PDM - Anche nella nuova versione della portella del cuore tornano le schede sui film in uscita o già in sala. Buona lettura.
REAL STEEL (Walt Disney Pictures)
REGISTA : Shawn Levy (Una notte al museo - La pantera rosa)
ATTORI PRINCIPALI : Hugh Jackman (Xmen -Wolverine - Van Helsing), Evangeline
Lilly (The loong weekend), Dakota Goyo
GENERE : Azione - Fantascienza
DURATA: 127 min
USCITA: 24/11/2011
TRAMA
Charlie Kenton è un ex pugile che ha perso la sua ultima occasione di
conquistare il titolo quando un robot di 800kg e oltre 2 metri d'altezza lo ha
sostituito sul ring. Ora che non è altro che un promoter a tempo perso, Charlie
guadagna abbastanza soldi montando robot di poco valore con metallo di scarto
per passare da un incontro clandestino di boxe all'altro. Quando Charlie tocca
il fondo, si unisce a malincuore a Max, il figlio dal quale si era separato,
per costruire e allenare uno sfidante che possa vincere.
RECENSIONE
da Comingsoon
" Nel Sud degli Stati Uniti il mondo delle feste di paese e dei rodeo è stato
sostituito con i combattimenti fra robot. Niente più tori, anche i vaccari (o
nella variante più cinematografica e chic: i cowboy) sembrano più impegnati a
fare da allibratori e organizzatori di incontri fra pezzi di metallo piuttosto
che sporcarsi le mani fra letame e corna. Siamo nel 2020, non troppo nel
futuro, i telefonini sono sempre touchscreen, ma trasparenti, in modo che
risalti meglio il logo del produttore. Sembra tutto uguale se non che il
circenses è cambiato, il pubblico non si divertiva più a vedere uomini che si
picchiavano, niente più pugilato. Piuttosto la violenza virtuale fra robot,
nell’era dei videogiochi. Ma ad essere reali sono i sentimenti e le emozioni
che Real Steel vuole suscitare. Figlio di tanti padri, magari alcuni
illegittimi. È liberamente tratto da un racconto del mago della fantascienza
'vicina' e con anima Richard Matheson (quello di Io sono leggenda), è diretto
dallo Shawn Levy esperto di effetti speciali per famiglie (vedi Una notte al
museo). Ma nel rapporto fra un ragazzino e il suo robot, sembra forte
l'impronta in Real Steel di uno dei suoi produttori esecutivi: Steven
Spielberg.
Il film è la storia di un padre cinico e disilluso che ha abbandonato e non
vuole sentir parlare del figlio, arrivando a venderlo, salvo poi vivere una
parabola di redenzione che passerà attraverso l'esorcizzazione della sua
carriera promettente ma sfortunata di pugile professionista attraverso un robot
di vecchia generazione, arruginito e improbabile Davide. Un film che ripropone
la solita sorpresa dell'underdog, dello sfavorito, che nella terra delle
opportunità lotta per il suo sogno americano. Un Rocky in salsa uomo/robot,
dopo Warrior e nel momento in cui si festeggiano i 35 anni dello stallone
italiano. (A vincere è sicuramente anche il canale sportivo (Disney) ESPN che è
ben presente anche qui).
Il padre che ha abbandonato il figlio non può ormai più insegnargli a
camminare, allora cercherà di insegnare i movimenti della boxe al suo amato
piccolo robot pugile. Qui il rito dell'allenamento non si compie sulle scale di
Philadelphia, ma in una piazzola di sosta sperduta nella provincia, sempre con
felpa e cappuccio di ordinanza, ma con l'obiettivo più difficile: quello di
rendere umano il suo campione, di farlo trionfare contro la tecnologia
esasperata dei robot di lusso, con l'esempio della grande boxe in bianco e
nero, quella di Alì o di Frazier. Il cuore in fondo ce l'hanno gli uomini e non
i super robot, anche se si chiamano Zeus.
