*FOTO* Eterno come il legno d'ulivo. Il ricordo di Gerardo De Giorgi, un poeta silenzioso della materia

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NARDO' - Nei giorni scorsi un artigiano neritino ci ha lasciati per sempre. Si tratta di Gerardo De Giorgi, talentuoso falegname. Ecco il suo ricordo. Un ricordo che continua a vivere nelle sue creazioni e nelle parole della sua famiglia.

Facciamo qualche passo indietro nel tempo, dove tutto è cominciato.

gerardodegiorgi 7A Nardò, in una delle falegnamerie più grandi del paese, c'era un profumo inconfondibile che si diffondeva nell’aria: l'odore dolce e resinoso del legno appena lavorato. Era il profumo che ha respirato la famiglia De Giorgi, l'anima stessa di Gerardo, nato il 15 maggio 1954 e cresciuto "a pane e segatura".

Gerardo, figlio di "Ciccio di Stella", è stato uno di quegli uomini rari che non scelgono un mestiere, ma sono scelti da esso. Fin da bambino, le sue giornate scorrevano nella falegnameria "Dallu Mesciu". Lì, tra il ronzio delle seghe e il sibilo delle pialle, osservava, toccava, imparava. Non aveva ancora dieci anni, ma il legno già gli parlava, e lui, con una sensibilità innata, lo ascoltava, lo capiva, ci faceva amicizia.
Nel corso della sua vita, questo rapporto antico e profondo sbocciò in un talento naturale. Gerardo non si limitava a guardare un pezzo di legno: lo vedeva. Quello che agli occhi degli altri appariva solo materia grezza, lui la immaginava già opera finita: una culla, una porta intarsiata, un mobile che avrebbe raccontato storie. Era fantasioso, estroso, un vero visionario. Amava sperimentare, unire essenze diverse, giocare con i colori del legno, combinare materiali distanti tra loro. Le sue mani erano sapienti, guidate da un'idea precisa e profondamente personale della bellezza. I suoi legni preferiti erano l'ulivo - che amava e odiava per la sua complessità ribelle - il castagno, il rovere, il pero, il kewazingo. Da ciascuno sapeva estrarre un carattere, un'anima nascosta.

Negli anni '70 e '80 e fino a poco tempo fa, le sue creazioni hanno arredato le case di innumerevoli famiglie della zona. Ancora oggi, i suoi figli incontrano persone che, con un sorriso nostalgico, dicono: "Vostro padre ci ha fatto la cucina, le porte, i mobili...". Ma Gerardo non era solo un imprenditore; era un artista, un poeta silenzioso della materia.
Nel tempo libero, la sua creatività non conosceva sosta. Progettava portafiori, contenitori, ciotole, persino giochi per bambini, con la stessa passione con cui realizzava mobili complessi. E una volta in pensione, si era dedicato con rinnovato entusiasmo alla sua grande passione: il tornio. Da quella macchina, sotto le sue mani esperte, prendevano vita sculture e oggetti unici, ciascuno con una storia da raccontare. Amava così tanto i suoi attrezzi che, per i suoi 70 anni, aveva chiesto in regalo un set di sgorbie speciali, desideroso di continuare a creare.
La falegnameria non era solo un luogo di lavoro per Gerardo; era il suo mondo, il suo rifugio. Il suo sogno era costruire la casa sopra il laboratorio, e quel sogno lo aveva realizzato. Scendeva la mattina presto e spesso restava lì fino a sera, immerso tra tavole, trucioli, colori e idee. Sapeva tornare a casa solo dopo aver dato vita a qualcosa, solo dopo aver lasciato un'impronta tangibile della sua anima nel legno. E quando arrivava con un'opera nuova, l'entusiasmo illuminava lui... e tutta la famiglia. Perché Gerardo non creava solo oggetti: creava ricordi, emozioni, storie che sarebbero sopravvissute al tempo.
Molte sue opere sono oggi nelle case di amici e conoscenti. A volte le regalava, con la sua generosità discreta, a chi sapeva che ne avrebbe compreso davvero il valore. E chi le possiede, ancora oggi, parla di lui, perché ogni pezzo porta qualcosa della sua anima e della sua visione.
Con le persone, Gerardo era così: discreto ma sempre presente, serio ma con la battuta pronta, gentile e profondamente umano. Una persona che non faceva rumore, ma lasciava tracce profonde nei cuori e nella vita di chi lo incontrava. Un padre amorevole, un marito devoto, un uomo che ha amato la vita attraverso le sue mani.

La sua famiglia, con commozione, racconta: "Nelle nostre case c'è lui. Ogni mobile, ogni porta, ogni oggetto parla di papà. Lui ci ha amati senza misura, ci ha resi felici. Per noi è stato il papà migliore del mondo".

Gerardo Antonio De Giorgi ha lasciato un patrimonio fatto di arte e di cuore. Ha lasciato opere che continueranno a vivere, silenziose testimonianze del suo genio. Ha lasciato il ricordo di un uomo buono, brillante, estroso. E ha lasciato un insegnamento silenzioso: la vera bellezza nasce dalle mani di chi ha saputo amare.
E qui, a Nardò, quel profumo di legno rimarrà per sempre, un eterno ricordo di Gerardo.

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