Nave romana: una *SCHEDA* esclusiva e da conservare per sapere quel che è successo negli anni con *FOTO*

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NARDO' - L'acquario più bello del Salento a Santa Maria al Bagno, il museo del mare con le antiche anfore del II secolo alla periferia di Nardò: torna prepotente l'idea tra gli amministratori di una forte offerta turistica e culturale basata sulla “risorsa mare”. A questo punto speriamo di poter vedere tutto al più presto con la speranza che l'assessore alla Cultura, Carlo Falangone, venga ricordato per aver finalmente realizzato l'acquario ed anche il "nato vecchio" Museo del Mare.

falangone

Innanzitutto con l'acquario che verrà realizzato entro due anni nei locali della scuola dell'infanzia di Santa Maria al Bagno. Si tratta di una risorsa salvata per i capelli perché, in origine, l'acquario finanziato con il progetto internazionale Interdisciplinary aquaria for the promotion of environment and history, doveva finire nei locali voluti nel 1973 dal senatore Nicola Borgia, allora sindaco di Nardò: a Santa Caterina, nell'ex museo di Biologia marina.

Ma il Comune, per far cassa, ha deciso di vedere lo stabile e così le risorse sono state stornate sulla scuola dell'infanzia non senza proteste da parte dei genitori e insegnanti dei 18 bambini che frequentano il servizio e che dall'anno prossimo dovranno andare a Nardò.

Il progetto «Apreh» è stato coordinato da Genuario Belmonte, direttore del Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali (Disteba) dell'Università di Lecce ed è promosso anche da Provincia, Comune di Nardò, Università di Patrasso, città di Argostoli, in Grecia.

Nelle vasche troveranno posto anche reperti originali ripescati dai fondali dello Jonio, riproduzioni di navi antiche inabissatesi al largo delle coste neritine, esemplari tipici della flora e della fauna dei mari salentini. Sull’altra sponda dell’Adriatico, in Grecia, nascerà la struttura gemella con possibilità di scambi culturali.

Nella sede provinciale di palazzo Adorno a Lecce, il progetto è stato presentato alla presenza del vicesindaco e assessore alla Cultura Carlo Falangone: “si tratta di una idea che è testimonianza di buona politica, tesa alla valorizzazione dell'ambiente, della costa e delle sue risorse culturali. Con il Museo della memoria a pochi metri, Santa Maria si candida a diventare un polo museale che verrà presto regolamentato per funzionare con continuità soprattutto con le scuole e le associazioni”.

Ieri l'altro, infine, un incontro a Taranto dello stesso Falangone con Arcangelo Alessio, della Soprintendenza archeologica: novità in vista anche per il Museo del mare.

SCHEDA 

Avremmo potuto sottotitolare un'occasione perduta, una delle tante che l'archeologia subacquea italiana ama collezionare; ci è parso giusto ricordarlo, dopo anni di silenzio e indifferenza che hanno fatto seguito ad anni di grandi intenti e molte parole, nella speranza che casi analoghi possano essere scongiurati o almeno arginati.

Ricordiamo che il relitto di S. Caterina di Nardo (Le), individuato a ca.300 m dalla costa e a 22-23 m di profondità, fu oggetto nel 1984 di una campagna di scavo e recupero di parte del carico voluta dalla Soprintendenza Archeologica di Tarante e svolta dalla Coop. Aquarius.

Il saggio mise in luce una sezione dello scafo, quella terminale di prua, che al momento dell'impatto con il fondo aveva subito i danni maggiori, come provarono i pochi elementi lignei rinvenuti; lo scafo si era abbattuto sulla fiancata di dritta, conservata sotto le anfore concrezionale, mentre dell'altra fiancata restavano solo il torello e forse il controtorello.

In tutta la zona scavata le condizioni di conservazione del legno apparivano estremamente precarie e fragili.

Il giacimento era costituito da anfore greco-italiche tarde di varie dimensioni (il numero originario si aggirava attorno al migliaio). Alcune di esse conservavano il tappo fittile, sigillato con pozzo lana. Furono recuperate oltre cento anfore, ma altre sono state sequestrate o sono presenti nelle 'collezioni private' del Salente. Probabilmente sono da identificare con il vasellame di bordo gli esemplari di ceramica comune e di vasi della produzione greca "delle Pendici Occidentali" questi rinvenimenti sembravano indicare la zona poppiera. Non è escluso che costituissero una voce secondaria del carico esemplari di ceramica a vernice nera.