Il ragazzo è l'ennesimo talento precoce sbalorditivo, si chiama Dakota Goyo e
ne risentiremo parlare, crisi puberale permettendo. Un ragazzino vintage, di
una maturità candida e precoce, che ama i robot vecchi e poco tecnologici e va
in giro con la maglietta dei Van Halen (ma qui sospettiamo lo zampino di un
altro grande personaggio della California di fine anni 70).
In una ambientazione, riuscita, poco futuristica, spesso di giorno e in un sud
un po' western, il film è in realta profondamente classico, divertente e
piacevole, non cerca niente di nuovo né si perde qualche scivolata retorica qua
e là, ma in fondo ci ricorda come lottare vale la pena davvero se il premio
finale sono un figlio mai conosciuto e una 'adriana' affascinante come
Evangeline Lilly. "
RECENSIONE
da Mymovies
" Più che aver adattato "Steel" (racconto di Matheson già diventato un
episodio della serie classica di Ai confini della realtà) sembra che Shawn Levy
e il team di Real steel abbiano voluto cavalcare la moda dei robottoni al
cinema, utilizzando il nome di Matheson come investitura intellettuale. Perchè
dei temi e della storia del pugile che si finge macchina in un futuro distopico
c'è proprio poco in questo film, che invece ha tutto il sapore dei prodotti
disneyani (anche se la casa di Topolino non ha prodotto ma solo distribuito).
Con un'ambientazione molto più radicata nell'America profonda (fiere di paese,
camion, Texas, covoni di fieno...), una tematica che alla filosofia sostituisce
i valori familiari e la volontà di raccontare una storia poco originale di
seconde occasioni e trionfi sportivi che coincidono con riconciliazioni umane,
Real steel riesce comunque ad essere uno degli esempi più solidi di una
categoria solitamente deludente come quella del "cinema per famiglie".
Inutile cercare le asperità, le implicazioni umane e le metafore dirette
richiamate dall'idea di una società che mette dei robot di forma umanoide a
combattere sul ring fino alla mutilazione per il sollazzo del pubblico, Real
steel pensa ad altro. In questo senso funziona molto il rapporto a due
padre/figlio tra Hugh Jackman e Dakota Goyo, che singolarmente non brillano ma
insieme riescono a dar vita a un gioco di sguardi, speranze e battibecchi degno
di una sofisticata commedia sentimentale.
Il vero salto qualitativo il film però lo fa quando decide di immaginare i
suoi incontri tra robot tanto come evoluzione del pugilato, quanto come
evoluzione dei videogiochi. Senza cedere nulla alla sofisticazione o a
ragionamenti troppo contorti, Levy costruisce la sua storia di riscossa dando
per scontata una realtà, quella dell'intrattenimento videoludico come
disciplina della mente, arte raffinata di cuore e volontà e campo di gioco
dotato di pari dignità rispetto allo sport.
In questo modo, oscillando tra l'odissea familiare di Over the top, l'incontro
finale di quasi tutti i Rocky (un avversario russo, la resistenza durante
l'incontro per esplodere alla fine, il nome urlato dopo il gong) e suggestioni
da altro cinema per l'infanzia (il robot protagonista ha le fattezze del
Gigante di ferro di Brad Bird), il film raggiunge più di quanto non sembri
essersi prefisso e il suo "vero acciaio" riesce addirittura a commuovere, anche
quando è stretto tra product placement e ammiccamenti ruffiani. "
CONSIDERAZIONI PERSONALI
di Giovanni Fanuli
Film molto bello davvero e infatti già il produttore esecutivo, il grande Steven Spielberg è una garanzia di spettacolo e effetti speciali; basti ricordare i suoi numerevoli capolavori (Super8, Et, Indiana Jones...)
Il film scorre in maniera felice ed è ben fatto soprattutto nel modo in cui alterna momenti "seri" con momenti di leggera ironia nei dialoghi.
Bravissimo il ragazzo per la prima volta sullo schermo e lodevole l'interpretazione di Hugh Jackman che lascia i panni di Wolverine per vestire quelli di un padre all'inizio strafottente nei confronti del figlio ma grazie al quale ritroverà ricordi del suo passato.
Bellissima la scena del combattimento finale.
