
Una cosa è certa. Allo scoccare del gong dei risultati nelle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimo, molte amministrazioni locali potrebbero saltare in aria, soprattutto quelle fatte col bilancino e tenute ferme con un mastice mostratosi scadente alla prova dei fatti. E succederà in Italia, in Puglia, nel Salento.
Concentriamoci, comunque, su Nardò dove sembra inevitabile dover cambiare strada e affondare il bisturi in una coalizione che alla luce delle ultime vicende, con l’implosione dell’Udc (sempre Udc, fortissimamente Udc) rischia di non tenersi in piedi.
Se dobbiamo misurare la gravità dei fatti e a questi rigorosamente attenersi, l’ultima vicenda dei 14 ex Lsu, reintegrati grazie al voto decisivo dell’opposizione, ci dice che la maggioranza in quel consiglio non c’era. Non erano d’accordo e nemmeno presenti. Ovviamente, bisogna aggiungere, non si trattava della prima volta e la cosa merita di essere rimarcata. Vicende, comunque, che non si annoverano nella dialettica politica.
Oggi, invece, di fronte alla constatazione che almeno uno dei partiti della maggioranza (Udc) si frantuma, spezzandosi in più tronconi, dove ciascuno risponde all’umore della giornata o a qualche misero calcolo in atto. Sullo sfondo, la longa manus di Totò Ruggeri, un Casini in sedicesimo, quello delle riunioni da consiglio di guerra che, altra certezza, non vede niente di buono all’orizzonte (nel senso del risultato elettorale prossimo del suo partito) e, diciamolo pure, non sa più cosa fare. D’altra parte, come dargli torto.
A Nardò l’Udc affonda, tra dimissioni e allontanamenti volontari (è da supporre che qualcuno cercherà altre sponde). In provincia non va certo meglio. Ha fatto impressione qualche settimana il durissimo documento del segretario Udc De Pace (è uno dei dimissionari) contro il sindaco Risi. Una durezza inusitata proveniente – ignorando per un istante che si trattava della stessa coalizione – dall’oppositore più scatenato.
Risposte non ne ha ricevute (programma, coalizione e altro ancora). A quel punto ha preferito mollare.
E gli altri? Totuccio Calabrese (altre dimissioni da capogruppo), Francesco Personè, gli assessori?
Per essere una componente così significativa del governo cittadino c’è da mettersi le mani nei capelli e osservare. Ne esce un quadro disomogeneo e fortemente alterato che non può richiedere aggiustamenti di sorta.
Una coalizione imperniata su liste civiche e rappresentanze personalistiche, che inglobò gente di buona volontà e dove peraltro resiste (quasi l’ultimo giapponese nella giungla) una componente (Io Sud) e relativo assessorato (Giuseppe Fracella), su basi opposte tra Nardò e Lecce, Nardò e Bari e così via (curioso di sapere come fa Fracella a rispondere al mèntore Adriana Poli Bortone).
In questo quadro, va abbandonata la politica col bilancino e creare le premesse per rimettere in piedi una coalizione che mostra evidenti crepe. Ripeto, che potrebbe immediatamente saltare o, alternativamente, ritrovare d’incanto unità e concordia. Dipenderà anche dal risultato delle urne, in quella che si prospetta una delle più complicate campagne elettorali di sempre.
Il risultato che attende con ansia anche il Pd che ha ritrovato l’unità e, finalmente, ha celebrato il suo congresso, eleggendo a segretario Diego Marchese. La formazione in consiglio del gruppo Pd (Antonio Tiene, Rocco Luci e Daniele Parisi), obiettivamente è un segnale forte anche per gli stessi alleati e forse la spinta giusta a fornire chiarezza e nerbo all’ amministrazione.
Il prospettato successo elettorale, per conseguenza, gli darà la possibilità di alzare finalmente la voce.