La datazione del naufragio, in base alla ceramica, potrebbe essere alla metà o seconda metà del II sec. a.C. Non è del tutto inverosimile un nesso con l'insediamento di S.Caterina, per il quale recenti rinvenimenti hanno verificato la funzione di polo litoraneo di Nardo dall'età arcaica alla fine dell'età repubblicana, con forme più organizzate (infrastrutture portuali, opere difensive, ecc.) dalla seconda metà del IV sec. a.C.

Peculiarità di carico e di costruzione fanno di questa nave un caso di grande interesse; le sue vicende, tormentate e farsesche, la rendono, invece, un caso emblematico di certa prassi di cui sono oggetto i Beni Culturali in Italia; eccovene un breve riepilogo:

- Luglio 1982: i Carabinieri rinvengono, nascoste nella pineta di S. Caterina, alcune anfore; le informazioni portano ad un sopralluogo sul sito e all'accertamento, da parte della Soprintendenza, dell'esistenza di un giacimento di notevole entità, già in passato saccheggiato.

La Capitaneria di Porto emana l'ordinanza di divieto di ancoraggio, sosta, pesca e attività subacquea nel sito

- Agosto 1982: il Pretore di Nardo nomina custode giudiziale del giacimento il Vice Comandante della Capitaneria

di Porto, e invita la Soprintendenza a proporre una strategia In base alla stessa ordinanza vengono apposti sigilli, rappresentati da quattro grosse boe, che delimitano lo specchio d'acqua;

- Ottobre 1982: vengono effettuate le indagini preliminari del giacimento ad opera della Coop.Aquarius; nel corso delle stesse vengono recuperate tre anfore;

Agosto 1983: la Soprintendenza attua un sopralluogo di controllo;

Primavera - estate 1984: viene effettuato un secondo sopralluogo: si riscontra qualche 'alterazione' nei livelli superficiali, non necessariamente imputabile a manomissioni. È disponibile un finanziamento di L. 75.000.000 per la prima campagna di scavo. La Soprintendenza chiede alla Pretura la necessaria autorizzazione e alla Capitaneria di Porto l'intensificazione della custodia del relitto.

- Settembre - ottobre 1984: svolgimento della prima (ed unica) campagna di scavo ad opera della Coop. Aquarius, sotto la direzione della Soprintendenza di Taranto.

- Luglio 1987: un sopralluogo, a "soli" due anni di distanza dal precedente (i tempi della burocrazia ministeriale?) constata il trafugamento di anfore in vari punti del giacimento.

La Pretura tenta nuovamente di arginare il saccheggio favorito dal disinteresse ministeriale, emettendo un'ordinanza di sequestro prima del tratto di mare e poi dell'intero relitto, e sollecita a più riprese anche Parlamento e Governo per lo stanziamento dei fondi necessari alla ricerca.

- Settembre - ottobre 1987: vengono spesi L. 20.000.000 per l'intervento di copertura del relitto.

- Novembre 1987: la Soprintendenza invia al Ministero il 'Progetto di recupero, restauro e valorizzazione del relitto sottomarino di S. Caterina di Nardo'; tale progetto prevede una prima fase, relativa al recupero e restauro del carico, una seconda, per il recupero e il trattamento del legno, e la parte inerente la struttura museale.

- Febbraio 1988: la Soprintendenza denuncia alla Pretura di Nardò la scomparsa di un'anfora 'recuperata in mare al largo di S. Caterina di Nardò e temporaneamente depositata presso l'Anfiteatro romano di Lecce'; il Pretore informa la Soprintendenza circa la disponibilità di sponsorizzazioni da parte di privati.

- Luglio 1988: la Soprintendenza viene invitata dal Ministero ad approntare una perizia di spesa che non superi L. 300.000.000 finalizzata alla tutela, recupero e valorizzazione del relitto; ritenendo la somma inadeguata, la Soprintendenza vuole utilizzarla per il restauro (ma quasi tutte le anfore erano state recuperate integre) e la sistemazione, con l'adeguamento dei locali resi disponibili dal Comune di Nardo, dei materiali archeologici recuperati e la messa in opera di ulteriori misure di sicurezza del giacimento subacqueo.

- Ottobre 1988: un sopralluogo compiuto da collaboratori della Soprintendenza riscontra la manomissione della copertura di sacchetti di sabbia e reti metalliche messa a protezione del relitto. La Pretura sollecita la Soprintendenza.

- Febbraio 1989: il Pretore, avendo constatato la frequentazione del sito del giacimento da parie di ignoti, chiede alla Soprintendenza l'inizio dei lavori entro il termine del 30.3.1989, decorso il quale darà inizio al procedimento penale per omissione di atti d'ufficio.