Giudizio °°°
CINEMA CHE LO TRASMETTONO : CINEMA MASSIMO LECCE 17.40 - 20.00 - 22.20 THE
SPACE SURBO 15.55 - 18.45 - 21.35
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ANCHE SE E' AMORE NON SI VEDE ( Medusa film )
REGISTA : Ficarra e Picone
ATTORI PRINCIPALI : Salvatore Ficarra ( il 7 e l'8 - La matassa ), Valentino
Picone ( il 7 e l'8 - La matassa),Ambra Angiolini ( Immauti - Bianco e nero ),
Diane Fleri ( Solo un padre - L'amore fa male )
GENERE : Commedia
DURATA: 96 min
USCITA: 23/11/2011
TRAMA
Salvo e Valentino sono due amici che hanno una piccola società di servizi per
il turismo. Il loro mezzo, un restaurato e coloratissimo autobus inglese di
qualche anno fa, trasporta i turisti tra i monumenti di Torino. Valentino è
abbastanza timido e riservato, mentre Salvo è parecchio intraprendente e
sfacciato. Alle loro dipendenze c'è Natascha, una giovane e bella guida
turistica, che non conosce però nessuna lingua straniera. E' chiaro, quindi,
qual è stato il criterio di selezione e, soprattutto, chi è stato il
selezionatore! Valentino ha una relazione stabile con Gisella: la sua fidanzata
storica, che ama di un amore morboso, totalizzante e oppressivo. Quando la
storia arriva al capolinea, entra in gioco il fidato amico Salvo, con
l'obiettivo di trovargli una donna che lo faccia tornare a vivere e a
sorridere.
RECENSIONE
da Comingsoon
" Una delle ragioni per cui tanto ci erano piaciuti i film di Ficarra e
Picone, in particolare Il 7 e l'8 e La matassa, era legata alla capacità dei
due comici di parlare con disinvoltura la lingua del cinema. Pur affidandosi a
lunghe tirate verbali, tuttavia sempre ritmate da un continuo gioco di botta e
risposta, la coppia palermitana si era assestata su una comicità di situazione
mossa e scoppiettante, fatta di inseguimenti e di gag nel più puro stile
slapstick e coadiuvata da una mimica facciale (soprattutto nel caso di Ficarra)
sorprendente. Con Anche è è amore non si vede, il simpatico duo ha voluto –
giustamente – cambiare genere e argomento, tentando, forse per adeguarsi alla
moda corrente, la commedia sentimentale. L'esperimento, che pur si regge su una
sceneggiatura scritta insieme all'esperto Francesco Bruni, però non è riuscito:
per una serie di problemi legati alla storia, ai toni e ai personaggi
secondari.
Cercando di raccontare le stonature delle relazioni sentimentali, e cioè la
noia che può subentrare all'entusiasmo iniziale, la difficoltà di accorgersi di
chi ci ama da sempre, le conquste impossibili e soprattutto l'ossessione di
alcuni innamorati per gli anniversari e i regali sdolcinati, Ficarra e Picone
hanno indubbiamente gettato le basi per una buona pochade, una commedia degli
equivoci più francese o americana, forse, che italiana. Una volta introdotte le
varie situazioni, però, si sono come fermati a osservarle (o meglio a
osservarsi), compiaciuti dalle loro battute incalzanti e da teatrini verbali
che risultano sì irresistibili, ma che da soli non bastano a mandare avanti un
film.
Mostrare per esempio Valentino che subissa di cuoricini un'Ambra Angiolini
arcistufa e determinata alla fuga, può essere divertente per due o tre scene,
ma se alla ripetizione non fa da contraltare un esito imprevisto degli
avvenimenti, anche le aspettative dello spettatore meno esigente vengono
deluse. Anche il personaggio di Diane Fleri, che si scopre invaghita di Ficarra
dopo anni di amicizia, non presenta nulla di originale, perché fin dal primo
fotogramma del film sappiamo che in qualche modo riuscirà a colpire al cuore
l'uomo dei suoi desideri. Perfino l'utilizzo di un coro, che commenta le
vicissitudini di Salvo e Valentino e reagisce e agisce secondo schemi ben noti
- per esempio con viglili urbani che fermano il traffico per solidarietà a chi
soffre – non ha nulla di nuovo.
