NARDO' - E' rimasto un'ora sulla tomba del figlio Gregorio, in una cappella di famiglia che non aveva nemmeno mia visto prima. Pippi Durante, 53 anni d'età dei quali 27 – metà della sua esistenza – trascorsi in carcere per l'omicidio di Renata Fonte è stato accompagnato da Lecce a Nardò da un esercito di agenti.

Diverse le auto della polizia penitenziaria che era addetta alla sicurezza del passeggero, trasportato con un furgone cellulare. Poi auto blindate e il servizio di controllo del territorio da parte della polizia di Stato e del locale commissariato. Una Nardò surreale soprattutto dalle nove in avanti quando la zona stadio è diventata off-limits per le persone comuni: posti di blocco su più strade di accesso all'area che aveva come vertice l'abitazione della famiglia Durante, in via Cecchi. Agenti in borghese ovunque e un sistema di controllo del territorio basato su comunicazioni in tempo reale con trasmittenti.
Durante, si diceva, avrà visto una città molto diversa da come l'ha lasciata, a metà degli anni Ottanta. Basti pensare che la cappella dove riposa il figlio, trovato morto a 33 anni in una cella del carcere di Trani il 31 dicembre, è stata fatta edificare da padre, che si chiama Gregorio come il nipote, nel nuovo comparto del camposanto.
L'uomo era venuto di recente a far visita a padre, nell'aprile scorso, grazie ad un permesso ottenuto per le precarie condizioni di salute dell'anziano ma, questa volta, è stato tutto diverso.
Alle otto il torpedone ha attraversato la città ancora un po' assopita per raggiungere il cimitero dove Durante è rimasto un'ora esatta, tanto era il tempo concesso, in compagnia della sola moglie Ornella. Poi il trasferimento, con le stesse modalità, nella casa paterna dove c'è anche l'abitazione del figlio. Lì ha incontrato la nuova Virginia, i due nipotini e anche l'anziano padre. Tre ore durante le quali non avrebbe potuto incontrare né la madre Rita, né l'altra figlia e nemmeno i fratelli. Rigidissime, infatti, sarebbero state le disposizioni impartite in materia di sicurezza.
Poco trapela dei colloqui che ci sono stati tra familiari: il tempo fino a mezzogiorno è trascorso nel parlare di Gregorio. “Sono rimasti tutto il tempo a piangerlo – dice un parente dei Durante – e ognuno di noi, comprendendo, ha rispettato questo dolore senza voler sapere altro”.
Pippi, questo si può dire, ha condiviso pienamente tutte le attività messe in atto dalla famiglia per far chiarezza sul caso della morte del figlio. Anche lui l'ha considerata un'atroce ingiustizia informandosi sull'accaduto grazie alla quotidiana lettura dei giornali e attraverso il suo avvocato.
Già questa mattina l'uomo, temporaneamente trasferito nel carcere di Lecce, verrà riportato a Sulmona dove sta scontando l'ergastolo.
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A Trani c'è stata una mezza rivoluzione dopo la morte del 33enne di Nardò. Lì nel supercarcere l'uomo era detenuto per scontare pene accumulate in seguito ad una operazione di polizia per sgominare un traffico di droga (la “Taurus”, del 2004) e successivamente per un episodio avvenuto davanti casa sua quando, nell'aprile 2009, schiaffeggiò un ragazzo seduto sui gradini di casa sua. Così viene rinchiuso al borgo “San Nicola” di Lecce e poi nel carcere di Bari.
Il sette aprile di quest'anno lo spostano ancora: a Trani dove incomincia il percorso devastante che lo porta alla morte.
Il giovane Durante, infatti, è ammalato da tempo: a sedici anni ha contratto una encefalite virale che lo ha quasi ucciso. Da allora è in cura con una terapia antiepilettica e, nonostante ciò, nel 2003 ha avuto una violenta ricaduta con un lungo periodo di ricovero al Vito Fazzi di Lecce. Quando arriva a Trani la terapia viene variata dai medici della struttura carceraria. La situazione precipita a dicembre quando l'uomo accusa malesseri di varia natura che lo rendono violento e irrequieto. Nel carcere, però, sottovalutano la portata della malattia e anche gli appelli della madre cadono nel vuoto. Il ricovero in un ospedale risulta inappropriato: finisce in un reparto di psichiatria.
La situazione precipita dal 17 dicembre quando Durante non risponde più agli stimoli esterni, non si nutre autonomamente, viene portato in giro con il pannolone. Muore da solo nella notte, in una cella disadorna, tra in 30 e il 31 con il piantone che scopre il corpo senza vita al mattino. E stata probabilmente una crisi epilettica ad essergli fatale.
Da allora a Trani sono cambiate molte cose: 14 sono le persone sotto inchiesta compresi i medici ed i direttore del carcere. Una ventina di detenuti sono stati trasferiti e poi ascoltati in altre strutture carcerarie. La famiglia, che chiede continuamente giustizia e si sta rivolgendo alla corte europea per i diritti dell'uomo, sta attendendo gli esiti dell'autopsia per impostare la strategia legale. Intanto la madre ha fatto sapere ai magistrati inquirenti che vuol essere ascoltata per ripetere quello che ha riferito per giorni alla direzione del carcere ed è disposta a fornire le foto di cui è in possesso, scattate nella sala mortuaria immediatamente dopo la morte del giovane.