NARDO' - La bellezza e la dannazione del villaggio della Sarparea sono fuse nella sua caratteristica principale: è progettato per essere immerso in una foresta primigenia di olivi secolari, della cui esistenza ci sarebbero tracce sin dal Quattrocento.

Ma che senso avrebbe un uliveto pieno di casette ad un piano, inserite tra le piante come in un “tetris”? Come scrive il presidente del Comitato per la tutela del paesaggio, Francesco Muci, “piano di lottizzazione non tutela affatto il paesaggio ma lo sconvolge inesorabilmente, snaturandone irreversibilmente la sua identità perché trasforma un uliveto monumentale in un villaggio turistico con degli ulivi monumentali”.
Per questo motivo la Regione Puglia ci vuol vedere chiaro e chiederà a breve al Comune di Nardò, in chiusura della procedura di Valutazione ambientale strategica, un censimento puntuale delle piante monumentali presenti dentro l'uliveto.
Il provvedimento è ormai alla firma del dirigente della Regione e vedrà anche l'intervento del Corpo forestale dello Stato ma va detto che buona parte del lavoro è stato già fatto dal Comitato per la tutela del paesaggio di Nardò che il due gennaio scorso ha inviato a Bari una mappatura degli ulivi con la richiesta di riconoscere la “monumentalità” dell'intero comparto visto che alcune piante, con caratteristiche simili a quelle già identificate, non hanno il cartellino di identificazione. Si tratta di veri e propri “patriarchi” ottenuti, anche tre o quattro secoli fa, addomesticando una foresta oritana, un bosco di olivastri cresciuti sulla roccia e innestati per divenire produttivi.
La storia recente della Sarparea racconta di una società, rappresentata dalla immobiliarista britannica di origini statunitensi, Alison Deighton, che ha comprato metà del comparto edificabile da una famiglia di Nardò per alcuni milioni di euro.
Il progetto in un primo momento pare prevedesse un ridimensionamento della foresta ma poi la Gensler, una società di progettazione architettonica, ha proposto di costruire tra un ulivo e l’altro.
Il Consiglio comunale di Nardò ha adottato il piano di lottizzazione il 21 dicembre del 2009: 131mila metri cubi di costruzione e 41mila metri quadrati di superficie coperta in sedici ettari di terreno ad un tiro di schioppo dal mare di Sant'Isidoro. Un investimento di almeno 60/80 milioni di euro per poco più di 200 villette mono o bifamiliari.
Ma perché in una città dove ci sono 1200 appartamenti nuovi ancora da vendere, decine di masserie abbandonate e un enorme albergo chiuso e in decadenza sulla costa di Santa Maria ci si ostina a cementificare ancora?
La “colpa” è dei vecchi piani regolatori le cui previsioni, ora anacronistiche, sono state fatte salve (come il Costa dei Cafari di cui parliamo in un articolo a parte) anche da disposizioni successive come la Legge Regionale 6/2006 che istituisce il parco di Portoselvaggio.
Ma la sensibilità dei cittadini ha una forza interiore che la politica, e i suoi vecchi e devastanti piani regolatori, pare non sia più in grado di sostenere.