Quello che infine manca in Anche se è amore non si vede, è quel minimo di
cattiveria che solitamente si accompagna alla commedia.
Ermigrando dalla Sicilia a Torino e introducento il personaggio di un
americano che critica costantemente il l'Italia, Ficarra e Picone avrebbero
potuto essere un po' più duri e mettere in bocca i loro personaggio ciò che
realmente pensano del malcostume nazionale. "Ma questo sarebbe un altro film" –
ci risponderebbero, se qualcuno li mettesse al corrente delle nostre
perplessità. "La satira e la commedia sociale non ci interessavano" –
direbbero. D'accordo – risponderemmo - ma allora ridateci imprevedibilità,
corse funamboliche e nonsense. Ridateci anche le vostre perle di saggezza
sicula, che quando fanno capolino in Anche se è amore non si vede, ci fanno
dimenticare per un attimo luoghi comuni e prevedibilità.
Aspettiamo fiduciosi il prossimo film, insomma, convinti che questo sia stato
solo un piccolo incidente di percorso. "
RECENSIONE
da Mymovies
" A metà strada fra i toni farseschi di Franco e Ciccio e il registro
brillante di Vianello e Tognazzi, Ficarra & Picone incarnano i poli oppositivi
e complementari dell'uomo medio (l'ansiogeno e l'indifferente, il timido e lo
spaccone, il prodigo e l'avaro). Dalla televisione al cinema, il duo
palermitano non si accontenta di espandere la struttura dello sketch, ma cerca
di applicare quello stesso tipo di lavoro sui difetti e le idiosincrasie
dell'italiano medio ai luoghi comuni della commedia classica. Di fronte alla
possibilità di costruire storie più ampie, è come se il loro interesse fosse
quello di procedere dagli spunti più collaudati della scrittura per il cinema
(lo scambio di nascite in Il 7 e l'8, i conflitti familiari in La matassa), e
di rivederli alla luce della loro vivacità spudorata, di un ritmo tutt'altro
che "nato stanco".
Con Anche se è amore non si vede il quadro si allarga e si complica,
coinvolgendo più personaggi e giocando col modello della commedia romantica di
stampo anglosassone. Attraverso una tipica costruzione da teatro degli
equivoci, Ficarra e Picone (assieme allo sceneggiatore Francesco Bruni)
intessono una serie di maglie comiche e sentimentali attorno cui impigliare i
vari caratteri della storia. La fidanzata frustrata di Ambra Angiolini, l'amica
innamorata di Diane Fleri e la straniera ingenua di Sascha Zacharias avviano i
giri di valzer e costruiscono l'intreccio romantico della pellicola. Gli altri
(l'americano tracotante e geloso, l'amico fedifrago e quello pettegolo) sono
invece i giusti caratteristi che servono a nutrire l'elemento burlesco, sempre
pronto a degenerare in un gioco surreale (la scena del bus bloccato nel
traffico) o in una scazzotata alla Bud Spencer (il ricevimento nuziale). Anche
se non sempre in modo lineare, queste due anime della pellicola convivono
pacifiche e si integrano per mantenere alto il ritmo della commedia. Che resta
a tutti gli effetti un carosello godibile di incastri e di caricature bonarie,
colorato da qualche leggera sferzata contro l'italianità di oggi e di ieri.
Alla coppia manca solo di trovare un idillio anche nella regia, che appare un
po' troppo "stanca" a fronte della sarabanda che si trova a dover controllare.
Ma, per una volta, il felice intreccio di scrittura e di personaggi, senza
eccessi di ammiccamenti e di macchiette, permette anche di far finta di non
vedere i difetti del partner".
CINEMA CHE LO TRASMETTONO : CINEMA MASSIMO LECCE 18.35 - 20.30 - 22.25THE
SPACE SURBO 15.35- 17.55- 20.15 - 22.45 PIANETA CINEMA NARDO' 16.30 - 18.30 -
20.30 - 22.30 TEATRO ITALIA GALLIPOLI 18.30 - 20.30 - 22.30