L'orrore si cela ovunque: condannato il vecchio che straziava le cagnette indifese

Stampa

NARDO' - E' stato celebrato nel tribunale neritino un processo dell'orrore. Un vecchio di Copertino si presenta al canile per adottare una cagnetta ma poi, tornato a casa, la violenta col bastone di un rastrello. Ma non finisce qui. Se siete persone che non riescono a contenere rabbia e indignazione - ma anche se siete deboli di stomaco - non leggete questa notizia: ne guadagnerete in salute mentale.

 

Condannato ad un anno di carcere, pena sospesa, un 75enne di Copertino ritenuto responsabile di tre atroci violenze compiute su altrettante cagnette.
L’altro ieri, il giudice monocratico del tribunale di Nardò, Giuseppe Biondi, ha accolto la richiesta del pubblico ministero, il procuratore aggiunto Ennio Cillo, il quale aveva chiesto anche il sequestro del terreno in località «Pappo» in cui nel 2010 furono compiuti i misfatti.
Richiesta, quest’ultima, rigettata in quanto risulta cointestataria anche la moglie dell’uomo che era difeso dall’avvocato Anna Inguscio.
L’Enpa, invece, che si era costituita parte civile era assistita dall’avvocato Vittorio Piemontese di Foggia. «Ci auguriamo», dice Lucia Colapietro, responsabile del canile consortile di Copertino e membro dell’Enpa, «che questa sentenza sia di monito a quanti mancano di rispetto verso gli animali domestici».

Il primo episodio risale al 22 gennaio del 2010. Quella mattina l’uomo si presentò al canile consortile chiedendo e ottenendo di adottare una cagnetta. Intorno alle 13 la responsabile del canile, allo scopo di verificare le buone intenzioni del pensionato si recò a visitare l’animale. Ma una scena orribile si aprì davanti ai suoi occhi: la cagnetta, legata ad un muretto, era stata violentata con il manico di un rastrello. Sul posto intervennero i carabinieri della Tenenza, i quali dopo aver sequestrato il manico di legno e uno straccio intriso di sangue, denunciarono il pensionato per violenza e maltrattamenti contro gli animali. I veterinari dell’Asl. che si presero cura del povero animale, riscontrarono ecchimosi, ematomi e abrasioni cutanee nella zona perianale e in quella vulvare.

Qualche mese dopo il pensionato si rese protagonista di altre analoghe violenze. E’ il 5 giugno quando i volontari dell’Enpa sono costretti a prendere atto di un altro sconcertante episodio, nel medesimo podere. Un cane meticcio segregato tra gli anfratti di un muro a secco, legato con una corda e avvolto in una rete utilizzata per la raccolta delle olive.

I carabinieri inviarono un’informativa alla Procura, i vigili urbani relazionarono sull’accaduto e i volontari dell’Enpa si presero cura della povera bestiola. Qualche giorno dopo, il 13 giugno, nel solito podere Colapietro scopre un’altra atrocità: segregato tra le pietre di un muretto a secco, seminascosto da un paio di bidoni di lamiera, agonizzava un altro cane. Il veterinario, Giovanni Madaro, gli diagnosticò lesioni anali procurate con bastone di legno; le zampe posteriori gonfie e gli occhi arrossati. Sintomi che l’aguzzino gli aveva procurato avendolo tenuto legato per una corda a testa in giù.