- Marzo 1989: il Ministero dei Beni Culturali finanzia la perizia di L. 300.000.000 (n.733 D.M.5.12.1988) e richiede alla Soprintendenza la documentazione occorrente per un ulteriore finanziamento di L. 1.000.000.000 per il recupero e la sistemazione museale del relitto.

- Maggio 1989: il Comune di Nardo nomina una commissione scientifica e delibera inoltre una convenzione con il Ministero dei BB.CC. con la quale cede l'uso dell'ex convento dei Carmelitani come centro di raccolta, restauro ed esposizione dei reperti archeologici anforari e ceramici; si impegna a individuare un'area per la costruzione di un capannone prefabbricato da adibire a centro di restauro dello scafo e, successivamente un'ulteriore area o uno stabile idoneo ad essere destinato a Museo.

- Luglio 1989: i lavori previsti nella perizia di spesa n.733 di L. 300.000.000 sono stati finalizzati

alla sistemazione del gabinetto di restauro e deposito nell'ex Convento dei Carmelitani del materiale archeologico recuperato dal relitto; la Soprintendenza richiede inoltre al Ministero un finanziamento di L. 7.513.040.000 per lavori di recupero, restauro e musealizzazione del relitto, richiesta approvata con D.M.l 1.11.1988 per un imperio di L. 1.000.000.000; a seguito di tale approvazione la Soprintendenza redige una perizia di pari importo, trasmessa al Ministero in data 29.4.1989.

- Ottobre 1989: vengono ultimati i lavori di sistemazione del gabinetto di restauro e deposito dei locali messi a disposizione dal Comune di Nardo e iniziati i lavori di restauro delle anfore;

- 1990: la copertura risulta manomessa;
- Capitaneria di Gallipoli e Soprintendenza B|C litigano sui subacquei abilitati o meno al lavoro, prima di sistemarla; viene ripristinata, con una doppia rete d'acciaio a maglie strette e migliaia di sacchetti di sabbia. Sono disponibili un miliardo stanziato dal Ministero per il recupero e 100 milioni della Regione per il progetto di musealizzazione.

- 1991: viene approvata la costruzione di un capannone (in via Marinai d'Italia, a Nardo); scopo primario è di installarvi il laboratorio di restauro delle anfore; il capannone, inoltre, dovrà essere collegato «attraverso un sistema di monitoraggio, con i fondali sui quali il relitto giace» per scongiurare saccheggi fino alla ripresa delle operazioni (quando?), e trasformarsi poi in un «laboratorio permanente per il restauro di materiale archeologico». Tutto ciò in attesa dell'istituendo (?) Museo del Mare.

- Maggio 1992: due subacquei vengono sorpresi dalla polizia marittima mentre trasportano a bordo di un gommone sei anfore del relitto: si tratta di quelle tuttora "conservate" (si fa per dire) nel Museo di Gallipoli. La "gabbia" che doveva scongiurare qualsiasi attacco, non è servita a nulla; anzi nell'esportare le anfore, i clandestini hanno danneggiato le parti contigue del carico (La gabbia che doveva scongiurare qualsiasi attacco, non è servita a nulla; anzi, nell'asportare le anfore, i clandestini hanno danneggiato le parti contigue del carico (Quotidiano, La Gazzetta del Mezzogiorno). Questo è l'unico furto di cui si è a conoscenza, ma certamente non è l'unico avvenuto.

- Luglio 1992; l'Amministrazione Comunale cede alla Soprintendenza i suoli per la costruzione del Museo del Mare, che dovrà ospitare, oltre al relitto di S.Caterina, tutti i reperti rinvenuti lungo la costa jonica del Salento: "Il progetto prevede una spesa complessiva di 1 miliardo e 100 milioni, quasi la metà dei quali destinata al "capannone". Il resto dovrà servire per l'acquisto di tutta l'attrezzatura necessaria per il recupero del relitto".

- 1995: i lavori di costruzione del capannone laboratorio prefabbricato non sono ancora ultimati; le circa trecento anfore restaurate risultano ancora in deposito nel Chiostro dei Carmelitani; ma questo è niente: «molta strada rimane da fare per la realizzazione della struttura museale vera e propria, che richiederà non meno di sette, otto miliardi...».

Nel frattempo si prendono misure, con la consulenza persino di tecnici stranieri responsabili del "Nautical Archaeology Program" dell'Università del Texas) per la realizzazione dell'impianto per il trattamento del legno.