, richieste di asilo politico a causa dello stato di guerra di alcuni paesi (è il caso dello Sri Lanka). Ma, s’intende, il suo compito non avrà un confine netto, puntando comunque ad assicurare la migliore integrazione possibile. Casa, lavoro, famiglia, ricongiungimenti sono le principali attività. Ma, si dirà, queste sono questioni che riguardano Lecce.
Noi di Nardò, che c’entriamo? E’ facile rispondere che la cosa ci deve riguardare da vicino. E’ vero, non abbiamo il numero di migranti di Lecce, tuttavia a Nardò non mancano certo e come abbiamo constatato da alcuni anni a questa parte, la loro presenza è significativa, soprattutto nel periodo estivo con la raccolta di angurie e pomodori.
Solo per inciso, diciamo pure che Nardò non ha fatto una bella figura con le ultime vicende dell’operazione Sabr (l’inizio del processo è a giorni) e con una generale disattenzione (istituzionale e non) verso comunità che a Nardò si trasferivano transitoriamente per opportunità di lavoro. Lasciamo però alle spalle errori e chiusure mentali, per concentrarci su attività che semplicemente aprono all’aiuto e alla speranza di una nuova convivenza, cui nessuno di noi deve sottrarsi, pensando che la cosa non lo riguardi.
Peraltro, basta guardare in giro per vedere quante iniziative vengono messe in piedi, forse anche sporadiche, per favorire le condizioni di obiettiva difficoltà economica e morale. L’attenzione rivolta, a questo punto, non soltanto verso la popolazione migrante, ma anche verso classi sociali, famiglie intere, travolte dall’indigenza. Un destino comune dove sarà difficile voler operare distinguo, quando è utile concentrarci verso segni e segnali che reclamano attenzione. Per stare sempre a Lecce, si è rinnovato anche quest’anno il “Capodanno dei Popoli”, l’incontro tra migranti e popolazione locale, sempre distintasi per apertura e generosità. Si tratta di un’iniziativa di grande significato, che quest’anno, per opera del CTS di Lecce, ha registrato l’invito di un gruppo musicale libico, che ha testimoniato tutta la difficoltà de paese dopo l’era Gheddafi.
A Nardò stessa, comunque, non sono mancate le iniziative a favore. Ricordiamo, tra l’altro, tutta l’attività svolta da forze politiche, sociali e sindacali, Cgil in testa, nei giorni di maggiore difficoltà. Eppoi, la sempre presente Caritas, che a Nardò ha avviato un progetto da far invidia a un qualsiasi amministratore. La mensa (per i poveri, vecchi e nuovi, italiani e migranti, di diverse o nessuna fede), sta a significare che c’è sempre qualcuno pronto ad ascoltare, a porre attenzione a bisogni che poteva vedere con i suoi occhi.
L’impegno, cosa mai facile, è stato il passo successivo per assicurare l’aiuto, piccolo o grande che sia. Ma, soprattutto, infondere in tanti la speranza di vedere un giorno cambiare il proprio destino.
Luigi Nanni